C’è l’accordo sul “Passaporto Vaccinale”: cos’è e quando arriverà…

di Fabrizio Fasanella

Evviva non aspettavamo altro… ecco la ciliegina sulla torta al covid!

Verso un passaporto vaccinale per gli Stati dell'UE

Il “passaporto vaccinale” sarà realtà, almeno in Europa. Dopo mesi di indiscrezioni e ipotesi, giovedì scorso per la prima volta le istituzioni europee hanno dato il via libera a questo particolare documento, che consentirà ai vaccinati contro il Covid di viaggiare “liberamente” in Unione Europea.

Nel corso dell’ultimo vertice UE, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha fatto sapere che è stato trovato un accordo di massima sul passaporto vaccinale. L’obiettivo è quello di introdurlo entro l’estate: “Ci servono almeno tre mesi per lo sviluppo tecnico di un sistema inter-operabile europeo”, ha detto Ursula von der Leyen, che ha poi rassicurato sul fatto che l’accordo riguarda l’utilizzo di “una serie di dati minimi che potrebbero essere utili per dare informazioni sulla presunta immunità”. L’obiettivo dei tre mesi è stato confermato anche da Angela Merkel: Tutti hanno concordato sul fatto che serva un documento digitale che certifichi il vaccino. La direttiva politica è di averlo nei prossimi tre mesi”.

Cos’è il Passaporto Vaccinale europeo e quando arriverà

Il documento è pensato per consentire al turismo in Unione Europea di ripartire in vista di quest’estate (…chissà che gran ripartenza con tanta ente che non ha più né lavoro né soldi per far niente -ndr), quando (secondo gli obiettivi annunciati ieri da Ursula von der Leyen) il 70% della popolazione adulta in UE avrà ricevuto il vaccino anti-Covid. A marzo partiranno i lavori per sviluppare il sistema informatico dedicato al passaporto vaccinale, nella “speranza” di renderlo operativo entro giugno o luglio.

L’arrivo del passaporto vaccinale sarà strettamente correlato all’andamento della campagna di vaccinazione: senza un numero elevato di persone immunizzate, questo documento rischia di diventare “discriminatorio” o comunque di escludere una fetta troppo ampia di popolazione dalla possibilità di viaggiare. Ursula von der Leyen ha poi specificato che il passaporto dovrà avere “un approccio europeo”, chiudendo quindi a passaporti vaccinali realizzati singolarmente tra determinati paesi europei. O tutti o nessuno, insomma. “Google e Apple sono pronte a offrire soluzioni all’Oms. Il passaporto vaccinale sarà contraddistinto da informazioni confidenziali, quindi vogliamo dire chiaramente che noi offriamo una soluzione europea. Il dibattito dovrà tenere conto del rischio di discriminazioni, ha aggiunto la presidente della Commissione europea.

Passaporto vaccinale vs Patentino Vaccinale

Covid: Gb, su passaporto vaccinale ci coordineremo con Ue

Su come sarà e su come funzionerà il passaporto vaccinale si sa ancora poco o nulla, anche perché alcuni leader dei paesi europei hanno idee contrastanti. Il Cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, vorrebbe un passaporto vaccinale a livello UE, sia per viaggiare liberamente (per affari o per vacanza) sia per accedere a eventi culturali e ad altri servizi.

La sua idea si avvicina a quella del “green pass” recentemente adottato in Israele (il 50% della popolazione adulta ha ricevuto la prima dose di vaccino), dove le palestre, le piscine e altre strutture per il tempo libero hanno riaperto domenica scorsa solo per i “cittadini immunizzati”.

Quest’ultimo è un vero e proprio patentino vaccinale, che è diverso dal passaporto vaccinale: il primo permette di accedere o meno ai servizi nel proprio paese, il secondo è esclusivamente pensato per il turismo fuori dal proprio paese.

A pensarla in maniera opposta a Kurz è Emmanuel Macron, presidente della Repubblica francese, il quale ha spiegato che il passaporto vaccinale non servirà per accedere a ristoranti e a luoghi di cultura. Secondo lui, inoltre, il documento “porrà molte questioni tecniche, di rispetto dei dati individuali e di organizzazione delle nostre libertà”.

Brrr… Non sentite un brivido lungo la schiena?

Articolo di Fabrizio Fasanella

Rivisto da Conoscenzealconfine.it

Fonte: https://www.sportoutdoor24.it/news/ce-laccordo-sul-passaporto-vaccinale-cose-e-quando-arrivera/

Libri e varie...
LA GLOBALIZZAZIONE DELLA NATO
Guerre imperialiste e globalizzazioni armate
di Mahdi Darius Nazemroaya

La Globalizzazione della Nato

Guerre imperialiste e globalizzazioni armate

di Mahdi Darius Nazemroaya

"Questo libro è obbligatorio da leggere per coloro che si sono impegnati a invertire la rotta della guerra e della conquista imperialista da parte della più imponente macchina bellica del mondo" Michel Chossudovsky - Direttore del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione

Originata dalla Guerra Fredda, l’esistenza della North Atlantic Treaty Organization era giustificata quale argine di difesa nei confronti di ogni minaccia sovietica nei confronti dell’Europa Occidentale.

