Thomas Sankara: l’ultimo discorso che gli costò la vita

30 anni fa, un piccolo uomo dalla pelle nera sfidò i potenti del mondo.

Disse che la politica aveva senso solo se lavorava per la felicità dei popoli. Affermò, con il proprio esempio personale, che la politica era servizio, non potere o arricchimento personale. Sostenne le ragioni degli ultimi, dei diversi e delle donne. Denunciò lo strapotere criminale della grande finanza. Irrise le regole di un mondo fondato su di una competività che punisce sempre gli umili e chi lavora. E che arricchisce sempre i burattinai di questa stupida arena. Urlò che il mondo era per le donne e per gli uomini, tutte le donne e tutti gli uomini e che non era giusto che tanti, troppi, potessero solo guardare la vita di pochi e tentare di sopravvivere.

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Nel luglio del 1987, in occasione della riunione dell’OUA (Organizzazione per l’Unità Africana) ad Addis Abeba, Thomas Sankara fece sentire la sua voce contro il debito africano (vedi video seguente).

Le sue idee relative all’intenzione di  non pagare il presunto “debito pubblico” del paese, causarono disagio presso alcuni partecipanti all’assemblea, che lo ritenevano un giovane in grado di sconvolgere il gioco di potere vigente in Africa.

Parole profetiche le sue quando disse: “Se il Burkina Faso da solo, rifiuta di pagare il debito, non sarò qui alla prossima conferenza. Invece col sostegno di tutti, potremo evitare di pagare, destinando le nostre magre risorse al nostro sviluppo”. Gli altri presidenti presenti in sala applaudirono con entusiasmo l’intervento di Sankara, ma nessuno di loro poi aderì alle sue proposte, lasciandolo di fatto solo ed isolato.

Tre mesi dopo questo discorso, Sankara venne assassinato (15 ottobre 1987) in un colpo di Stato organizzato dal’ex-compagno d’armi e collaboratore Blaise Compaoré con l’appoggio di Francia, Stati Uniti d’America e militari liberiani. Oltre a ucciderlo, tentarono anche di cancellarne ogni memoria.

Per chi volesse approfondire consigliamo il documentario “Sankara… e quel giorno uccisero la felicità” di Silvestro Montanaro, andato in onda su Rai3 nel 2013.

Fonte: http://www.dolcevitaonline.it/sankara-ultimo-discorso-che-gli-costo-la-vita/

Libri e varie...
MEGLIO PERDERE IL CAPPELLO CHE LA TESTA
Conversazioni sull'Africa con Joseph Ki-Zerbo
di Joseph Ki-Zerbo, Venanzio Milani, Massimiliano Troiani

Meglio Perdere il Cappello che la Testa

Conversazioni sull'Africa con Joseph Ki-Zerbo

di Joseph Ki-Zerbo, Venanzio Milani, Massimiliano Troiani

Libro fotografico che pulsa della vita dell'Africa e che contiene una lunga conversazione di Padre Milani con Joseph Ki-Zerbo, considerato il più grande storico africano.

Foto di donne, di bambini, di situazioni di vita quotidiana viste attraverso l'obiettivo di Troiani che sa cogliere sfumature e sentimenti.

Sfogliare queste pagine vuol dire entrare in un altro mondo: nelle piazze africane, nei volti che sanno di antico, accompagnati dalla saggezza lieve del grande Ki-Zerbo che parla a ruota libera ai suoi amici non africani.

Forse la sua ultima testimonianza prima della sua morte avvenuta proprio durante la stesura di questo libro.

  • Prefazione di Federica Sciarelli, nota giornalista TV.

Joseph Ki-Zerbo, uno dei principali intellettuali africani, è nato a Toma, in Burkina Faso, nel 1922, a quel tempo ancora colonia francese, chiamata Alto Volta: qui compie i suoi studi che poi porterà avanti in Mali e alla Sorbona di Parigi, gli stessi luoghi dove poi insegnerà.

Nel 1960 torna nel suo Paese e fonda il maggior partito d'opposizione: l'Unione Progressista Voltaica. Considerato il più grande storico africano, nel 1978 viene nominato direttore scientifico dell'opera Storia Generale dell'Africa pubblicata dall'Unesco.

In contrasto con il governo di Thomas Sankara nei primi anni ottanta, è costretto a lasciare il suo Paese e vi ritornerà soltanto nel 1992. Muore a Ouagadougu il 4 dicembre 2006. I suoi libri costituiscono punti di riferimento imprescindibili per la conoscenza della storia africana. Qualcuno ha scritto che il solo nome Ki-Zerbo è per molti africani e l'Africa un modo di andare alle fonti della propria identità.

Padre Venanzio Milani è Vicario emerito generale dei Missionari Comboniani, missionario egli stesso in Congo. E' tra gli iniziatori di Mani Tese e già direttore della rivista "Ad Gentes". Presidente della Misna e dell'ACSE.


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