Con la Riforma degli art. 9 e 41 l’ “Ecologicamente corretto” entra in Costituzione

di Maurizio Milano

L’ideologia verde, che nulla ha a che spartire con la sana ‘ecologia umana’, entra al livello più alto della legislazione italiana, iscrivendo un’ipoteca pericolosa per il nostro futuro.

L’8 febbraio 2022, la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva – praticamente all’unanimità, nell’indifferenza generale – il disegno di legge di riforma costituzionale che introduce importanti modifiche agli art. 9 e 41 Cost. L’ideologia verde, che nulla ha a che spartire con la sana ‘ecologia umana’, entra così al livello più alto della legislazione italiana, iscrivendo un’ipoteca pericolosa per il nostro futuro.

Il legislatore ordinario e qualche corrente giurisprudenziale se ne potrebbero servire per imporre limitazioni indebite della proprietà privata e restrizioni discrezionali alla libertà di persone e imprese, alterando la concorrenza e piegandola a interessi di parte o a visioni utopistiche.

1. Nella versione originaria dell’art. 9 Cost. – che rientra nella sezione dei princìpi fondamentali, quindi particolarmente rilevanti – comparivano i seguenti due punti: “1. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. 2. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Ora è stato aggiunto un terzo comma, che recita così: “3. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

Ci si è allontanati da una visione “culturale” centrata sull’uomo, per andare verso una vaga prospettiva “biocentrica”: l’essere umano non è più il vertice della creazione ma soltanto una delle tante specie che abitano il pianeta e quindi, come propone il cosiddetto “antispecismo”, non “qualitativamente” superiore per status e valore agli altri animali. Il rischio è il superamento della prospettiva giudaico-cristiana, nella quale il mondo è stato donato all’uomo, fatto “a immagine e somiglianza” di Dio (Gn 1,26-27) “perché lo lavorasse e lo custodisse” (Gn 2,15), non già per trasformarlo in un museo o per idolatrarlo come una divinità neopagana.

Nel nuovo dettato costituzionale, il senso gerarchico del Creato passa in secondo piano, e il focus si sposta sulla necessità e urgenza di “salvare il pianeta”, ovviamente “dall’uomo”, anziché “custodire il creato”, che dell’uomo è la dimora. L’ecologicamente corretto potrebbe incarnarsi in leggi ordinarie che impongono alle generazioni presenti dei sacrifici irrazionali sull’altare di Gaia, nel nome di un futuro utopico (anzi, distopico)? La preoccupazione è lecita, viste le posizioni del Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, che ha definito l’essere umano “biologicamente” come “un parassita perché consuma energia senza produrre nulla”, in un mondo “progettato per tre miliardi di persone”: dalla transizione “ecologica” alla transizione “ideologica” il passo è breve…

2. Papa Benedetto XVI nel discorso al Reichstag di Berlino del 22 settembre 2011, ha fornito la prospettiva corretta per inquadrare le tematiche ambientali: L’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza un punto che – mi pare – venga trascurato oggi come ieri: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea sé stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta sé stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana”.

Il giusto rispetto per il creato, in altre parole, non può essere disgiunto dall’amore per l’essere umano che passa necessariamente dalla promozione della famiglia e della vita, dalla nascita naturale alla morte naturale. Considerare l’uomo come “un parassita” e contrastare in ogni modo la demografia è semplicemente l’opposto dell’autentica “ecologia umana”: per di più, ed è un paradosso, “nell’interesse delle future generazioni”.

3. Per quanto riguarda invece l’art. 41 Cost. – che rientra nella parte dedicata ai “diritti e doveri dei cittadini”, nel Titolo III dei “rapporti economici” – vengono inseriti alcuni incisi nei commi 2 e 3 (sottolineati nel testo): “1. L’iniziativa economica privata è libera. 2. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. 3. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”.

L’ “ambiente” entra, e allo stesso livello dell’essere umano, tra i “soggetti di diritto”, e quindi meritevoli di tutela, giustificando così future limitazioni alla proprietà privata e alla libertà di iniziativa, potenzialmente anche pesanti, vista l’indeterminatezza del nuovo dettato costituzionale.

