La tecnologia ci “diminuisce”?

di Otto Lanzavecchia

Come la tecnologia ci influenza, secondo Jonathan Safran Foer e Marshall McLuhan.

“Vi siete mai sorpresi a sospendere la chiamata con un vostro caro, per accettarne una da un numero sconosciuto? Avete mai confuso solitudine e isolamento? […] Volete accettare quella chiamata, volete avere una email a cui poter rispondere, volete – o addirittura desiderate – il suono di un messaggio insignificante?” Così lo scrittore Jonathan Safran Foer, ci invita a riflettere sul nostro rapporto con la tecnologia.

Non è una novità che il piccolo schermo degli smartphone sia una parte ormai insostituibile delle nostre vite. Come non è strano che, all’alba della diffusione di nuove tecnologie, vi sia una resistenza collettiva, frutto della paura dell’ignoto. È successo con la tivù, con i videogiochi, con i social, e a distanza di qualche anno pare che la nevrosi si sia estinta. Negli Stati Uniti, la culla di questa tecnologia, l’82 per cento delle persone ha uno smartphone, e le stime globali puntano al 44%. L’aspetto davvero preoccupante, però, è l’analisi sul lungo termine: in che modo siamo cambiati? Il cambiamento ci ha peggiorati?

Libri e varie...

Safran Foer riflette sugli studi psicologici che evidenziano il tempo necessario perchè il cervello processi la dimensione psicologica e morale di una data situazione; a differenza di un dolore fisico, a cui rispondiamo praticamente all’istante, ci mettiamo un bel po’ per afferrare che cosa succede a livello morale. Conseguenza: tanto più diventiamo distratti, preferendo la velocità a spese della profondità, tanto meno possiamo interessarci a qualcosa, e tanto meno diventiamo capaci di farlo.

Che significa? A livello pratico, quando un testo si riduce a qualche riga e quache emoticon su uno schermo, stiamo gradualmente perdendo la possibilità di affrontare la profondità di una questione, le implicazioni che questa può comportare, il cuore di un problema. Il tempo e la concentrazione che dedichiamo al testo si riducono a dismisura.

La messaggistica istantanea ha portato una facilità di comunicazione senza precedenti nella storia, ma il rovescio della medaglia è la densità, la qualità del messaggio comunicato. In un mondo interconnesso, sempre più rapido, la comunicazione si riduce a schegge di informazione, e queste non ci danno nemmeno la possibilità di fermarci a riflettere sul contenuto, a sua volta scarnificato. Alla lunga, la capacità di analisi – quella vera, che deriva da un confronto lungo e indisturbato con un testo complesso – viene meno.

Marshall McLuhan, studioso di comunicazione e filosofo, analizzò negli anni Sessanta un fenomeno comparabile, ossia l’avvento della televisione di massa. Formulò il celebre aforisma “the medium is the message“, traducibile con “il mezzo di comunicazione è esso stesso il messaggio”. Nella fattispecie, McLuhan credeva che il formato del mezzo di comunicazione in questione influenzasse la società molto più che i contenuti proposti, perchè da esso dipende la modalità di fruizione di detto contenuto. Un passaggio di un libro, per esempio, può essere riletto a piacere; uno spezzone di un film o una notizia di un telegiornale scivolano via, non lasciano il tempo per indugiare e dissezionare, e se ci si volesse concentrare su una parte individuale si dovrebbe riguardare il tutto dall’inizio.

La televisione, insomma, abituava a una comunicazione diversa, un flusso di informazioni su cui il fruitore non poteva esercitare reale controllo e continuamente disturbato da interferenze (l’esempio per eccellenza è la pubblicità). Allo stesso modo, un messaggio istantaneo ci priva della possibilità di entrare nel merito di una questione proprio in virtù della sua forma: superficiale, immediata, parcellizzata. Carente.

Lo smartphone, più che un mezzo di comunicazione, è diventato un’esperienza. Ne ammiriamo l’estetica, lo accendiamo anche senza uno scopo preciso, ci cazzeggiamo quando siamo annoiati, reagiamo immediatamente a una notifica, a prescindere da cosa ci rappresenta. Quante volte abbiamo interrotto il lavoro, lo studio, o la lettura di un libro per il trillo di un messaggio, e quante volte quel messaggio valeva davvero l’interruzione?

Articolo di Otto Lanzavecchia

Fonte: http://www.ilsuperuovo.org/la-tecnologia-ci-diminuisce/

Libri e varie...
TROPPO CONNESSI?
Cellulari, smartphone, WiFi, dispositivi elettrici
di Martin Blank

Troppo Connessi?

Cellulari, smartphone, WiFi, dispositivi elettrici

di Martin Blank

Le verità scientifiche sui pericoli delle radiazioni elettromagnetiche per la nostra salute.

Cellulari e smartphone sono diventati dispositivi onnipresenti nella vita del ventunesimo secolo – fusi con le nostre orecchie e incollati alle nostre tasche. Sarà poi vero che questi strumenti tecnologici causano il cancro?

Nel 2011 l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha sconvolto la comunità internazionale confermando che le radiazioni emesse dai telefoni cellulari possono essere cancerogene per l'uomo.

Questo libro, con uno stile scientifico ma divulgativo, ci aiuta a comprendere gli effetti sulla nostra salute delle radiazioni elettromagnetiche. Esse non provengono solo dai telefoni cellulari, ma anche da molti altri dispositivi che utilizziamo nelle nostre case e in ufficio ogni giorno: wifi, computer, asciugacapelli e forni a microonde. Ogni volta che attacchiamo una spina alla presa ci esponiamo, dunque, a radiazioni elettromagnetiche. È ormai generalmente accettato che venga posto un limite all'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, ma le aziende produttrici esercitano grandi pressioni.

Martin Blank, professore universitario ed esperto del settore, ci indica le giuste precauzioni da adottare e ci illustra ciò che possiamo fare nel nostro quotidiano per ridurre l'esposizione.

Questo libro provvidenziale ci fornisce le informazioni necessarie per proteggere noi e le nostre famiglie e per fare in modo che il mondo sia in futuro un luogo più sicuro.

Con un capitolo speciale dedicato ai bambini perché sono quelli sottoposti a rischio maggiore.

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