La brutalità umana nell’Esperimento di Philip Zimbardo

di Natalia Nieves Mordente
Nel 1971,  Zimbardo, psicologo statunitense, passò alla storia per uno degli esperimenti psicologici e sociali con i risvolti più drammatici e terribili di sempre.
La decisione di condurre l’esperimento nacque in seno ad una opinione diffusa degli psicologici del tempo. Questi ritenevano che i comportamenti violenti e le condotte anti-sociali adottate nelle carceri fossero conseguenza di personalità malate dei soggetti. Zimbardo dimostrò, invece, che i comportamenti dei detenuti non erano altro che l’esito delle situazioni contestuali in cui si trovavano.
Le caratteristiche dell’esperimento
L’esperimento fu anticipato dalla pubblicazione di un annuncio su un quotidiano locale, che richiedeva volontari per una ricerca, con una retribuzione di circa 15 dollari al giorno. A rispondere furono più di cento studenti, anche se ne furono scelti solo 24. Erano tutti maschi, definiti stabili psichicamente e senza deficit, disabilità o reati passati. Gli sperimentatori assegnarono casualmente i ragazzi ai gruppi di prigionieri e di guardie…

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Gli adolescenti e il brivido del rischio

di Enrica Gaetano
Studi recenti hanno indagato quali siano i fattori che portano gli adolescenti ad adottare comportamenti rischiosi, promiscui e impulsivi. Oltre ai fattori neurobiologici sono emersi anche fattori di carattere sociale.
Alla luce degli studi recenti, sorge spontaneo chiedersi se davvero gli adolescenti siano delle inarrestabili e autolesive macchine in corsa o se invece ci siano altri fattori coinvolti nella propensione al rischio in adolescenza.
L’adolescenza è un periodo estremamente delicato: solo nel 2015 si stimano circa un milione e mezzo di morti di età compresa tra i 10 e i 19 anni.
Più precisamente si calcola che la percentuale mondiale di decessi tra i 15 e i 19 anni sia del 35% più alta rispetto alla fascia di età che va dai 10 ai 14 anni, soprattutto per il genere maschile; le morti si verificano soprattutto a seguito di incidenti stradali, violenza interpersonale, autolesionismo e abuso di alcol o tabacco (Telzer et al., 2015)…

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“Gli opposti non si attraggono”: il vantaggio di essere simili

di Igor Vitale
Molto spesso è stato riscontrato, nei detti popolari, un fondamento scientifico. Non pare esser così per il famoso “gli opposti si attraggono”: la maggior parte degli studi di psicologia sociale, perlomeno, suggerisce che sono i simili ad attrarsi, e non gli opposti.
Tendiamo a valutare positivamente le persone simili a noi, sia per quanto riguarda la somiglianza fisica, sia per quanto riguarda la somiglianza nei termini della personalità, degli hobby e così via. Questa tendenza avviene per mantenere alta l’autostima, e anche perché naturalmente siamo più in grado di comprendere le persone a noi simili.
Per mantenere alta l’autostima abbiamo infatti diverse strategie:
1. valutare positivamente noi stessi. Questa strategia è molto esplicita, e tende proprio per questo ad essere poco utilizzata, proprio perché è molto esplicita. Per non apparire vanitosi pochi scelgono questa alternativa…

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