Le modifiche introdotte nel nostro ordinamento si pongono in linea con la normativa europea: la “Carta di Nizza”, che rappresenta la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, stabilisce infatti nell’articolo 37 che Un livello elevato di tutela dell’ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell’Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile”. La politica comunitaria e gli obiettivi ambientali sono disciplinati anche nel TFUE-Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, all’art. 191. Per non parlare dell’Agenda ONU 2030 sul cosiddetto “sviluppo sostenibile”, di cui le questioni “ambientali” costituiscono il pilastro principale.

4. In questa sede vorrei attirare l’attenzione sugli aspetti di tipo economico. Innanzitutto, occorre sottolineare che il testo costituzionale – frutto di un compromesso in Assemblea costituente tra più istanze: liberali, cattoliche, marxiste – già prima delle recenti modifiche conteneva degli elementi suscettibili di interpretazione in senso più o meno “dirigistico” e lato sensu “socialista”, come la storia economica del secondo dopoguerra ha ampiamente dimostrato. La legislazione ordinaria, in coerenza con lo spirito interventistico ravvisabile nel testo costituzionale fin dalle origini, ha infatti prodotto fino a oggi in materia economica un insieme tanto ampio quanto disorganico e farraginoso di leggi e leggine, con contraddizioni, vuoti e sovrapposizioni che ne rendono estremamente ardua l’interpretazione e l’applicazione.

Sul piano contenutistico, si è progressivamente formato un complesso meccanismo di “lacci e lacciuoli”, che ha costituito un serio ostacolo al libero e leale svolgimento dell’attività economica dei privati: questi ultimi sono stati così incentivati – talvolta costretti – alla ricerca di “vie traverse” e di collusioni con il potere politico, nelle sue varie articolazioni territoriali, per riuscire a districarsi dai molteplici impedimenti senza perdere in competitività, ma anche per ottenere sovvenzioni indebite che ultimamente ricadono inevitabilmente su contribuenti e consumatori. Utili privati e perdite pubbliche, insomma, nella prospettiva del cosiddetto capitalismo clientelare.

5. Le modifiche green recentemente introdotte sono così “alte” e così vaghe, che il Parlamento d’ora in poi potrà dare prova di fantasia e creatività nell’escogitare sempre nuove regole, restrizioni e tasse, da un lato; nonché concedere incentivi e prebende, dall’altro; per non parlare degli spazi che si aprono alla giurisprudenza costituzionalmente orientata.

Oltre alla libertà di iniziativa economica, la minaccia si potrebbe estendere anche alla proprietà privata: il nuovo testo costituzionale consentirebbe di varare leggi che mettono fuori mercato non solo veicoli “troppo” inquinanti ma anche abitazioni con classe energetica ritenuta “troppo” bassa, come anche l’imposizione di tasse pesanti per frenare quei consumi giudicati poco “verdi”, per via di emissioni di CO2 ritenute eccessive; e chissà cos’altro in futuro, magari anche imporre dei lockdown energetici, giustificandoli con nuove “emergenze climatiche”.

Le novità introdotte aumentano ulteriormente i rischi pianificatori, di derive dirigistiche e di controllo, con gravi falsificazioni della concorrenza, a vantaggio di quelle industrie che saranno favorite dai piani di investimento pubblici previsti nel “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (a debito e spesati su tutti i cittadini) e dai risparmi privati, convogliati dalla cosiddetta “finanza sostenibile” ESG (acronimo di Envinronmental, Social, Governance); a sfavore di altre industrie, che si è deciso di “liquidare” progressivamente, con un processo di “distruzione creatrice”, non certo frutto di un leale confronto di mercato per selezionare i migliori, ma con decisioni politiche dall’alto.

Tanti tasselli di un progetto di Reset globale dei sistemi sociali, economici e politici, in veloce fase di implementazione grazie all’ “opportunità” fornita dalla confusione e debolezza del sistema sociale, economico e politico post-Covid.

Alla luce dell’esplosione dei prezzi delle materie prime negli ultimi mesi, a partire da quelle energetiche – accentuata, ma non originata, dalle recenti tensioni geo-politiche legate al conflitto in Ucraina – si dovrebbe imporre con realismo un’urgente revisione delle priorità, anche nella prospettiva della “sicurezza energetica” dell’Italia e dell’intero continente europeo: il Green New Deal europeo può attendere.

