Julian Assange con le spalle al muro

di Sally Burch
Il cerchio si stringe intorno al fondatore di Wikileaks, Julian Assange, ancora rifugiato nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra. La persecuzione internazionale è in aumento e i suoi diritti vengono limitati.
A metà novembre è trapelata (pare involontariamente) l’esistenza negli Stati Uniti di un’accusa sommaria contro Assange, la cui natura non è stata ancora rivelata. Martedì 27 novembre, un giudice federale statunitense ha rinviato una decisione, richiesta dal Committee of Reporters for Freedom of the Press, per ordinare la divulgazione del contenuto dell’accusa, una volta confermata la sua esistenza. Il Dipartimento di Giustizia, da parte sua, difende il segreto fino all’arresto dell’accusato.
Nel frattempo, le autorità britanniche mantengono la loro intenzione di arrestare Assange se lascerà l’ambasciata per aver violato la libertà vigilata quando vi è entrato sei anni fa…

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Giornalisti, propaganda e guerra mediatica… è ora che la gente sappia la Verità!

Propaganda mediatica

di John Pilger – traduzione di Cristina Bassi
Perché così tanto giornalismo si è arreso alla propaganda? Perché censura e distorsione sono diventate una pratica standard?
Perché la BBC è cosi spesso portavoce di un potere rapace? Perché il New York Times e il Washington Post ingannano i loro lettori? Perché ai giovani giornalisti non viene insegnato a comprendere le finalità dei media e a sfidare le affermazioni eclatanti e le basse intenzioni di una realtà fasulla?
E perché a loro non si insegna che l’essenza di gran parte di ciò che definiamo media mainstream non è informazione, ma potere?
Queste sono domande urgenti. Il mondo si trova di fronte all’eventualità di una grande guerra, forse addirittura nucleare, con gli Stati Uniti chiaramente determinati ad isolare e provocare la Russia e poi la Cina. Questa verità viene capovolta e messa sottosopra dai giornalisti, inclusi quelli che promossero le menzogne che portarono al bagno di sangue in Iraq, nel 2003…

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