La Caduta di Yermak: Zelensky Isolato, la UE nel Panico

di The Islander
Bruxelles vuole ritardare l’inevitabile, Washington vuole gestirlo e Kiev vuole negarlo. Solo uno di loro ha il potere di dettare i tempi, e non è l’Europa.
La caduta di Andriy Yermak – faccendiere, esecutore, guardiano e alleato indispensabile di Zelensky – non è uno “scandalo di corruzione”. È un pugno sul tavolo da parte di Washington. NABU, l’agenzia anticorruzione finanziata e addestrata dagli Stati Uniti, ovvero il cane da attacco addestrato dagli Stati Uniti per la politica ucraina, non ha fatto irruzione nell’ufficio presidenziale per caso. Ha fatto irruzione per ricordare a Zelensky che la guerra non è nelle sue mani, che il processo di pace non è nelle sue mani e che il guinzaglio intorno a Bankova Street è tenuto da Washington, non da Kiev e certamente non dai chihuahua europei.
Perché la vera storia non sono le dimissioni di Yermak. La vera storia riguarda l’Occidente che si rivolta contro sé stesso su come porre fine a una guerra che la Russia ha già vinto…

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L’ “Anello di Gige” e l’Orizzonte della Violenza Illimitata

di Andrea Zhok
Dopo l’aggressione a freddo di Israele all’Iran e la robusta risposta iraniana, e prima che eventi ulteriori ci travolgano, alcuni bilanci possono essere già tratti.
In particolare credo che due considerazioni possano essere fatte. La prima considerazione da fare è che il fallimento conclamato della politica di Donald Trump è l’ultima definitiva conferma che niente può modificare la rotta di collisione dell’Occidente a guida americana col resto del mondo. Trump non è mai stato un cavaliere bianco mosso da ideali di pacificazione, ma si è ritrovato a incarnare il ruolo di rappresentante di quell’America profonda che non ha interesse a proiezioni di potenza internazionale e vorrebbe mettere a posto le cose a casa propria…

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