Articolo di Maurizio Milano

Fonte: https://www.centrostudilivatino.it/con-la-riforma-degli-art-9-e-41-lecologicamente-corretto-entra-in-costituzione/

31 COINCIDENZE SUL CORONAVIRUS E SULLA NUOVA GUERRA FREDDA USA/CINA

di Francesco Amodeo

31 Coincidenze sul Coronavirus e sulla nuova Guerra Fredda USA/Cina

di Francesco Amodeo

La prima inchiesta giornalistica sulla pandemia da Covid19: Chi vorrebbe colpire la Cina lasciando al tempo stesso le ingestibili conseguenze di un lockdown nelle mani di Trump a ridosso delle elezioni presidenziali? Chi vorrebbe punirebbe i paesi disobbedienti? Chi ha interessi nel settore dei vaccini? E chi potrebbe creare un virus in laboratorio? Cosa renderebbe indispensabili misure di orwelliana memoria per il controllo della popolazione e delle nazioni? Cosa potrebbe congelare i processi democratici e creare un terreno di shock, utile a portare avanti misure altrimenti improponibili?

Se 3 coincidenze formano una prova; 31 dovrebbero quanto meno stimolare un dibattito.

Dalla quarta di copertina

La guerra tra le due superpotenze che rappresentano le più importanti economie del pianeta, Usa e Cina, è già in atto da tempo, nel silenzio generale. È una nuova guerra fredda, in chiave moderna. Un conflitto tecnologico.

Chi vince questa battaglia dirigerà il futuro. Gli americani l’hanno capito. Ma sanno anche che la stanno perdendo.

Per questo hanno lanciato moniti pesantissimi agli alleati, e non solo. Hanno fatto sapere che gli accordi con la Cina su materie come il 5G mettono in discussione la Nato e i rapporti di collaborazione tra i servizi di intelligence. Raccomandazioni a cui nessuno ha ubbidito. I più leali hanno fatto il doppiogioco. Altri credono di essere saltati sul carro vincente dell’imperialismo cinese.

Trump ha risposto con una guerra commerciale. Ma a qualcuno, quella risposta, non basta. La posta in gioco è troppo alta. C’è chi auspica un intervento radicale, estremo, immediato, paralizzante che possa fermare la Cina, disarcionare Trump e condurre ad un nuovo secolo di dominio americano.

Questo scenario ci riporta ai tempi della prima guerra fredda Usa/Urss e ci ricorda che quando gli Stati Uniti vengono minacciati, entrano in gioco forze e organizzazioni fuori da ogni controllo e pronte a tutto, anche a quello che scrivono nei loro documenti ufficiali: “si potrebbe trasformare la guerra biologica dal regno del terrore ad uno strumento politicamente utile.”

L’autore, partendo da questa folle ma radicata ideologia, analizza la pandemia come conseguenza di un deliberato attacco biologico. Gli scenari che documenta in questa inchiesta risultano tremendamente coerenti con quanto sta accadendo nel mondo anche se analizzati da due diverse prospettive che solo alla fine sembrano fondersi.

La domanda a cui prova a rispondere l’autore è Cui Prodest? A chi giova? Chi vorrebbe colpire la Cina lasciando al tempo stesso le ingestibili conseguenze di un lockdown nelle mani di Trump a ridosso delle elezioni presidenziali? Chi vorrebbe punirebbe i paesi disobbedienti? Chi ha interessi nel settore dei vaccini? E chi potrebbe creare un virus in laboratorio? Cosa renderebbe indispensabili misure di orwelliana memoria per il controllo della popolazione e delle nazioni? Cosa potrebbe congelare i processi democratici e creare un terreno di shock, utile a portare avanti misure altrimenti improponibili?

In questa inchiesta non si danno né sentenze né certezze ma si analizzano scenari e fatti che nessuno potrà smentire e che vi faranno vedere il Covid19 con occhi diversi. E se 3 coincidenze formerebbero una prova; 31 dovrebbero quanto meno stimolare un dibattito.

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