Sogni

cuore di roseCi sono persone che nascono per sognare,
ed altre che nascono per essere un sogno…

Il Sogno, tecnicamente, è una produzione psichica che ha luogo durante il sonno, caratterizzata da emozioni, percezioni e pensieri relativi a persone, situazioni od oggetti generalmente vissuti dal sognatore come reali, e solo più raramente accompagnati dalla consapevolezza della loro irrealtà.

Nei sogni le caratteristiche dell’esperienza cosciente diurna sono notevolmente alterate. In particolare, la coscienza onirica è totalmente svincolata dalla necessità di adattamento all’ambiente esterno reale, ed è interamente governata dalle leggi dell’affettività, che prescindono dalle norme logiche e sociali. Lo spazio e il tempo sono irreali, cioè il soggetto può essere contemporaneamente in due posti diversi, ed insieme attore e spettatore della medesima scena. Non vale il principio logico dell’«identità», per cui, per esempio, la persona sognata può essere vissuta dal sognatore come due diverse persone contemporaneamente e senza contraddizione. Soprattutto i sogni REM, che sono i più ricchi di immagini, possono essere un’esperienza emotivamente molto intensa.

L’ordine sequenziale, come in un film, descrive le preoccupazioni e i tentativi di risolvere i problemi della vita quotidiana del sognatore. Nel sogno l’attività percettiva è prevalente rispetto a quella cognitiva: i contenuti del sogno vengono infatti visti e sentiti piuttosto che pensati. L’attività del sogno coinvolge tutti i sensi, anche se in percentuale diversa: le esperienze visive sono presenti in tutti i sogni, quelle uditive nel 40-50%, e quelle gustative, olfattive e tattili, in percentuale relativamente bassa. Le emozioni, nei sogni, sono di solito pure e non mediate, come invece si presentano nella veglia. La maggior parte dei sogni è costituita da storie interrotte, formate in parte da ricordi, con frequenti cambiamenti di scena. I contenuti sono vari, spesso si tratta di situazioni comuni, benché i sogni bizzarri siano un’esperienza condivisa pressoché da tutti.

Queste caratteristiche rendono conto della difficoltà di tradurre il sogno nel linguaggio logico-discorsivo dell’esperienza diurna, come pure della necessità di ricorrere all’operazione definita da Freud «elaborazione secondaria», che consiste nella ristrutturazione del sogno in forma comprensibile e consequenziale.

Un’altra caratteristica dell’esperienza cosciente onirica, nota fin dall’antichità, è costituita dal valore simbolico dei suoi contenuti; in proposito, Freud ha parlato di «simbolizzazione» onirica. Parlare in termini scientifici di sogni, oggi, non è impossibile. Attraverso la registrazione dell’encefalogramma di persone addormentate si è potuto studiare l’andamento delle onde cerebrali durante il sonno e tracciarne schemi abbastanza precisi e corretti. Tuttavia nessuno, nonostante le innumerevoli teorie, è ancora riuscito a specificare la funzione esatta di questo stato della coscienza che ci divide totalmente dalla realtà così come la intende la società moderna. Alcune teorie attribuiscono al sonno una funzione ristorativa (un periodo di ristoro degli stati fisiologici), altre una funzione protettiva (proteggere dall’usura l’organismo), altre ancora di conservazione dell’energia. Esistono anche studi, peraltro molto accreditati da studiosi e scienziati, che pongono il sonno come meccanismo di difesa degli animali naturalmente più vulnerabili. Sarebbe questo il motivo per cui animali piccoli o lenti, come il bradipo o il ghiro, dormono anche 22 ore su 24, mentre animali più grandi e veloci, come l’elefante, ne dormono appena due. Dormendo, gli animali sarebbero meno esposti a pericoli esogeni. In questa concezione l’uomo si trova a metà della scala di misurazione.

Lo studio dell’encefalogramma dei dormienti ha portato a stabilire l’esistenza di cinque fasi successive durante il sonno. Le prime quattro che portano dal sonno leggero al sonno profondo, sono caratterizzati dall’assenza di movimenti oculari rapidi. Questi primi quattro stadi vengono definiti sonno non-Rem. Il quinto stadio è invece associato a movimenti oculari rapidissimi: è il sonno Rem (rapid eye movements), caratterizzato dalla presenza di sogni. Il ciclo che passa dal sonno leggero al sonno Rem si ripete nel corso della notte con durata di circa 90 minuti.

