Supremazia dei popoli sul capitale… la Vera sfida del secolo!

“La supremazia dei popoli sul capitale, è questa la sfida del secolo”. Intervento di Rafael Correa in Vaticano.

<b>"La supremazia dei popoli sul capitale, è questa la sfida del secolo". Intervento di Rafael Correa in Vaticano.</b>


Viviamo in un mondo che è ormai l’impero del capitale, la grande sfida del secolo è, quindi, quella di raggiungere la supremazia dei popoli sul capitale», così si è espresso Rafael Correa, presidente dell’Ecuador ed economista, in un discorso tenuto in Vaticano, dove leader cattolici, politici e accademici hanno discusso dei crescenti problemi del capitalismo e della disuguaglianza globale.

Nel corso del suo intervento imperniato sui cambiamenti politici avvenuti a

Rafael Correa

Viviamo in un mondo che è ormai l’impero del capitale, la grande sfida del secolo è, quindi, quella di raggiungere la supremazia dei popoli sul capitale”, così si è espresso Rafael Correa, presidente dell’Ecuador ed economista, in un discorso tenuto in Vaticano, dove leader cattolici, politici e accademici hanno discusso dei crescenti problemi del capitalismo e della disuguaglianza globale.

Nel corso del suo intervento imperniato sui cambiamenti politici avvenuti a livello planetario dopo il 1991, Correa ha evidenziato che “le democrazie occidentali dovrebbero essere definite democrazie mercantili”, dopo aver condannato duramente il neoliberismo e la forte concentrazione dei media nelle mani di pochi, che così possono dettare l’agenda politica ai governi.

Il presidente ecuadoriano ha inoltre denunciato come l’America Latina sia stata letteralmente invasa da Organizzazioni Non Governative, definendo questa circostanza “pericolosa per la democrazia”. “Molte non sono spontanee ? ha denunciato Correa ? ma organizzazioni per altri governi e poteri, che vogliono imporre un’agenda politica senza responsabilità politica, senza legittimità democratica. Questo è davvero pericoloso per la democrazia”.

Correa ha poi affermato che l’obiettivo è quello di screditare il potere politico, che è necessario per cambiare delle strutture inique come quelle dell’America Latina.

Fonte originale: http://www.telesurtv.net/news/Correa-alerta-sobre-sociedad-civil-sin-responsabilidad-politica-20160415-0058.html

Tradotto da: L’Antidiplomatico

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LA SOCIETà A COSTO MARGINALE ZERO
L'internet delle cose, l'ascesa del commons collaborativo e l'eclissi del capitalismo
di Jeremy Rifkin

Uno dei più brillanti pensatori contemporanei spiega il passaggio epocale dal capitalismo di mercato al commons collaborativo.
 In La società a costo marginale zero, Jeremy Rifkin sostiene che si sta affermando sul­la scena mondiale un nuovo sistema econo­mico. L'emergere dell'Internet delle cose sta dando vita al «Commons collaborativo», il primo nuovo paradigma economico a pren­dere piede dall'avvento del capitalismo e del socialismo nel XIX secolo. Il Commons colla­borativo sta trasformando il nostro modo di organizzare la vita economica, schiudendo la possibilità a una drastica riduzione delle di­sparità di reddito, democratizzando l'econo­mia globale e dando vita a una società ecolo­gicamente più sostenibile.
 Motore di questa rivoluzione del nostro modo di produrre e consumare è l'«Internet delle cose», un'infrastruttura intelligente formata dal virtuoso intreccio di Internet delle comunicazioni, In­ternet dell'energia e Internet della logistica, che avrà l'effetto di spingere la produttivi­tà fino al punto in cui il costo marginale di numerosi beni e servizi sarà quasi azzerato, rendendo gli uni e gli altri praticamente gra­tuiti, abbondanti e non più soggetti alle forze del mercato.
 Il diffondersi del costo margi­nale zero sta generando un'economia ibrida, in parte orientata al mercato capitalistico e in parte al Commons collaborativo, con ricadu­te sociali notevolissime.
 Rifkin racconta come i prosumers, consuma­tori diventati produttori in proprio, genera­no e condividono su scala laterale e paritaria informazioni, intrattenimento, energia ver­de e prodotti realizzati con la stampa 3D a costi marginali quasi nulli. I prosumers con­dividono anche automobili, case, vestiti e altri oggetti attraverso i social media a co­sti marginali bassi o quasi nulli. Gli studen­ti si iscrivono a corsi gratuiti online (mooc) che funzionano a costi marginali quasi nulli. I giovani imprenditori sociali evitano l'esta­blishment bancario attraverso il crowdfunding per finanziare attività ecologicamente sensi­bili in una nuova economia che utilizza mo­nete alternative.
 In questo nuovo mondo il capitale sociale assume la stessa importanza del capitale finanziario, la libertà di accesso prevale sulla proprietà, la sostenibilità sop­pianta il consumismo, la cooperazione spodesta la concorrenza, e il «valore di scambio» nel mercato capitalistico viene gradualmente sostituito dal «valore della condivisione» nel Commons collaborativo.
 Così, quel processo iniziato agli albori dell'età moderna con le enclosures, le recin­zioni dei terreni comuni a favore dei pro­prietari terrieri, potrebbe concludersi con il ritorno al Commons, i beni collettivi sottrat­ti alla logica del profitto e del mercato.
 Il ca­pitalismo - conclude Rifkin - sopravvive­rà a lungo, sebbene in un ruolo sempre più circoscritto, ed entro la fine del XXI seco­lo non sarà più l'arbitro esclusivo della vita economica. Stiamo progressivamente impa­rando ad andare oltre il mercato e a vivere in maniera più empatica e sostenibile in un Commons collaborativo globale sempre più interdipendente....

