Chi sono i “Millennials”

Millennials, questi sconosciuti… Gli esperti di marketing li analizzano, i sociologi li osservano e i politici tentano di accaparrarsene la fiducia.
Perché il fenomeno millennials è diventato così importante? E da dove è partito tutto questo? Per capirlo, prima di tutto, dobbiamo partire dall’inizio, cercando di individuare la categoria e di darne, in linea di massima, una definizione generale.
Essere millennials non è una scelta ma uno status symbol: millenials non si diventa, ma si nasce. Di questa categoria fa parte infatti un’intera generazione nata tra il 1980 e il 2000, giovani uomini e donne che hanno vissuto in pieno la rivoluzione digitale e che, rispetto ai propri genitori, hanno dovuto fare i conti con un’epoca segnata da crisi e precarietà (una delle peggiori dopo la Grande Depressione degli anni Trenta)…

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“Homo precarius”: la classe delle solitudini a tempo determinato

di Diego Fusaro
L’uomo precario è la quintessenza dell’isolamento individualistico e del nesso sociale interrotto.
Ha spezzato ogni legame comunitario, di classe e solidale, aderendo al dogma dell’imprenditoria concorrenziale che lo vuole nemico di chi, nella medesima posizione di sfruttato, gli sta accanto. Egli è sempre pronto ad autocolpevolizzarsi in caso di insuccesso. E’ completamente indifeso e solo, strumento nelle mani del capitale absolutus, che può disporre illimitatamente del suo corpo e della sua mente, delle sue braccia e dei suoi neuroni.
Il diffuso sentire che il mondo in cui viviamo non dovrebbe essere com’è, sarebbe chiamato a porsi come base per il rifiorire della debole forza messianica evocata da Benjamin, come punto di connessione sentimentale tra gli io frammentati e, invece, resta oggi orfano di conseguenze politiche, perché non tracima mai dalla coscienza del singolo soggetto nomade e monadico, né trapassa nella figura della “rabbia appassionata” di gramsciana memoria…

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Spagna: la povertà colpisce milioni di persone, nonostante la crescita

Vittime dell'austerità in Spagna

Nella Spagna che guida la “ripresa” dell’eurozona, la povertà non accenna a diminuire e anzi, diventata cronica, interessa sempre più parte della classe media, che si ritrova intrappolata nella condizione di working poor tra lavori precari e intermittenti e la disoccupazione.
Sicché, mentre il perimetro dello stato si riduce lasciando che le lacune del welfare vengano colmate da organizzazioni caritatevoli private, che alleviano la condizione di indigenza di persone un tempo benestanti, anche nella “Spagna in ripresa” strombazzata dai media mainstream appare sempre più evidente che questo sistema distrugge molti posti di lavoro, approfondendo le disuguaglianze in tempi di crisi, senza essere capace di ridurle in tempi di ripresa economica…

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