Lo studio empirico dell’esperienza onirica, condotto con categorie psicologiche, può essere fatto risalire all’inizio del secolo scorso, quando risultò chiaro che le stimolazioni esogene sul corpo del soggetto dormiente svolgono un certo ruolo nella determinazione dei contenuti onirici, e che in questo processo le percezioni oniriche risultanti sono sempre di natura visiva e auditiva, anche se le stimolazioni, come pocanzi specificato, interessano tutti i sensi.

Sempre all’inizio del secolo scorso si scoprirono altri dati interessanti, come il fatto che il nato cieco sogna solo immagini auditive, mentre in chi diventa cieco dopo l’infanzia, il sogno continua ad essere caratterizzato prevalentemente da immagini visive. Tuttavia, queste ed altre scoperte hanno solo una limitata portata esplicativa, pertanto il vero inizio dell’indagine scientifica sul sogno si colloca nel nostro secolo, in coincidenza con la pubblicazione, da parte di Freud (nel 1900), de L’interpretazione dei sogni, opera fondata sull’analisi rigorosa dei sogni dell’autore stesso.

Secondo le più recenti teorie psicoanalitiche si possono considerare i sogni come il risultato di un complesso processo di pensiero che si svolge durante il sonno. Attraverso i sogni vengono elaborate delle informazioni, proprio come avviene nelle situazioni di veglia: i sogni sono significativi quanto le altre attività mentali, come i pensieri e le fantasie, ed esprimono i desideri, le paure e le preoccupazioni individuali. Senza dubbio, lo studio e l’analisi del contenuto dei sogni possono essere spesso utili per la comprensione del funzionamento mentale dell’individuo, e costituiscono una tecnica impiegata nelle varie forme di psicoterapia, soprattutto in psicoanalisi.

L’attività onirica come quella di veglia ha diversi significati: un sogno, come ad esempio sul “tagliare l’erba”, può essere un pensiero relativamente semplice senza ulteriori significati. Oppure può, attraverso le sue immagini, dare un’interpretazione completa della vita del sognatore compresi traumi, cambiamenti e condizioni attuali. Questo è possibile perché quando sogniamo, usiamo e mettiamo in luce i nostri modelli primari di organizzazione del nostro mondo, dunque le immagini del sogno vengono scelte non in quanto sostituti mascherati di qualcos’altro, come sosteneva Freud, ma piuttosto perché costituiscono il miglior linguaggio iconico di cui, in quel momento, il sognatore dispone per esprimere il suo pensiero.

Nei sogni vengono utilizzate due modalità cognitive: quella linguistica (processo secondario), e quella più legata ad immagini e sensazioni (processo primario). Queste due modalità compaiono sotto forma di “immagini sensoriali”, le quali secondo il loro ordine sequenziale esprimono un significato. Le immagini sensoriali tendono ad evocare maggiore affetto.

Sigmund Freud ipotizzò che i processi mentali del sogno fossero differenti da quelli della veglia e li chiamò “processi di pensiero primario”, caratterizzati da meccanismi primitivi, rapidi spostamenti di energia, e contenuti sessuali o aggressivi risalenti all’infanzia. Il punto di partenza freudiano è che tutti i sogni implicano una trasformazione difensiva (mascheramento) del contenuto latente. Diversi psicoanalisti contemporanei sostengono che i sogni rivelino direttamente le preoccupazioni immediate del sognatore. La distinzione operata da Freud tra contenuto manifesto e contenuto latente, centrale nel suo modello onirico, si basava sulla teoria delle pulsioni, nella quale le spinte pulsionali latenti o desideri infantili dovevano essere mascherati e trasformati nel sogno manifesto per difendere il sonno. Le difese compaiono nei sogni in maniera diretta, ma non con la funzione di trasformare il contenuto o mascherare il contenuto latente in quello manifesto.