La Società a Costo Marginale Zero

L'internet delle cose, l'ascesa del commons collaborativo e l'eclissi del capitalismo

di Jeremy Rifkin

Uno dei più brillanti pensatori contemporanei spiega il passaggio epocale dal capitalismo di mercato al commons collaborativo.

In La società a costo marginale zero, Jeremy Rifkin sostiene che si sta affermando sul­la scena mondiale un nuovo sistema econo­mico. L'emergere dell'Internet delle cose sta dando vita al «Commons collaborativo», il primo nuovo paradigma economico a pren­dere piede dall'avvento del capitalismo e del socialismo nel XIX secolo. Il Commons colla­borativo sta trasformando il nostro modo di organizzare la vita economica, schiudendo la possibilità a una drastica riduzione delle di­sparità di reddito, democratizzando l'econo­mia globale e dando vita a una società ecolo­gicamente più sostenibile.

Motore di questa rivoluzione del nostro modo di produrre e consumare è l'«Internet delle cose», un'infrastruttura intelligente formata dal virtuoso intreccio di Internet delle comunicazioni, In­ternet dell'energia e Internet della logistica, che avrà l'effetto di spingere la produttivi­tà fino al punto in cui il costo marginale di numerosi beni e servizi sarà quasi azzerato, rendendo gli uni e gli altri praticamente gra­tuiti, abbondanti e non più soggetti alle forze del mercato.

Il diffondersi del costo margi­nale zero sta generando un'economia ibrida, in parte orientata al mercato capitalistico e in parte al Commons collaborativo, con ricadu­te sociali notevolissime.

Rifkin racconta come i prosumers, consuma­tori diventati produttori in proprio, genera­no e condividono su scala laterale e paritaria informazioni, intrattenimento, energia ver­de e prodotti realizzati con la stampa 3D a costi marginali quasi nulli. I prosumers con­dividono anche automobili, case, vestiti e altri oggetti attraverso i social media a co­sti marginali bassi o quasi nulli. Gli studen­ti si iscrivono a corsi gratuiti online (mooc) che funzionano a costi marginali quasi nulli. I giovani imprenditori sociali evitano l'esta­blishment bancario attraverso il crowdfunding per finanziare attività ecologicamente sensi­bili in una nuova economia che utilizza mo­nete alternative.

In questo nuovo mondo il capitale sociale assume la stessa importanza del capitale finanziario, la libertà di accesso prevale sulla proprietà, la sostenibilità sop­pianta il consumismo, la cooperazione spodesta la concorrenza, e il «valore di scambio» nel mercato capitalistico viene gradualmente sostituito dal «valore della condivisione» nel Commons collaborativo.

Così, quel processo iniziato agli albori dell'età moderna con le enclosures, le recin­zioni dei terreni comuni a favore dei pro­prietari terrieri, potrebbe concludersi con il ritorno al Commons, i beni collettivi sottrat­ti alla logica del profitto e del mercato.

Il ca­pitalismo - conclude Rifkin - sopravvive­rà a lungo, sebbene in un ruolo sempre più circoscritto, ed entro la fine del XXI seco­lo non sarà più l'arbitro esclusivo della vita economica. Stiamo progressivamente impa­rando ad andare oltre il mercato e a vivere in maniera più empatica e sostenibile in un Commons collaborativo globale sempre più interdipendente.

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Un commento

  1. Si potrebbe modificare tutto , bisognerebbe avere il coraggio di abbandonare le colombaie delle città , riprendere la terra come madre e considerarla la nostra NUTRICE

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