Tale ragion d’essere è da lungo tempo svanita con il collasso dell’Unione Sovietica e la fine della Guerra Fredda. Nonostante ciò la NATO ha continuato a espandersi senza sosta proprio verso Est, in direzione del suo antico nemico.

La Jugoslavia in particolare ha costituito un punto di svolta per l’Alleanza Atlantica e il suo mandato. L’organizzazione ha mutato il proprio quadro strategico da difensivo in offensivo sotto il pretesto dell’umanitarismo.

Proprio partendo dalla Jugoslavia la NATO ha intrapreso il proprio cammino verso la globalizzazione, andando a interessare un’area di operazioni più estesa al di fuori del continente europeo.

Assurta via via sempre più a simbolo del militarismo statunitense e della diplomazia dei missili, la NATO ha agito come braccio del Pentagono ed è stata dislocata nelle zone di combattimento dove sono stati impegnati gli Stati Uniti e i loro alleati.

Dov’è finito l’originario scopo difensivo per cui la NATO è stata creata?
Quali sono i progetti occulti che sottendono a questa organizzazione?

Scopri la Globalizzazione della Nato,
tra Guerra imperialista e colonizzazione armata

Indice

Ringraziamenti

Prefazione. Le avvertenze di un consigliere del Segretario generale dell'ONU, di Denis J. Halliday

1 Uno sguardo d'insieme sull'espansionismo della NATO: prometeismo?
2 L'UE, l'espansionismo della NATO e il Partenariato per la Pace
3 La Jugoslavia e la reinvenzione della NATO
4 La NATO in Afghanistan
5 Il Dialogo Mediterraneo (DM) della NATO
6 La NATO nel Golfo Persico. L'Iniziativa per la sicurezza nel Golfo
7 La penetrazione nello spazio postsovietico
8 La NATO e gli alti mari. Il controllo delle rotte marittime strategiche
9 Il progetto dello scudo missilistico globale
10 La NATO e l'Africa
11 La militarizzazione del Giappone e dell'Asia-Pacifico
12 L'avanzata nel cuore dell'Eurasia: l'accerchiamento di Russia, Cina e Iran
13 Le controalleanze eurasiatiche
14 La NATO e il Levante: Libano e Siria
15 L'America e la NATO rapportati con Roma e gli alleati peninsulari
16 Militarizzazione globale: alle porte della terza guerra mondiale?

Note
Appendice. La strada per Mosca passa da Kiev

Fonti delle Illustrazioni

La NATO in Afghanistan - Anteprima di "La Globalizzazione della Nato"

La collocazione dell’Afghanistan ha sempre avuto un particolare significato.

Questa Nazione priva di sbocchi sul mare si trova esattamente in una posizione mediana all’incrocio tra Asia centrale, subcontinente indiano e Medio Oriente. Il Paese è importante per diverse ragioni geo-strategiche ed economiche.

Per prima cosa, l’Afghanistan costituisce uno snodo geo-strategico che va a lambire l’Iran, la ex Unione Sovietica e la Cina, rendendolo parecchio appetibile. Nel corso della sua intera storia quest’area geografica è servita da cuscinetto tra Iran, India e Cina. Più tardi, dopo essersi reso indipendente dall’Iran, l’Afghanistan ha rivestito la stessa funzione tra l’Iran, la Russia (e poi l’URSS) e l’India, a quel tempo ancora sottoposta al dominio coloniale britannico, successivamente divisa tra Repubblica dell’India e Pakistan. L’Afghanistan è il luogo ideale per inserire un cuneo tra le grandi potenze eurasiatiche e per stabilire una presenza militare permanente da cui lanciare future operazioni in tutto il continente.

In secondo luogo, esso rappresenta la porta di ingresso ai Paesi dell’Asia centrale ricchi di materie prime, che permette di bypassare i territori dell’Iran, della Federazione russa e della Cina. Ciò costituisce un fattore di notevole importanza poiché consente a forze extra-regionali come Stati Uniti o Gran Bretagna di usare questo Paese allo scopo di aggirare tali potenze rivali della regione. Per anni uno dei progetti più importanti per Washington e le sue corporation è stato un corridoio energetico che passasse in territorio pakistano e afgano, partendo dai campi petroliferi e dalle riserve di gas naturale dell’Asia centrale.

Le missioni di combattimento della NATO si sono concentrate in gran parte nel sudovest e nel nord-ovest dell’Afghanistan, proprio dove era stato progettato il percorso di una pipeline strategica che trasportasse petrolio e gas naturale dall’Asia centrale fino all’Oceano Indiano. Prima dell’11 settembre 2001 Washington era stata coinvolta in negoziati infruttuosi col governo talebano al fine di garantire la sicurezza per questo corridoio energetico in progettazione.

Per continuare a leggere, clicca qui: > La NATO in Afghanistan - Anteprima di "La Globalizzazione della Nato"

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