Emirati Arabi Uniti Via dall’Opec

Tra i maggiori produttori di greggio gli Emirati Arabi Uniti infliggono un duro colpo al cartello a guida saudita, puntando al doppio della produzione.
Inizia a diventare visibile la riorganizzazione del flusso energetico mondiale, dove Londra viene progressivamente tagliata fuori. Emirati Arabi Uniti (il terzo tra i produttori dell’organizzazione petrolifera, subito dopo Arabia Saudita e Iraq), fuori dall’OPEC e OPEC+
Queste mosse non sono mai casuali: seguono tempistiche ben precise dettate da coordinamenti ad altissimo livello.
Con questa mossa l’EAU potrà aumentare la produzione di petrolio senza dover rendere conto a nessuno. E se cresce la produzione, scende il prezzo. Londra e Ursula grugniscono (anche se per quest’ultima non vi sono differenze di espressione facciale) ma devono obbligatoriamente subire il cambiamento epocale che vi è in corso che li vede irreversibilmente e necessariamente perdenti…

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L’Europa Vuole che la Benzina costi 2,28 euro al litro

di Gianluigi Giannetti
Una direttiva europea approvata lo scorso maggio prevede che dal 2027 i produttori petroliferi paghino in base alla CO2 emessa. Questo comporterebbe un trasferimento dei costi aggiuntivi sul prezzo dei carburanti alla pompa.
Mentre discutiamo la prossima normativa Euro 7 e i maggiori costi che porta al prezzo delle vetture, considerandola l’ennesimo montante ai fianchi del settore, arriva da Bruxelles un gancio al mento che rischia di stendere gli automobilisti.
La nuova direttiva europea 2023/959 del Parlamento e del Consiglio del 10 maggio 2023 introduce una profonda riforma del “sistema Ets” (Emission Trading System) che regola lo scambio di quote di emissioni di CO2, il mercato che dal 2005 ha permesso alle aziende di alcuni specifici settori energetici ed industriali, sostanzialmente, di acquistare il permesso di inquinare.
La nuova direttiva si estende al trasporto via nave, ma soprattutto prevede la creazione di un nuovo mercato delle emissioni destinato al riscaldamento domestico e ai trasporti su gomma. In sostanza, le aziende petrolifere dovranno pagare per la CO2 emessa nella fabbricazione di carburanti, ma il costo aggiuntivo è destinato a scaricarsi inevitabilmente sul prezzo finale di benzina e gasolio…

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