Teheran: Oltre 100 Membri delle Forze di Sicurezza e di Polizia Sono Stati Uccisi da Rivoltosi Armati

Secondo l’agenzia di stampa Tasnim, il numero degli agenti di sicurezza uccisi nelle proteste delle ultime settimane ammonta a 109.

Tra questi ci sono otto membri delle unità delle forze speciali iraniane FARAJA. “I militari sono stati uccisi dopo che orde di violenti rivoltosi li hanno attaccati sparando proiettili e colpendo le forze dell’ordine con varie armi”, ha affermato il comandante delle forze speciali, il generale Masoud Mosaddeq. Nella sola Isfahan, durante le ultime rivolte sono stati uccisi 30 membri delle forze di sicurezza.

Qodratollah Mohammadi, capo dei vigili del fuoco di Teheran, ha dichiarato che “i rivoltosi armati hanno dato fuoco a 26 case e hanno lanciato attacchi incendiari contro 34 moschee, 40 banche, 15 centri commerciali, 13 edifici governativi e 50 veicoli, tra cui auto di servizio pubblico”.

Testimonianze di cittadini iraniani, trasmesse dai media locali, hanno rivelato come i rivoltosi armati abbiano attaccato violentemente i civili. I manifestanti arrestati hanno anche testimoniato alle autorità di essere stati istruiti dai loro superiori a sparare alla testa per attribuire la colpa alle forze di sicurezza, ha riportato l’emittente statale IRIB.

Gruppi per i diritti umani con base in Occidente affermano che decine di manifestanti sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco dalle forze di sicurezza. HRANA, la divisione mediatica statunitense del gruppo Human Rights Activists in Iran (HRAI), finanziata dal National Endowment for Democracy (NED) statunitense, ha dichiarato che 116 manifestanti sono stati uccisi.

Stiamo lavorando duramente per risolvere i problemi delle persone che protestano; stiamo collaborando con i sindacati e le autorità economiche per risolvere i loro problemi”, ha affermato domenica il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. “Ma le proteste sono diverse dalle rivolte. Coloro che uccidono la gente con le armi, bruciano i bazar, bruciano vivi i poliziotti… non sono iraniani, ha proseguito, esortando i cittadini a impedire a questi elementi di infiltrarsi nelle proteste.

Il capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Larijani, ha sollecitato “azioni decisive” contro tutti i rivoltosi. “La magistratura deve intervenire con decisione contro coloro che creano insicurezza, uccidono persone e vandalizzano proprietà pubbliche durante le rivolte che hanno travolto diverse città dell’Iran negli ultimi giorni. È necessario distinguere tra proteste e rivolte”, ha dichiarato all’IRIB.

Almeno 200 rivoltosi e leader delle rivolte sono stati arrestati negli ultimi giorni. Il governo iraniano ha inoltre imposto un blackout nazionale di internet, mentre i disordini si diffondono, interrompendo le comunicazioni in tutto il Paese e promettendo di affrontare i disordini con decisione.

Secondo fonti locali, sui telefoni di alcuni manifestanti sono stati trovati dei video, tra cui messaggi informativi provenienti da quella che sembrava essere un’intelligence straniera. I messaggi spiegano ai manifestanti come comportarsi in caso di cattura da parte delle forze di sicurezza, esortando al contempo i giovani manifestanti antigovernativi a usare le immagini della Guida Suprema Ali Khamenei come sfondo sui loro telefoni per camuffarsi da sostenitori della Repubblica Islamica.

Le proteste sono scoppiate alla fine di dicembre 2025 in seguito al brusco crollo della valuta iraniana, causato da anni di soffocanti sanzioni statunitensi e occidentali, aggravate da un’inflazione alle stelle, dalla cattiva gestione economica e dalla corruzione. Poco dopo il loro inizio, le proteste sono state strumentalizzate da elementi violenti, causando morti e distruzione diffusa, insieme a un’intensa campagna globale sui social media che chiedeva il ritorno del principe ereditario in esilio Reza Pahlavi, che aveva apertamente esortato la gente a sostenere il movimento.

