I Benefici psicofisici del Camminare

di Fabiana Latella
Sappiamo che camminare previene l’insorgenza di molte malattie. Con una media di 15.000 passi al giorno (quelli consigliati dall’Associazione Mondiale della Sanità) possimo evitare di incappare in problemi cardiovascolari (riducendo le probabilità di infarto), diabete di tipo 2 e problematiche legate al sovrappeso.
Anche i benefici psicologici di questa pratica sono tanti e con essa si può raggiungere il giusto equilibrio psicofisico. Camminare è un’attività semplice, rilassante, naturale e poco sfruttata. Nella società occidentale, purtroppo, le abitudini sono radicalmente cambiate e si sono imposti nuovi costumi, soprattutto riguardanti gli stili di vita.
Spostamenti: Oggi preferiamo le scale mobili a quelle normali, l’ascensore per fare uno o due piani, i rulli che negli aeroporti ci trasportano comodamente fino alla sala d’attesa del nostro volo. Abbiamo perso il sano piacere di camminare e di fare le scale.
Lavoro: Per non parlare dei lavori d’ufficio e di tutti quelli che comprendono l’uso del computer. Siamo abituati a stare seduti per oltre 8 ore al giorno, alzandoci solo per andare in bagno o per una pausa caffè di 5 minuti…

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Khalil Gibran: il Parlare

“Voi parlate quando non siete più in pace con i vostri pensieri”.
“E quando non potete più abitare nella solitudine del cuore, vivete nelle labbra, e il suono è distrazione e passatempo.
E in molti vostri discorsi, il pensiero è quasi ucciso.
Perché il pensiero è un uccello dell’aria, che in una gabbia di parole può spiegare le ali, ma non può certo volare.

In mezzo a voi ci son di quelli che cercano i loquaci per paura di star soli.
Il silenzio della solitudine scopre il vuoto ch’è in loro, che invece vogliono fuggire.

E ce ne sono che parlano, e senza intenzione o sapere, rivelano una verità che neppur essi comprendono.
E c’è chi ha in sé la verità, ma non la esprime con parole.
Nel suo petto lo spirito dimora in armonioso silenzio.

Quando incontrate un

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La tecnologia ci “diminuisce”?

di Otto Lanzavecchia
Come la tecnologia ci influenza, secondo Jonathan Safran Foer e Marshall McLuhan.
“Vi siete mai sorpresi a sospendere la chiamata con un vostro caro, per accettarne una da un numero sconosciuto? Avete mai confuso solitudine e isolamento? […] Volete accettare quella chiamata, volete avere una email a cui poter rispondere, volete – o addirittura desiderate – il suono di un messaggio insignificante?” Così lo scrittore Jonathan Safran Foer, ci invita a riflettere sul nostro rapporto con la tecnologia.
Non è una novità che il piccolo schermo degli smartphone sia una parte ormai insostituibile delle nostre vite. Come non è strano che, all’alba della diffusione di nuove tecnologie, vi sia una resistenza collettiva, frutto della paura dell’ignoto. È successo con la tivù, con i videogiochi, con i social, e a distanza di qualche anno pare che la nevrosi si sia estinta. Negli Stati Uniti, la culla di questa tecnologia, l’82 per cento delle persone ha uno smartphone, e le stime globali puntano al 44%. L’aspetto davvero preoccupante, però, è l’analisi sul lungo termine: in che modo siamo cambiati? Il cambiamento ci ha peggiorati?…

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Le nuove droghe virtuali

L’impatto sulla salute delle droghe virtuali o cibernetiche è devastante: esse interessano oltre 2 miliardi di persone nel mondo.
Secondo un rapporto Unodoc 2017 (World Drug Report), nel mondo circa 247 milioni di persone nel 2016 hanno fatto uso di droga, di cui solamente gli oppiacei interessano ben 16 milioni. Per non parlare del gravissimo problema dell’alcol.
Un quadro inquietante che evidenzia una triste realtà, ma nonostante questo, i social fanno impallidire anche i più spietati narcotrafficanti colombiani. Le nuove droghe virtuali infatti interessano oltre 2 miliardi di persone nel mondo, di tutte le età, bambini inclusi, purtroppo. Tutti si preoccupano delle droghe fisiche ma pochi si interessano alle droghe cibernetiche, eppure l’impatto sulla salute è altrettanto devastante…

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