30 anni di Maastricht hanno distrutto l’Italia…

di Thomas Fazi
La Recessione italiana può considerarsi una conseguenza del nuovo regime economico post-Maastricht, adottato dall’Italia a partire dai primi anni Novanta.
In un paper appena pubblicato, il noto economista olandese Servaas Storm, tutt’altro che radicale, si occupa delle cause della “lunga crisi” italiana. La sua conclusione è lapidaria: “Nello studio, dimostro empiricamente come la recessione italiana debba considerarsi una conseguenza del nuovo regime economico post-Maastricht, adottato dall’Italia a partire dai primi anni Novanta”.
Storm nota come fino ai primi anni Novanta l’Italia abbia goduto di trent’anni di robusta crescita economica, durante i quali è riuscita a raggiungere il Pil pro capite delle altre nazioni principali della futura zona euro (soprattutto Francia e Germania).
Da allora, però, “è iniziato un costante declino che ha letteralmente cancellato trent’anni di convergenza”

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L’invidia tedesca per la ricchezza privata degli italiani

di Gerardo Lisco
Il piano avanzato dal capo economista della Deutsche Bundesbank, Wendorff, pubblicato dal Frankfurter Allgemeine Zeitung e ripreso dal Sole24Ore, di ridurre il debito pubblico italiano attraverso l’acquisto forzoso, da parte degli italiani, di titoli del debito pubblico, pari al 20% del patrimonio netto di ciascun italiano, ha animato il dibattito.
Non si tratterebbe di un prelievo fiscale, ma di un investimento forzato per il quale lo Stato riconoscerebbe agli acquirenti un rendimento. La Budesbank per bocca del suo Presidente, Weidmann, ha sempre alzato il dito contro la ricchezza privata degli italiani, superiore al PIL prodotto, invitando i Governi italiani a rivalersi su di essa per abbattere il debito pubblico.
Le famiglie italiane, secondo i dati riportati da uno studio della stessa Bundsbank, hanno un patrimonio medio pari a tre volte una famiglia tedesca. Si parla di valore medio, il che non significa che siamo in presenza di una equa distribuzione della ricchezza. In ogni modo, il suggerimento della Germania…

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Miracolo economico boliviano: anche la BBC si accorge della crescita economica della Bolivia

Dalla nazionalizzazione degli idrocarburi avvenuta nel 2006, la Bolivia guidata dal socialista Evo Morales, fa registrare buone performance economiche.
L’edizione in lingua spagnola della BBC, si accorge finalmente che in America Latina c’è uno Stato che cresce. Nonostante la caduta del prezzo delle materie prime. Dalla nazionalizzazione degli idrocarburi avvenuta nel 2006, la Bolivia guidata dal socialista Evo Morales, fa registrare buone performance economiche con aumenti del Prodotto Interno Lordo.
L’anno scorso la Bolivia è cresciuta del 4,3%, seguita dal Paraguay (4,1%) e dal Perù (4%). L’elenco continua con Colombia (2%), Cile (1,6%) e Uruguay (1,5%). Secondo il media britannico, sono 3 i punti chiave che hanno reso possibile il “miracolo economico boliviano”: nazionalizzazioni, investimenti pubblici e stabilità…

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