Turismofobia

di Eugenio Benetazzo

Esiste un modo di dire tipicamente inglese, ossia “life & knife”, in riferimento al tipo di vacanza che si desidera fare e condividere. Per spiegarvi questo gioco di parole all’inglese è necessaria tuttavia una premessa introduttiva.

Per l’italiano medio quando si pensa alle tanto sospirate vacanze estive, solitamente si immagina una qualche località costiera di turismo di massa, in cui si affitta un appartamento o una camera d’albergo praticamente a ridosso della spiaggia, in genere “first from the sea” o “primera linea de playa”.

Si tratta pertanto di una vacanza full immersion nella movida di una qualche località di balneazione, con il vantaggio di avere il mare e la sua spiaggia praticamente sotto casa, la possibilità di fare passeggiate sui vari lungomare disponibili e la disponibilità di molteplici attività di intrattenimento, svago e distrazione.

Questo è quello che in teoria ci si dovrebbe almeno aspettare. In pratica il quadro a consuntivo muta considerevolmente. La maggior parte degli italiani infatti si può permettere di andare in vacanza durante il mese di agosto o quando va bene nell’ultima settimana di luglio. Questo comporta che le tanto sognate località di mare, si trasformano durante tali periodi dell’anno in carnai umani a cielo aperto, in cui tutto quello che una vacanza dovrebbe offrire e dare rimane solo una effimera chimera.

Libri e varie...

Faide al ristorante per essere servito o per avere un tavolo, duelli da far west per parcheggiare sul lungomare, chiasso infernale nelle spiagge per attività ludiche e nella maggior parte dei casi per comportamenti tribali di selvaggi con il telefonino, che notiziano tutto il vicinato circostante delle loro patetiche gesta settimanali, madri isteriche con il passeggino sui camminamenti pedonali, come se stessero trasportando ed accudendo “Little Boy” (nome in codice della bomba nucleare di Hiroshima), padri col terrore dei cani ogni qualvolta vedono un cane senza guinzaglio, prostitute e viados disponibili durante le ore notturne nelle strade ad alta percorrenza parallele ai lungomare: prezzi sempre più che gonfiati per servizi la cui qualità è più che dimezzata.

Non c’è niente da fare è la legge della jungla estiva, l’invivibilità tipica delle grandi città si sposta nelle grandi località turistiche per un periodo che può andare da un minimo di quattro ad un massimo di sei settimane. Ora potete capire il significato di “life & knife” ossia vita e coltello, quest’ultimo metafora di uno sgomitare su tutto e tutti, per poter intentare in qualche modo di godere di quello che ti dovrebbe offrire la fatidica settimana di vacanza.

Da più di vent’anni vado in vacanza solo ad inizio giugno ed alla fine di settembre, tuttavia, l’aver vissuto per molti anni nel cuore di una località turistica mediterranea mi ha portato a diventare un turismofobo. Tranquilli si può dire: la Boldrini infatti non ti persegue per questo! Sostanzialmente, rappresenta una avversione che si sviluppa nei confronti delle orde barbariche che invadono determinate località turistiche in finestre temporali prestabilite, quasi sempre in estate.

La turismofobia è un fenomeno che da qualche tempo occupa le prime pagine dei giornali e telegiornali spagnoli. In numerose località costiere della penisola iberica, si stanno verificando perfino movimenti di protesta che in molti casi si trasformano in aggressioni simboliche ai turisti: come ad esempio entrare in un ristorante a volto coperto e lanciare confetti contro i commensali, non prima di aver gridato a voce alta “turistas go home”.

Potete immaginare l’effetto che può produrre su una famiglia del Nord d’Europa con bambini piccoli che sta aspettando la pizza. Difficilmente ritornerà l’anno venturo e difficilmente farà una buona pubblicità alla località in questione. Questo fenomeno non riguarda tutta la Spagna, ma solo alcune località come le Isole Baleari, Valencia, Madrid, Barcellona e Paesi Baschi. Il turista (anche quello nazionale) non è proprio ben visto, anzi è considerato una sorta di parassita, spesso questo lo si intuisce sin dal principio quando si effettua il check-in o quando si chiede qualcosa ad un passante per la strada.

Barcellona è la città più turismofoba in assoluto: si organizzano di continuo manifestazioni contro la saturazione turistica considerata responsabile di aver reso la vita impossibile ai residenti locali. La spiegazione a tutto questo ha come sempre origini più economiche che sociali. Le quattro piattaforme di home renting leader al mondo, AirBnB, Booking, TripAdvisor and HomeAway, detengono in Spagna oggi più capacità ricettiva di tutta l’industria alberghiera. Oltre a questo vantano anche le condizioni economiche migliori in termine di tariffe d’alloggio.

La crisi immobiliare iniziata nel 2008 in Spagna ha trasformato decine di migliaia di spagnoli in piccoli imprenditori dell’affitto fai-da-te, i quali mettono a reddito e gestiscono personalmente l’immobile che un tempo avevano acquistato come propria casa vacanze, mediante un mutuo bancario. Si possono permettere di fare questo proprio perchè sono al momento disoccupati ed affittare magari anche una sola camera rappresenta un valido espediente per procurarsi qualche soldo facile. Questo ha prodotto una quantità di viviendas sul mercato che si contende i clienti con l’industria alberghiera tradizionale.

Articolo di Eugenio Benetazzo

Rivisto da Conoscenzealconfine.it

Fonte: https://www.eugeniobenetazzo.com/convivenza-difficile-massificazione-turistica/

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