di Weltanschauung Italia
Si racconta la storia della salute pubblica moderna come un’epopea di laboratori e siringhe con i vaccini salvatori.

Non è così, si dimenticano le acque nere che scorrevano a cielo aperto nelle città europee fino a metà Ottocento. Prima dei vaccini le curve della mortalità avevano già imboccato una discesa netta per la rivoluzione igienica con la separazione delle acque potabili da quelle di scarico.
Londra ne è il caso da manuale. Le epidemie di colera degli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento, costrinsero il Parlamento a finanziare la rete fognaria di Bazalgette. Parigi seguì, idem Amburgo dopo l’epidemia causata proprio dal ritardo nel separare le fonti idriche.
Ovunque lo schema si ripete identico, prima le fogne, poi l’acqua potabile canalizzata, poi il crollo della mortalità infettiva, e solo molto più tardi, spesso decenni dopo, l’arrivo di un vaccino per quella stessa malattia, quando la malattia era ormai quasi scomparsa.
Il grosso della caduta di mortalità delle malattie era già avvenuto dunque prima della scoperta di vaccini e antibiotici. Fu proprio l’infrastruttura igienico-sanitaria, fogne e acquedotti in testa, a risolvere i problemi.
La narrazione corrente non ne parla, è un’omissione comoda, perché la fogna non si presta alla retorica del progresso scientifico eroico, non entra nei musei della medicina e non crea il mito del “dio vaccino”. Eppure ha allungato la vita media molto più di qualsiasi scoperta di laboratorio del suo secolo.
La verità è che la civiltà occidentale non si è misurata tanto nei suoi ospedali quanto nelle sue tubature.
Articolo di Weltanschauung Italia
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