La Caduta di Yermak: Zelensky Isolato, la UE nel Panico

di The Islander
Bruxelles vuole ritardare l’inevitabile, Washington vuole gestirlo e Kiev vuole negarlo. Solo uno di loro ha il potere di dettare i tempi, e non è l’Europa.
La caduta di Andriy Yermak – faccendiere, esecutore, guardiano e alleato indispensabile di Zelensky – non è uno “scandalo di corruzione”. È un pugno sul tavolo da parte di Washington. NABU, l’agenzia anticorruzione finanziata e addestrata dagli Stati Uniti, ovvero il cane da attacco addestrato dagli Stati Uniti per la politica ucraina, non ha fatto irruzione nell’ufficio presidenziale per caso. Ha fatto irruzione per ricordare a Zelensky che la guerra non è nelle sue mani, che il processo di pace non è nelle sue mani e che il guinzaglio intorno a Bankova Street è tenuto da Washington, non da Kiev e certamente non dai chihuahua europei.
Perché la vera storia non sono le dimissioni di Yermak. La vera storia riguarda l’Occidente che si rivolta contro sé stesso su come porre fine a una guerra che la Russia ha già vinto…

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Il Silenzio è d’Oro

di Marco Travaglio
La notizia che a Kiev, mentre i soldati vengono mandati al macello senza più uno scopo, i fedelissimi di Zelensky rubano tutto il rubabile dai fondi e dalle armi inviati da Nato e Ue senz’alcun controllo, viene accolta in Italia e nel resto d’Europa con un misto di sorpresa e incredulità.
Ma come: noi paghiamo, gli ucraini crepano e il regime sguazza tra mazzette e water, bidet e rubinetti d’oro massiccio? Ma Zelensky non era il “nuovo Churchill” (Nancy Pelosi e Messaggero), il “De Gaulle ucraino” (Prospect Magazine), il redivivo “Scipione l’Africano” (Minzolini, Giornale)? E la sua Ucraina non era “incorruttibile” (Zafesova, Stampa)?…

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