Spese Militari, Meloni: “Economia Espansiva che Produce Risorse, Circolo Virtuoso!”

L’Italia è il terzo contributore assoluto tra tutti gli alleati Nato con un valore pari a 4,75. Il paese sta già contribuendo alla sicurezza Nato oltre le proprie possibilità economiche…

Sulla cifra che l’Italia dovrebbe spendere di più per ottemperare alla nuova regola del 5% sul Pil di spesa per la Nato ho sentito molti numeri dati in questi giorni, un po’ dalla stampa un po’ dal Parlamento, che mi sembrano molto distanti dalla realtà. Dopodiché noi abbiamo ovviamente fatto i nostri calcoli per il 2026, non riteniamo che ci serva utilizzare la ‘escape clause’ e poi chiaramente per gli anni a venire si valuterà sulla base di quella che è la situazione economica”.

Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rispondendo, in un punto stampa al termine dei lavori del summit della Nato a L’Aia, a una domanda sull’eventualità che l’Italia debba attivare una clausola di salvaguardia per uno scostamento di bilancio.

“Però – ha proseguito la premier – c’è un elemento che secondo me è importante e che soprattutto chi si occupa di economia conosce bene: chiaramente una parte importante di queste risorse, se noi siamo bravi, verrà utilizzato per rafforzare imprese italiane. Quando quella parte di risorse importanti viene utilizzata per rafforzare imprese italiane, questo crea una politica economica espansiva che produce risorse, quindi è un circolo virtuoso, se lo sappiamo utilizzare bene”.

Quindi quello dell’aumento delle spese per la Nato non è un ragionamento solamente in termini di costi, va fatto anche in termini di ritorno e di proiezione sull’economia, come sempre quando ci si muove verso una politica espansiva”. (Fonte: ASKANEWS)

Spese Militari, nel 2024 l’Italia Ha Sborsato 33,4 Miliardi di Euro

Prima di addentrarsi nei numeri, è importante capire cosa rientra nelle spese militari secondo i parametri Nato. Non si tratta solo di carri armati e missili. Il nuovo target del 5% sarà suddiviso in 3,5% per la spesa militare classica (truppe, equipaggiamenti, munizioni) e 1,5% per investimenti in sicurezza allargata: cyber-difesa, tecnologie a doppio uso civile e militare, resilienza della società contro attacchi ibridi.

Nel calcolo rientrano stipendi e pensioni del personale militare, ricerca e sviluppo nel settore difesa, infrastrutture militari, operazioni di peacekeeping e persino alcune spese della Guardia Costiera e della Protezione Civile.

La Spesa dell’Italia: dal 2% di Oggi al 5% Richiesto dalla Nato

L’Italia occupa il quattordicesimo posto mondiale per spesa militare con 33,4 miliardi di euro nel 2024, pari all’1,6% del Pil. Questa cifra, calcolata secondo la metodologia internazionale del Stockholm International Peace Research Institute, include non solo il bilancio del Ministero della Difesa (circa 29 miliardi), ma anche le spese militari distribuite in altri dicasteri: fondi del Mimit per l’industria degli armamenti, risorse del Mef per le missioni all’estero, quote della Guardia Costiera e della Protezione Civile, oltre ai costi per basi militari e partecipazioni Nato e Ue.

Secondo il Burdensharing Index elaborato dalla Rand Corporation per il Pentagono, l’Italia è il terzo contributore assoluto tra tutti gli alleati Nato con un valore pari a 4,75. Solo Stati Uniti e Giappone si collocano più in alto. Ancora più significativo è il Burdensharing Ratio: l’Italia registra un valore di 1,12, superiore all’unità, il che significa che il paese sta già contribuendo alla sicurezza Nato oltre le proprie possibilità economiche.

Il governo Meloni è riuscito quest’anno a raggiungere il target Nato del 2% attraverso un “ricalcolo contabile”: senza aumentare realmente gli investimenti, ha incluso nel bilancio della difesa voci precedentemente conteggiate altrove, come le pensioni militari dell’Inps e alcune spese della Guardia Costiera.

Ma ora arriva la vera “sfida”. Per raggiungere il 5% del Pil entro il 2035, l’Italia dovrà praticamente triplicare la propria spesa militare. Secondo l’Osservatorio Mil€x, questo significa arrivare a spendere, nell’anno 2035, 145 miliardi di euro, circa 112 miliardi in più degli attuali 33,4. Il cammino verso questo obiettivo comporterebbe una spesa militare decennale superiore di almeno 400 miliardi a quella che ci sarebbe mantenendo fermo il parametro del 2%.

Il Conto Salato per gli Italiani

Tradotto in termini concreti, raggiungere il 5% comporterebbe per l’Italia un costo aggiuntivo di circa 40 miliardi di euro all’anno rispetto alla proiezione con il livello attuale del 2%. Appunto 400 miliardi di differenziale in dieci anni, una cifra che supera l’intero Pil di paesi come il Belgio o l’Irlanda.

In termini pro capite, ogni italiano dovrebbe contribuire con circa 650 euro in più all’anno per la difesa. Per una famiglia di quattro persone si tratterebbe di oltre 2.600 euro annui aggiuntivi, che si tradurrebbero inevitabilmente in maggiori tasse o tagli ad altre voci di spesa pubblica.

Le conseguenze sui servizi pubblici potrebbero essere forti. I 40 miliardi annui aggiuntivi equivalgono al budget combinato di diversi ministeri: più di quanto l’Italia spende oggi per l’università e la ricerca, quasi quanto destina all’istruzione o pari all’intero fondo sanitario nazionale di alcune regioni del Sud. Per avere un altro ordine di grandezza: l’ultima Legge di Bilancio valeva 30 miliardi di euro. (Fonte: www.tgcom24.mediaset.it)

Fonti:

– ASKANEWS

– www.tgcom24.mediaset.it

Rivisto da Conoscenzealconfine.it

Visto su: https://www.imolaoggi.it

OMBRE
L'altro lato delle cose: la realtà oltre i confini dei sensi
di Massimo Citro

Ombre

L'altro lato delle cose: la realtà oltre i confini dei sensi

di Massimo Citro

Cosa succederebbe se ciò che chiamiamo “realtà” fosse solo una parte di ciò che esiste davvero?

Ombre - L’altro lato delle cose di Massimo Citro Della Riva invita a spostare lo sguardo oltre ciò che è immediatamente percepibile, verso un livello più sottile in cui tutto appare connesso.

Non tutto ciò che conta è visibile ai sensi

Che cos'è davvero l'immortalità? Che cosa, in noi, ha vocazione a durare, a trasformarsi senza dissolversi?

Questo libro si distingue per il suo tentativo di costruire un ponte tra scienza e dimensione invisibile, senza ridurre l’una all’altra.

Un invito prezioso a superare una scienza che si occupa soltanto di ciò che può misurare oggi, per aprirsi a ciò che potrà misurare domani, quando avrà affinato i propri strumenti teorici e sperimentali.

Un richiamo a non ridurci a organismi meccanici, ma a riconoscerci come esseri in cammino, tessuti di luce, suoni, pensieri, affetti.

Citro Della Riva propone una visione in cui la realtà non è fatta solo di materia, ma anche di campi energetici, vibrazioni e relazioni invisibili che legano ogni forma di esistenza.

Le ricerche citate – dalle cellule che emettono luce ai sistemi di comunicazione elettromagnetica tra organismi – aprono scenari che mettono in discussione l’idea di separazione e invitano a pensare in termini di interconnessione.

Uno sguardo che amplia i confini di ciò che consideriamo possibile.

Il percorso si sviluppa come un’esplorazione progressiva: dalla percezione sensoriale ai livelli più profondi della coscienza, passando per biologia, fisica quantistica e tradizioni antiche.

Temi fondamentali come malattia, guarigione, identità e morte vengono riletti alla luce di questa visione più ampia, in cui l’essere umano non è un sistema isolato ma parte di una rete dinamica e intelligente.

Il lettore è accompagnato a riconsiderare ciò che crede di sapere, senza imposizioni, ma attraverso stimoli che aprono nuove prospettive.

Quando cambia il modo in cui osservi, cambia anche ciò che riesci a comprendere.

Leggi questo libro se…

  • senti che la realtà non si esaurisce in ciò che puoi misurare, e vuoi esplorarne i livelli più profondi.
  • ti interessa il dialogo tra scienza, coscienza e spiritualità, senza visioni rigide o dogmatiche.
  • vuoi ampliare il tuo modo di pensare la vita, la salute e l’evoluzione personale.
  • sei curioso di conoscere ricerche e ipotesi che mettono in discussione i modelli tradizionali.
  • cerchi una lettura che stimoli domande più che offrire risposte definitive.

Perché ogni nuova domanda può aprire uno spazio di consapevolezza.

Non è una lettura da affrontare con l’idea di “capire tutto subito”. È un libro che lavora in profondità, che chiede attenzione e disponibilità a rimettere in discussione ciò che si dà per scontato.

E proprio per questo, può lasciare una traccia: quella di uno sguardo più ampio, meno rigido, capace di accogliere anche ciò che ancora non sappiamo spiegare.

Prefazione di Carlo Ventura

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