Un Cuore “Bruciato”, Due Vite Spezzate dalla Predazione degli Organi

di Alfredo De Matteo
La vicenda del piccolo Domenico, il bambino napoletano di due anni e mezzo morto dopo il trapianto di cuore effettuato all’ospedale Monaldi di Napoli, è stata raccontata dai media come una tragica fatalità: un errore umano, un organo conservato male, un’indagine giudiziaria per accertare le responsabilità.
Si parla di ghiaccio secco, di procedure, di protocolli violati, di sei indagati e di una commissione ministeriale. Il racconto pubblico si ferma qui. Ma la storia, se analizzata fino in fondo, pone un quesito fondamentale: che cosa rende possibile un trapianto?
Il cuore che doveva salvare Domenico batteva prima di essere espiantato. Non proveniva da un cadavere nel senso comune del termine, ma da un corpo mantenuto in circolazione, caldo, perfuso, capace di preservare organi perfettamente funzionanti. È qui che entra in gioco il criterio della “morte cerebrale”…

Vai all’articolo

Donazione organi: 10 motivi per non firmare il modulo all’Anagrafe quando chiedi o rinnovi la carta di identità

di Marcello Pamio, a cura di Nerina Negrello
La “Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente”, indica i motivi per non firmare il modulo all’anagrafe quando chiedi o rinnovi la carta di identità.
– Perché firmando implicitamente accetti il concetto fasullo di “morte cerebrale” a cuore battente.- Perché il modulo omette l’informazione base che l’espianto è su un vivo che ha perso la coscienza, dichiarato “morto cerebrale” sulla base di protocolli di Stato utilitaristici.
– Perché è contro la legge 91/99 art.5, che prevede un Decreto attuativo per la dichiarazione di volontà, mai emanato da 20 anni, ma sostituito con un Decreto temporaneo (Bindi, 8 aprile 2000) che ha aperto ad ogni sorta di abusi, tra cui “una scelta in comune”.
– Perché sono tuttora in vigore le Disposizioni Transitorie art.23, ovvero è consentito il prelievo, salvo dichiarazione autografa d’opposizione personale o esplicita opposizione scritta della famiglia.
– Perché la firma in Comune è per decreto facoltativa e non obbligatoria, ma nella pratica è richiesta con ricatto: “se non firmi non procede il rilascio della Carta d’Identità”. Si chiama estorsione.
– Perché a detta del Garante non firmi una dichiarazione autografa ma un “modulo-ricevuta”!?…

Vai all’articolo