Francia: tensioni e troppa violenza se la Polizia manganella anche i Pompieri

di Francesco Ditaranto

La Francia brucia dentro. Ennesima manifestazione contro la riforma delle pensioni, ma stanno facendo il giro del mondo le immagini delle cariche della polizia contro i pompieri. In un paese sempre più lacerato, la gestione dell’ordine pubblico rivela tutte le contraddizioni della presidenza Macron.

Non sembra perdere di slancio la mobilitazione contro la riforma delle pensioni che sta bloccando la Francia da ormai quasi due mesi. Nella giornata del 29 gennaio, i sindacati avevano convocato l’ottava manifestazione nazionale contro il progetto di legge promosso dall’esecutivo, ma è quanto accaduto martedì scorso, durante la manifestazione dei vigili del fuoco a Parigi, ad aver segnato almeno nell’immaginario dei francesi un salto di qualità nello scontro tra sindacati e governo.

Botte agli eroi del soccorso

Qualche migliaio di pompieri si era dato appuntamento nella capitale per chiedere un miglioramento delle proprie condizioni di lavoro e per rifiutare la riforma del sistema pensionistico. Secondo la questura, alcune centinaia di manifestanti hanno tentato di forzare il blocco imposto dalle forze dell’ordine e, in quel momento, si sarebbe resa necessaria la carica di alleggerimento e l’utilizzo di lacrimogeni e granate assordanti. Restano, però, le immagini e la loro valenza simbolica devastante, in quanto mostrano due corpi dello stato fronteggiarsi in maniera violenta.

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Sbirri violenti e ministro incapace

I vigili del fuoco rappresentano in Francia uno dei baluardi della république. Hanno funzioni e capacità d’intervento ben più ampie che altrove ma, soprattutto, ai pompieri si può riconoscere quella prerogativa di prossimità, di vicinanza, che, ancor più nei territori rurali (la stragrande maggioranza del paese), non si può applicare ad altri corpi. Quelle immagini, dunque, non sono soltanto una pessima pubblicità per un ministero degli interni che appare incapace di gestire le piazze, ma rilanciano una polemica che è ormai strutturale sul comportamento delle forze dell’ordine francesi nel corso delle mobilitazioni.

Gendarme armato contro chi?

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In un contesto che appare di pura e semplice repressione, denunciata ora da sindacati e opposizione, gli agenti francesi fanno un uso abbastanza disinvolto non soltanto del manganello e dei lacrimogeni, ma anche, e su questo la Francia vanta un triste primato, di proiettili in materiale plastico (LBD) e granate assordanti che, al momento dell’esplosione, liberano frammenti di plastica in un raggio di trenta metri a forte velocità.

“Difesa” troppo violenta

L’utilizzo di questi strumenti considerati difensivi ha prodotto centinaia di feriti negli ultimi anni, con un numero preoccupante di manifestanti che presentano gravi danni alle orbite oculari a causa dell’uso dei proiettili ad altezza d’uomo e a distanza ravvicinata da parte degli agenti. Nel dicembre 2018, a Marsiglia, una settantenne che guardava una manifestazione scorrere sotto le sue finestre, perse la vita colpita, molto probabilmente, da una granata.

Polizia al servizio del cittadino?

Il ministro degli interni Castaner e lo stesso Macron rifiutano puntualmente di riconoscere gli eccessi dei quali le forze dell’ordine sono accusate, anche perché temono un ritorno in piazza degli agenti… ben più che una possibilità, a sentire alcuni sindacati di polizia. Inoltre, falliti per il momento i negoziati con i sindacati confederali, l’esecutivo ha materialmente bisogno di poter contare sulle forze dell’ordine. Anche se si tratta di caricare i pompieri, anche se si tratta di perdere simbolicamente una porzione importante dei territori rurali.

https://www.agi.it/estero/scontri_parigi_polizia_pompieri-6967198/video/2020-01-29/

https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/parigi-botte-orbi-vigili-fuoco-polizia-video-143999/

Articolo di Francesco Ditaranto

Fonte: https://www.remocontro.it/2020/01/30/francia-tensioni-e-troppa-violenza-se-la-polizia-manganella-i-pompieri/

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LA DITTATURA EUROPEA
Mentre l'Unione mostra la sua inutilità, la politica tace
di Ida Magli

La Dittatura Europea

Mentre l'Unione mostra la sua inutilità, la politica tace

di Ida Magli

Quindici anni fa Ida Magli è stata una delle prime studiose autorevoli a schierarsi nettamente contro l'idea di un'Unione Europea, mostrandone i limiti, le storture e gli errori d'impostazione.

Oggi, con la crisi dell'euro e il collasso di interi Stati, davanti a crescenti spinte separatiste e ai molti "no" sul progetto di costituzione unica, i fatti le danno ragione.

L'unificazione è stata portata avanti per tentativi ed errori, e cinquecento milioni di persone diverse per lingua, storia, religione e costumi si sono ritrovate loro malgrado parte di una realtà che conoscono male e di cui nessuno gli parla. I vantaggi promessi non sono mai venuti, e l'UE pare solo un moltiplicatore di poltrone ad uso dei politici.

In questo saggio fortemente polemico l'autrice affronta un argomento che pare tabù, indicandoci i responsabili di un progetto nato male, in cui gli stessi governanti non hanno fiducia. E, tra le ammissioni di giornalisti, politici, amministratori, industriali e uomini di Chiesa, ci mostra come nessuno si stia opponendo a quello che ritiene un processo disastroso ma inarrestabile.

Mentre l'unione mostra la sua inutilità, la politica tace.

La più irriducibile avversaria di Maastricht racconta le storie, i dati, le testimonianze, di come il sogno comunitario ci stia togliendo la libertà.

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