“Medico, cura te stesso”

di Carmine Caso
“Medico, cura te stesso”. Chi è che non ricorda questa famosa frase di Gesù, nel Vangelo di Luca? Ma cosa vuole insegnarci il Maestro con queste parole?
Un primo significato è quello di non giudicare le persone che incontriamo nella nostra esistenza, di non volerle correggere, è un invito ad abbassare il velo che abbiamo davanti ai nostri occhi, fatto di pregiudizi, paradigmi, convinzioni errate e di guardare il mondo con occhi nuovi. Quando diamo giudizi non facciamo altro che giudicare noi stessi, perché quello che vediamo fuori è un riflesso di qualcosa che in qualche modo è presente dentro di noi, così facendo non solo definiamo gli altri ma, cosa ancora più grave, definiamo noi stessi…

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Il Partner che attrai… è ciò che sei!

di Valeria Pisano
Secondo T. Dethlefsen, uno dei padri della medicina naturale ci innamoriamo della nostra ombra, cioè della nostra parte inconscia, che non conosciamo.
Da più parti ci viene detto che la persona che attraiamo non è mai un caso; se così tanti ci lasciano indifferenti e proprio quell’uomo o quella donna ci fanno “sbarellare” gli ormoni, c’è un perché!
Ho scritto molto al riguardo, soprattutto in relazione al fatto che, nelle relazioni sentimentali, di solito riviviamo le ferite che abbiamo subito nell’infanzia, è chiaro, quindi, che la persona da cui veniamo attratti, ha delle caratteristiche simili a quelle di nostro padre o di nostra madre, o di chi ne ha fatto le veci. Logicamente la cosa non è per niente evidente, e lo diventa solo dopo molto tempo, e solo per chi è davvero disposto a tuffarsi in profondità e vedere certe cose di sé…

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Specchi

Un uomo pieno di sé fece ricoprire di specchi le pareti e il soffitto della sua stanza più bella. Spesso vi si rinchiudeva, contemplava la propria immagine, si ammirava minuziosamente, sopra, sotto, davanti, dietro. Si sentiva così tutto ringagliardito e pronto ad affrontare il mondo.
Un mattino, lasciò la stanza senza chiudere la porta. Vi entrò il suo cane che, vedendo altri cani, li annusò; dato che essi lo annusavano, ringhiò; dato che essi ringhiavano, li minacciò; dato che essi minacciavano, abbaiò avventandosi su di essi. Fu una lotta spaventosa: le battaglie contro se stessi sono le più terribili che ci siano! Il cane morì, sfinito.
Un asceta passava di là, mentre il padrone del cane, desolato, faceva murare la porta della stanza degli specchi…

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Possiamo dare solo ciò che abbiamo

Possiamo dare solo ciò che abbiamo

“Possiamo dare solo ciò che abbiamo” usava ripetere spesso il filosofo e mistico indiano Osho Rajneesh durante le sue conferenze, e aveva pienamente ragione; le persone possono darti solo quello che hanno.
Ma se escludiamo le cose materiali, che cos’altro la gente può dare? Io mi guardo attorno e vedo tanti volti umani permeati di infelicità, quella stessa infelicità che diventa la causa dell’infelicità di molti altri esseri umani. È così che le parole di Osho mi diventano ancora più chiare: nelle nostre relazioni quotidiane non facciamo altro che riversare il nostro essere, ossia diamo agli altri quello che abbiamo dentro di noi, pertanto se siamo infelici, se soffriamo, solo l’infelicità fluirà e si diffonderà tutt’intorno a noi…

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Quando qualcuno ci irrita vuol dire che…

Specchio

Tratto da: “Alchimisti della Nuova Generazione” di Andrea Zurlini
Andiamo direttamente al punto cruciale della questione. Quando qualcuno ci irrita, è probabilmente perché:

  1. Vediamo in lui una parte di noi stessi che non ci piace. Rifiutiamo di vedere quella qualità in noi stessi e quindi non desideriamo vederla nemmeno in un altro;
  2. Il modo in cui ci maltratta rispecchia perfettamente il modo in cui maltrattiamo noi stessi al nostro interno;
  3. Questa persona può ricordarci qualche problema con cui siamo ancora collegati: qualcuno con cui è rimasto un “sospeso” e una situazione non risolta, qualche “limitazione” con la quale non siamo riusciti a riconciliarci;
  4. Non ci permette di distorcere la verità come facciamo di solito, con questa persona non riusciamo a “raccontarcela” e non si presta al nostro gioco, non sostiene le nostre illusioni preferite e non vuole ignorare ciò che è palese;
  5. Ci mostra cosa possiamo diventare in futuro e come possiamo farlo, ma non ci sentiamo pronti per fare questo salto, quindi preferiamo denigrarla con la speranza di tirarla giù e riportarla al nostro livello

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