Chi ha ucciso John Lennon e Michael Jackson?

Michael Jackson Dancing on the RoadPrima la morte di Sharon Tate, moglie di Roman Polanski, massacrata in una villa in California. Un crimine costato l’ergastolo all’ambiguo Charles Manson, ritenuto il guru di una setta satanica. Poi la tragica fine di John Lennon, il leader dei Beatles, freddato a colpi di pistola da un fanatico. E infine quella di Michael Jackson, morto in circostanze mai del tutto chiarite, dopo un’iniezione praticatagli dal medico personale.

Morti clamorose e in qualche modo collegate tra loro, anche se nessuno lo potrà dimostrare. Lo sostiene l’avvocato Gianfranco Carpeoro, studioso di esoterismo e simbologia, massone con alle spalle importanti relazioni internazionali. Nella sua ipotesi di accusa, Carpeoro punta il dito contro il celeberrimo produttore musicale Phil Spector, attualmente in carcere per omicidio.

E spiega: fu Spector ad allontanare Polanski dalla moglie, organizzandogli un viaggio in Europa, e poi a incastrare Manson, ritenuto il colpevole dell’omicidio. Spector era il produttore dei Beatles, voleva i loro diritti ma Lennon si oppose e lo cacciò. Divorzio fatale? Poi i diritti vennero acquistati da Michael Jackson, a cui proprio Spector fornì il medico che gli fu accanto al momento del decesso.

Al-Pacino-nei-panni-di-Phil-SpectorIntervistato da “Forme d’onda”, trasmissione radio su web che si occupa di misteri irrisolti, Carpeoro punta il dito contro Phil Spector, di recente al centro di una scomoda ricostruzione cinematografica interpretata da Al Pacino. E’ stato il responsabile morale di tanti delitti eccellenti? «Spector è stato un satanista», sostiene Carpeoro, «nonché un produttore musicale straordinario, geniale». Il suo misterioso carisma avrebbe però spinto molte star – da Brian Ferry a David Bowie, da Freddy Mercury a Elton John – a respingere le sue offerte di collaborazione.

Inventore della tecnica del “Wall of Sound”, Spector fu pioniere del suono dei gruppi femminili degli anni Sessanta come le Crystals e le Ronettes, e realizzò più di 25 singoli da classifica solo tra il 1960 e il 1965. Più tardi lavorò con Tina Turner e i Ramones, collaborò alla realizzazione di “Let it be” dei Beatles e al “Concert for Bangla Desh” di George Harrison, rispettivamente vincitori di Oscar e Grammy.

«Phil Spector conosceva anche Charles Manson», l’ex giovane sbandato che – tra un arresto e l’altro – sognava di diventare una rockstar. «Sicuramente – aggiunge Carpeoro – gli avrà promesso di aiutarlo a coronare il suo sogno: per questo gli avrà chiesto di raggiungere la villa di Los Angeles, lasciando tracce della sua presenza, poco dopo la strage costata la vita a Sharon Tate».

Lo stesso Spector, continua Carpeoro, «aveva organizzato il viaggio in Europa di Polanski, impegnato col film “Rosemary’s Baby”», che racconta di un “patto col diavolo” per avere successo: «In realtà era un film ispirato proprio a Spector, che aveva capito tutto». La moglie del regista, l’attrice Sharon Tate, fu massacrata a coltellate la sera dell’8 agosto 1969 insieme ad altre quattro persone, secondo la polizia da membri della “Charles Manson’s Family”, il gruppo di esaltati che circondava il guru.

Sul posto furono rilevate le tracce dello stesso Manson, arrestato e condannato a morte (pena poi commutata in ergastolo con l’abrogazione della pena capitale in California). Secondo Carpeoro, a Manson fu chiesto un sacrificio, per depistare le indagini, in cambio del futuro aiuto per la sua ipotetica carriera musicale, non appena fosse stato scagionato. Una volta in carcere, completamente abbandonato a se stesso, Manson intuì di essere finito in trappola. «Eppure non parlò mai: finora si è ben guardato dall’accusare qualcun altro». Il suo avvocato morì in circostanze strane? «Forse, Manson gli aveva raccontato la verità. Ha visto la fine che ha fatto e quindi si è convinto a tenere la bocca chiusa».

Dal mancato musicista Manson, sepolto vivo in una cella (per la giustizia americana è lui il colpevole della morte di Sharon Tate) ad una delle più famose popstar del secolo, John Lennon. «I Bealtles erano in crisi, da quando John Lennon e Yoko Ono avevano preso ad abusare dell’Lsd, che veniva fornita loro da Spector», racconta Carpeoro. «Le cose non facevano che peggiorare da quando, tra loro, era comparso il produttore: decisero di liquidarlo, dopo il duro scontro finale che proprio John Lennon ebbe con lui, anche perché Spector pretendeva di acquisire i diritti delle loro canzoni».

