di Saura Plesio (Nessie)
E così pure Valditara, il ministro dell’Istruzione in quota Lega, è caduto nel trappolone della sinistra.

Bastava applicare il Vangelo («Semplicemente, dite “sì” quando è “sì” e “no” quando è “no”: tutto il resto viene dal diavolo») per rimanere indenni dalle trappole. E un po’ di zolfo, con l’emendamento del provvedimento in commissione Cultura che fa macchina indietro sull’educazione sessuale, in effetti c’è stato.
Perché fare entrare, “l’educazione affettiva”, abile camuffamento semantico della parola “sessuale”, nei programmi scolastici delle materie di studio? Ma soprattutto, perché bisogna insegnarlo perfino alle medie inferiori ai ragazzini di 11-12 anni, a patto che ci sia il “consenso informato e preventivo” dei genitori? Una vera e propria finestra di Overton per arrivare indottrinare financo i bambini delle elementari. E difatti si è già fatto avanti Gino Cecchettin, padre della povera Giulia uccisa da Turetta, il quale avrebbe dichiarato che i corsi sulla cosiddetta affettività andrebbero fatti ad ogni età e per ogni ordine di scuola, allo scopo di sradicare il “patriarcato”.
Mi sembra già di vedere il film: faide fra genitori progressisti e di sinistra favorevoli all’educazione sessuale precoce, contro faide fra genitori di destra più conservatori, e per questo, magari additati al pubblico ludibrio come “reazionari, parrucconi, fascisti”.
“Non bastava la pletora di insegnanti di sostegno che affollano le classi, le scissioni continue nella scolaresca per riconoscere diversità d’ogni tipo; ora dividiamo pure i ragazzini tra figli di bigotti e figli di permissivi“, sostiene Veneziani.
Già. Ne sa qualcosa chi, come la sottoscritta, ha lavorato nella scuola, sempre più ridotta a fare da vetrina e da collettore di tutto quanto di peggio già imperversa nella società. C’è la droga? Parliamone a scuola. C’è la guerra? Parliamone a scuola. C’è la violenza sulle donne, le baby gang, gli stupri? Parliamone a scuola…
E allora ecco attivarsi le solite beghine della sagrestia rossa con l’Educazione alla Pace, l’educazione all’inclusione, l’educazione ai buoni sentimenti, l’educazione contro i discorsi d’Odio, l’educazione per questo, la contro-educazione per quello. La scuola non funziona da tempo perché rincorre affannosamente la società (“il Sociale” – lo chiamano i compagnucci) invece di difendersi, dai suoi guasti e dalle sue continue aggressioni, e di costituire tra le sue mura, un luogo di pacata riflessione, di studio, di capacità di stare insieme, di rispetto dei reciproci ruoli, di salvaguardia e di applicazione degli strumenti critici e conoscitivi.
In tutti questi anni non ha fatto che inzavorrare e assorbire nei propri programmi sempre più bulimici (i curricula) la banalità malefica dei media, degli organismi sovranazionali e delle loro subdole agende che s’insinuano magari sotto forma di circolari ministeriali. Per non dire delle ideologie che tarpano le ali alla vera conoscenza.
Sì, ma allora sorge spontanea una domanda: quando si studia per davvero? Quand’ è che si fa astrazione dalle cattive sirene? Quand’è che si mettono i tappi alle orecchie come i compagni di Ulisse e magari si rema, si naviga nel Mare Magno dei veri saperi? È un’avventura esaltante che nessuno sa più intraprendere da tempo.
Tra i brutti incubi che affollano la mia mente, dopo questo cedimento del governo all’educazione affettiva o sessuo-affettiva come da eufemismi da rimpiattino, c’è la nascita di un bel Collettivo (rosso) Genitori Democratici. Me li vedo già davanti, lì a pontificare occupando le casematte gramsciane; gli unici auto-accreditati a difendere “il diritto allo studio”, il diritto all’inclusione, la sessualità quale “diritto umano”, il credere che basti fare un po’ di lezioncine sul sesso per illudersi di contrastare la violenza sulle donne. Dulcis in fundo, naturalmente, ad ergersi quale baluardo granitico a difesa della Costituzione antifascista.
Valditara ha avuto paura di differenziarsi troppo da quelle stesse forze politiche che lo hanno aggredito nei giorni scorsi in un Parlamento fatto di urla, insulti e vociacce come al mercato del pesce, nel timore di sembrare antiquato, retrogrado, chiuso e antimoderno.

Sono spiacente, ma non concordo con l’ottimismo di Massimo Gandolfini del Family Day che trionfalmente sulla Verità parla di quasi svolta storica. Non trovo che sia una svolta storica, far togliere le castagne bollenti ai genitori mediante un semplice “consenso informato” creando inevitabilmente altre divisioni nelle divisioni. Personalmente, avrei voluto una maggior determinazione nel vietare derive ideologiche ed eventuali genderismi in agguato.
Un’ultima battuta-sberleffo l’ha detta un commentatore sul blog di Gioia Locati (Il Giornale) a proposito della Sanità, ma si potrebbe estendere ed applicare tranquillamente anche alla Scuola e ad altri settori ministeriali: “Questo governo si differenzia dai quelli ad istigazione PD, per 10 piccole differenze… trovatele! Sulla Settimana enigmistica”. Appunto! Un promemoria da tenere a mente: in politica chi non si distingue, si estingue.
Articolo di Saura Plesio (Nessie)
Fonte: https://sauraplesio.blogspot.com/2025/11/valditara-indietro-tutta-e-un-po.html







