Dall’inizio delle proteste, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetutamente minacciato di attaccare la Repubblica islamica. Anche il Mossad ha pubblicamente esortato gli iraniani a scendere in piazza, affermando: “Siamo con voi”.

Netanyahu ha visitato di recente gli Stati Uniti e ha discusso con Trump di possibili nuovi attacchi contro la Repubblica Islamica. Durante una conferenza stampa, il presidente americano ha affermato che avrebbe potenzialmente sostenuto un nuovo attacco israeliano.

I funzionari dell’amministrazione Trump hanno avuto discussioni preliminari su come portare a termine un attacco contro l’Iran, se necessario per dare seguito alle minacce di Trump, compresi i siti che potrebbero essere presi di mira”, hanno dichiarato funzionari statunitensi anonimi al Wall Street Journal (WSJ) il 10 gennaio.

Un’opzione in discussione è un attacco aereo su larga scala contro molteplici obiettivi militari iraniani. Non c’è stato però un consenso su quale linea d’azione intraprendere e nessun equipaggiamento o personale militare è stato spostato in preparazione di un attacco”, hanno aggiunto le fonti. L’Iran ha promesso una dura risposta a qualsiasi attacco e ha fatto sapere che potrebbe adottare misure preventive contro Israele.

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-teheran__oltre_100_membri_delle_forze_di_sicurezza_e_di_polizia_sono_stati_uccisi_da_rivoltosi_armati/82_64677/

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di Sergej Filonov

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Con linguaggio accessibile Filonov accompagna il lettore in un percorso avvincente alla scoperta dei tanti esempi di digiuno secco presenti in natura per arrivare a dimostrare che questo metodo, apparentemente d’avanguardia, affonda in realtà le sue radici nella notte dei tempi, trattandosi di un espediente incorporato da madre natura nel corso dell’evoluzione delle specie animali.

L’autore, forte della sua esperienza trentennale di cura in questo campo, si sofferma a infrangere i miti diffusi sul tema e illustra dettagliatamente:

  • i meccanismi che il digiuno secco innesca e potenzia nell'organismo: acidosi, autofagia, autolisi e altri;
  • in presenza di quali patologie è consigliabile ricorrere al digiuno secco;
  • i vantaggi del digiuno secco rispetto agli altri tipi di digiuno;
  • l’algoritmo per una corretta pratica di digiuno secco in condizioni domestiche a partire dalla pulizia dell’intestino, per esempio con enteroadsorbimento tossinico.

L’efficacia del digiuno secco nella lotta contro gravi malattie dipende dal fatto che esso contribuisce a rinvigorire il sistema immunitario, permettendo all'organismo di sviluppare in breve tempo nei fluidi corporei le più alte concentrazioni di sostanze biologicamente attive: ormoni, cellule immunocompetenti, immunoglobuline e anticorpi.

Rispetto al digiuno idrico, quello secco risulta inoltre più valido perché accelera i meccanismi di depurazione (un giorno di digiuno secco corrisponde a tre giorni di digiuno idrico) e perché agisce mediante un processo diverso e più radicale: durante un digiuno secco, senza acqua esogena, non ha luogo alcuna “lavatura” delle tossine ma piuttosto un processo di bruciatura delle tossine “nella propria fornace”.

Ogni singola cellula innesca una reazione termica.

In tali circostanze muoiono le cellule patologiche e sopravvivono le cellule più forti, le più sane, ed esse per sopravvivere a tali estreme condizioni sono costrette a sintetizzare acqua endogena, di qualità eccellente e purissima, priva delle informazioni portate nel nostro corpo dall'ambiente esterno.

Meccanismi simili non avvengono in alcuno degli altri tipi di digiuno praticati a fine terapeutico.

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