Tuttavia il contenuto del sogno è spesso elusivo e difficile da capire, questa difficoltà è dovuta a diversi fattori: il cattivo ricordo del sogno; l’intrinseca mancanza di chiarezza dell’attività onirica; la difficoltà di capire il significato delle immagini da una prospettiva vigile; la difficoltà di trovare una corrispondenza quando si sovrappongono due
differenti stati mentali.

Fonte: https://giardinodellefate.wordpress.com/sogni/

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Il mito della donna selvaggia

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Un intramontabile capolavoro di poesia, psicologia e spiritualità. Un testo imprescindibile, diventato ormai un classico.

Clarissa Pinkola Estés, psicanalista junghiana nonché maestra indiscussa nella ricerca della felicità, fonda una psicanalisi del femminile attorno alla straordinaria intuizione della Donna Selvaggia: una forza psichica potente, istintuale e creatrice, lupa ferina e al contempo materna, ma soffocata da paure, insicurezze e stereotipi.

Non meno originale è il metodo utilizzato dalla studiosa che, attraverso un lavoro di ricerca ventennale, ha attinto alle fiabe e ai miti presenti nelle più diverse tradizioni culturali, per aiutare il lettore a scoprire chi è veramente, a liberarsi dalle catene di un'esistenza non conforme ai bisogni più autentici e a "correre" con il proprio Sé.

Barbablù, La Piccola Fiammiferaia, Vassilissa, Il Brutto Anatroccolo... Fiabe udite durante l'infanzia e trasformate in magiche suggestioni per crescere interiormente.

L'autrice trova un'analogia profonda tra donne e lupi, un legame psichico tra le due specie, poiché entrambe sono eleganti e istintive allo stesso tempo, fedeli sia col partner che con la comunità di cui fanno parte.
Attraverso il racconto di fiabe, dalle più comuni a quelle più insolite, estrapolate in diverse culture e con elementi simili tra loro, Clarissa Estés racconta alcuni archetipi di donna che mostrano le diverse sfaccettature della sua natura. Per ogni fase della vita della donna esiste un racconto specifico.

Molto spesso le donne sono costrette a seguire rigide regole che vengono imposte loro dalla cultura o dalla comunità di appartenenza e, così facendo, non sono mai libere di esternare il proprio essere, la loro vera natura.

In ogni donna c'è una forza interiore, una creatura selvaggia e naturale, una forza potente, piena di buoni istinti, creatività appassionata e conoscenza senza età, curiosità... e che non andrebbe mai bloccata.
Nel libro, l'archetipo della donna selvaggia si svela attraverso diversi personaggi, per far sì che le lettrici possano ritrovare sé stesse e riconnettersi con la propria essenza.

Leggere questo intramontabile long seller, quindi, vuol dire fare un lavoro introspettivo di auto-analisi nel quale molte donne sono in grado di rivedersi.

Tra i diversi personaggi raccontati dall'autrice, un ruolo determinante è assegnato sicuramente a Vassilissa. Infatti, attraverso di essa, è possibile comprendere l'importanza dell'intuito femminile. Mediante la storia della protagonista russa, Estés spiega l'intuito come qualcosa di insito nella natura femminile e di tramandabile di generazione in generazione, come una sorta di potere che una madre affida alla propria figlia, perché ne faccia buon uso e lo tramandi a sua volta.

La donna, grazie al suo istinto, è in grado di ascoltare, di avvertire determinate sensazioni e di vedere dentro.

Attraverso la storia di questa ragazza si evidenzia l'importanza di affidarsi alle proprie forze, senza dover contare su nessun altro.
Ciò è possibile soltanto liberandosi delle costrizioni che provengono dall'esterno e che abbiamo reso nostre; accettando le parti negative del nostro essere, senza reprimerle; non avendo paura di "scontrarsi" con la parte più bella della nostra natura, quella primitiva, più vera e cruda.
Fidarsi del proprio istinto, però, non vuol dire essere irrazionali, poiché alimentando la nostra conoscenza, esso diventa sempre più saggio e consapevole.  

Il libro-culto che ha cambiato la vita di milioni di donne.

 

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