Una decina d’anni dopo, Lennon è stato ucciso a colpi di pistola l’8 dicembre 1980 all’ingresso della sua casa di Manhattan. L’omicida, Mark David Chapman, appena tre ore dopo il fermo rilasciò una dichiarazione delirante, nella quale citava il protagonista del “Giovane Holden”, il capolavoro di Salinger, e il demonio. «Sono sicuro – disse – che una grossa parte di me sia Holden Caulfield, il resto di me dev’essere il diavolo». Fu sempre Spector, aggiunge Carpeoro, a introdurre a Hollywood il dottor Conrad Murray, condannato a 4 anni di carcere per “omicidio involontario” dopo le cure praticate al cantante la sera in cui morì, il 25 giugno 2009.

«Michael Jackson era entrato nella massoneria di potere degli Stati Uniti», riferisce Caroeporo, «ma dopo un po’ si era allontanato da quel mondo e aveva lanciato segnali precisi, come la canzone “They don’t care about us” che denuncia l’incredibile sistema carcerario americano, e aveva fatto allusioni all’11 Settembre». Jackson, inoltre, si era rifiutato di cedere i diritti sulle canzoni dei Beatles, che aveva acquisito dopo lo scioglimento del gruppo inglese. E’ noto che Spector, quei diritti, li avrebbe voluti per sé, al punto da litigare violentemente con John Lennon.

Oggi, Phil Spector, duramente provato dal carcere (è stato condannato nel 2009 per la morte della modella e attrice statunitense Lana Clarkson) avrebbe perso la facoltà di parola. Muto, come Charles Manson, in prigione ormai da decenni. Tragedie a catena, dalle quali alla fine non si salva nessuno: «E’ il tipico esito del satanismo», conclude Carpeoro, «che travolge chiunque pensi di stringere patti con chissà chi, facendo del male agli altri e alla fine a se stesso».
Fonte: http://www.libreidee.org

Libri sull'argomento
Neuroschiavi di Marco Della Luna, Paolo Cioni
La Fabbrica della Manipolazione di Gianluca Marletta, Enrica Perucchietti
La Via del Denaro di Salvatore Tamburro
I Piani Segreti del Club Bilderberg di Cristina Martin Jimenez
Le Origini Occulte della Musica - Vol.2 di Enrica Perucchietti
La Favola degli OGM di Ferdinando Cerbone, Daniela Conti
CUSTODIRE LA TERRA (EBOOK)
Il messaggio dei popoli nativi delle Americhe
di a cura di Stefano Fusi

Custodire la Terra (eBook)

Il messaggio dei popoli nativi delle Americhe

di a cura di Stefano Fusi

Le parole dei leader indigeni Wallace Black Elk, Ramon Gil Barros, Crispulo Igualikinya, Mario Ibarra, Miguel Tankamash, Teresa Shiki, Lorraine Canoe-Ganakati Dockey, Douglas Gorge-Kanentiio, Ailton Krenak, Kelly White, Roberto Cruz, Jorge Valiente Quipildor.

"La spiritualità è la forma più elevata di coscienza politica e noi, i popoli nativi dell'emisfero occidentale siamo tra quelli che ancora detengono questo genere di coscienza. Siamo qui per consegnarvi questo messaggio.

I popoli che vivono su questo pianeta hanno bisogno di rompere con il concetto ristretto di liberazione umana, e di cominciare a vedere che la liberazione deve estendersi all'insieme del mondo naturale. Ciò che è necessaria è la liberazione di tutte le cose che consentono la vita: l'aria, l'acqua, gli alberi, tutte le cose che stanno a sostegno della sacra trama della vita.

Noi sentiamo che i popoli nativi dell'emisfero occidentale possono continuare a contribuire alla sopravvivenza della specie umana. La maggior parte dei nostri popoli vive ancora in accordo con le tradizioni le cui radici affondano nella Madre Terra."

Il Medicine-Men Lakota-Sioux e il capo spirituale Mamo Kogi della Sierra Nevada della Colombia; l'anziana Capo del Clan degli Irochesi Mohawk e il leader degli Indios brasiliani che lottano contro la distruzione dell'Amazzonia; il Kuna di Panama e lo Shuar fondatore del primo movimento indigeno dell'America del Sud, e gli altri leader e rappresentanti delle organizzazioni dei popoli indigeni ci parlano direttamente.

Ci dicono che insieme a loro possiamo re-imparare la via dell'armonia con il cosmo e il Pianeta. Diventando custodi della Terra e tornando all'armonia con la creazione.

L'opera presenta i testi originali e inediti di alcuni fra i più importanti leader indigeni attuali e presenta una guida alla conoscenza della loro storia e cultura, dei loro movimenti sociali, politici e religiosi e della loro situazione attuale.

I popoli nativi rappresentano l'avanguardia dell'ecologia profonda: hanno sempre vissuto in armonia con la Terra, più di tutti sono minacciati dai mutamenti climatici e dalla crisi ambientale. Le loro parole sono una chiave per tornare a sperare e indicano una direzione chiara per cambiare insieme la società e la vita.

...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *