Le “Lofoten”… isole di un altro Mondo

di Gabriele Bordogna
Le Lofoten. Vedendole spuntare all’orizzonte, arrivando sul traghetto da Bodø, sembrerebbero il nascondiglio perfetto per banchi di mostri marini e insediamenti di vichinghi.
Se ci fossero arrivati i romani, sulle mappe avrebbero scritto “Hic sunt dracones”, con un bel disegno di un mostro accanto. Cime acuminate che nascono direttamente dal mare, sfumate dalle nuvole e impolverate dalla luce artica, valli ombrose incastonate tra i precipizi e tratti di pianura improvvisa, come lingue di terra scampate alla furia, che a volte si scatena in quei tratti di mare.
Le Lofoten, un arcipelago norvegese oltre il Circolo Polare Artico, che si dispone ad arco tra il Mar Glaciale Artico e il Mare di Barents, al largo di Bodø, e che si riunisce alla terraferma tramite ponti-istmi poco a sud di Tromsø, hanno conquistato l’immaginario di artisti e scrittori fin dai viaggi sette e ottocenteschi, identificandosi perfettamente come uno di quei luoghi in cui avvertire il senso del sublime e la potenza devastatrice della Natura

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Cina: i surreali colori delle “montagne arcobaleno” dello Zangye Danxia Geopark

di Caterina Lenti
Forse il giorno in cui è stato creato questo paesaggio era in corso una festa, o forse l’artefice di questa meraviglia della natura aveva in serbo per i suoi visitatori effetti speciali sorprendenti.
In Cina, nella provincia di Gansu, si trova lo “Zhangye Danxia Geopark”, un luogo magico che sembra il frutto dell’estro di un pittore fauve, portato ad un uso libero ed emotivo del colore, impiegandolo in gradazioni vivaci, incisive, innaturali; un posto fiabesco che dà vita ad una tavolozza naturale con striature gialle, arancioni, rosse, blu e verde smeraldo, che “Photoshop” non riuscirebbe proprio ad imitare.
L’immagine che si presenta dinanzi agli occhi dei visitatori è davvero surreale…

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Kauai, l’Isola Giardino sperduta nel Pacifico

Rispetto reciproco, comunione con la natura, armonia, tolleranza. Questi alcuni dei valori sui quali è costruita la comunità isolana chiamata “Taylor Camp”.

E non sto parlando dell’isola che non c’è – anche se è possibile percepire la magia nell’aria – ma di Kauai, un’isola vulcanica che fa parte dell’arcipelago delle Hawaii. Non la più bella forse, ma sicuramente tra le più affascinanti ed anche la più antica geologicamente.

Qui, nel 1969, un gruppo di hippy americani decise di fuggire dal caos e dai disordini sociali che caratterizzavano quegli anni, per rifugiarsi in un vero e proprio paradiso terrestre, fondando Taylor Camp, una comunità autogestita, nata anche grazie all’aiuto di Howard Taylor – da cui il nome del campo – fratello della famosa attrice…

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