Specchi

Un uomo pieno di sé fece ricoprire di specchi le pareti e il soffitto della sua stanza più bella. Spesso vi si rinchiudeva, contemplava la propria immagine, si ammirava minuziosamente, sopra, sotto, davanti, dietro. Si sentiva così tutto ringagliardito e pronto ad affrontare il mondo.

Un mattino, lasciò la stanza senza chiudere la porta. Vi entrò il suo cane che, vedendo altri cani, li annusò; dato che essi lo annusavano, ringhiò; dato che essi ringhiavano, li minacciò; dato che essi minacciavano, abbaiò avventandosi su di essi. Fu una lotta spaventosa: le battaglie contro se stessi sono le più terribili che ci siano! Il cane morì, sfinito.

Un asceta passava di là, mentre il padrone del cane, desolato, faceva murare la porta della stanza degli specchi. “Questo luogo può insegnarti molto – gli disse – lascialo aperto”. “Che intendi dire?” chiese l’altro.

“Il mondo è neutro quanto uno specchio. A seconda che siamo ammirativi o ansiosi, esso ci rimanda ciò che gli diamo. Se sei felice, il mondo lo è. Se sei inquieto, lo è anch’esso. Vi combattiamo incessantemente i nostri riflessi e moriamo nello scontro. Questi specchi ti aiutano a capire: in ogni essere e in ogni istante, felice, facile o difficile, non vediamo né le persone né il mondo, ma la nostra sola immagine. Se lo capisci, ogni paura, ogni rifiuto, ogni lotta ti abbandoneranno”.

Tratto da: “Racconti dei Saggi dell’India” di Martine Quentric-seguy 

Fonte: http://www.faredelbene.net/public/news/articoli/5628/specchi.html

Libri e varie...
IL VIAGGIO DELLA VITA

Il Viaggio della Vita

Mai come ora il mondo è stato così instabile e fragile nella sua "materialità".

Per quanto si cerchi di farlo durare, appare sempre più realistico che non potrà resistere tanto a lungo. Le molte cose a cui ci aggrappiamo sembrano sempre più effimere, il tempo utilizzato nello sforzo di realizzare sogni e speranze appare sprecato e il disincanto accompagna i continui tentativi tesi a dare concretezza a qualcosa di oltremodo volubile, di "mercuriale".

Come dice Osho: "Noi cerchiamo di fermare ciò che per sua natura non può fermarsi, cerchiamo di trattenere ciò che deve continuare a fluire, ciò che deve necessariamente continuare a muoversi, perché il movimento costituisce la sua natura intrinseca. Stiamo cercando di afferrare qualcosa che per sua natura non può essere afferrato; inseguiamo il mondo come chi cerca di prendere in mano il mercurio, che invece si diffonde ovunque".

Da questa comprensione iniziale Osho suggerisce un viaggio che è interiore, qualcosa che accade, via via che si procede nella lettura, quasi il testo fosse un sentiero propedeutico che porta a raggiungere le proprie radici interiori e ad attivare quella fonte di energia vitale che ci unisce all'esistenza, alla sorgente esistenziale che si trova proprio dentro di noi, purtroppo oltremodo ignorata e disattesa. E al tempo stesso apre anche a cognizioni che permettono di alzare gli occhi verso l'alto e che aiutano il seme della nostra consapevolezza a fiorire.

Ma non è una fuga dalla realtà, quella che Osho consiglia, anzi, è lui stesso a chiarire: "Un'intensa esperienza del mondo è parte essenziale della ricerca del divino: il mondo non è il contrario del divino, bensì lo scenario della sua ricerca; se comprendi questa verità, la tua prospettiva cambierà drasticamente!".

"L'universo non è insensibile nei tuoi confronti; non è vero che all'esistenza non importa nulla di te: è interessata a te, quanto tu lo sei a lei!

Finché rimani distante dall'esistenza, lei rimarrà distante da te, ma via via che ti avvicini a lei, anche lei si avvicinerà a te.

Se l'abbracci, ti abbraccerà;

se ti muovi con coraggio verso di lei,

risponderà con la stessa intensità."
Osho

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