Trump: “L’Italia starebbe molto meglio fuori dalla UE”. (registrazione originale)

Lo ha veramente detto. Trump ha effettivamente detto che “L’Italia starebbe molto meglio fuori dall’Unione Europea, ma se vogliono restare…“.
Questo è avvenuto durante una interessante intervista di Nigel Farage a Donald Trump, alla radio di informazione britanica LBC. Il tema principale della conversazione era la Brexit, soprattutto la conclusione di un accordo di libero scambio fra Regno Unito e USA, che, secondo Trump, condurrà ad una moltiplicazione di quattro o cinque volte l’interscambio commerciale tra le due parti.
Ma, ad un certo punto, Trump parla anche dell’Italia: “Noi stiamo parlando di commercio, il vostro interscambio commerciale potrebbe essere quattro o cinque volte maggiore rispetto ad ora, e questo renderebbe la vostra nazione molto più grande economicamente rispetto a quanto è ora, perchè siete tenuti indietro dall’Unione Europea, e lo stesso accade ad altre nazioni nell’Unione, oltre alla vostra nazione, l’Italia ed altri stati farebbero francamente molto meglio senza l’Unione Europea… ma se vogliono un’unione va bene”

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Elezioni Europee: boom di Farage nei sondaggi, panico a Londra e Bruxelles

I numeri dei sondaggi assumono i connotati del boom per il nuovo “Brexit Party” di Nigel Farage, in vista delle Europee del 23/26 maggio. E gettano nello sconforto i due maggiori partiti britannici – i laburisti di Jeremy Corbyn, ma soprattutto i conservatori della premier-anatra zoppa Theresa May – non senza destare qualche moto di panico a Bruxelles.
Venuto alla luce un paio di mesi fa, con la pretesa post-ideologica di aggirare la tradizionale divisione destra-sinistra, l’ultima creazione dell’euroscetticismo d’oltremanica, Brexit Party, viene indicata adesso – almeno a credere alla rilevazione aggiornata condotta dall’istituto Opinum per conto dell’Observer, il domenicale del progressista Guardian – ad uno strabiliante 34% di consensi: addirittura più di Labour e Tory messi insieme nel contesto del voto proporzionale e monotematico europeo.
Un voto cui, a rigor di logica, il Regno Unito non avrebbe nemmeno dovuto partecipare, a tre anni dal referendum che nel 2016 decretò l’uscita dall’Ue, ma che la mancata ratifica finora del divorzio a Westminster rende inevitabile. I laburisti scendono invece al 21%, tre punti in meno di 5 anni fa e sugli stessi livelli delle elezioni del 2009 per il rinnovo dei 73 seggi britannici di Strasburgo. Mentre a fare impressione è il tracollo all’11% del Partito Conservatore, più che dimezzato rispetto al 2014 e scavalcato persino dai Liberaldemocratici, gli europeisti più bellicosi in questa fase…

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