di Weltanschauung Italia
Chi non appartiene a nessun ordine simbolico, chi non si riconosce in nessuna tradizione, non ha gli strumenti per percepire l’altro come qualcuno che merita rispetto.

Fino a un po’ di anni fa, se un adulto ti fermava per strada e ti diceva che stavi sbagliando, abbassavi gli occhi, magari borbottavi qualcosa, e andavi avanti con una lezione in tasca. Riconoscevi in quell’uomo esperienza, appartenenza a un ordine delle cose che anche tu, un giorno, avresti abitato.
Oggi lo stesso adulto che prova a dire qualcosa rischia di ricevere un pugno, un coltello, la morte.
Gli episodi di cronaca hanno quasi sempre un denominatore comune che i media citano in fretta o omettono del tutto: i protagonisti sono molto spesso giovani immigrati o figli di immigrati. Chi non appartiene a nessun ordine simbolico, chi non si riconosce in nessuna tradizione, non ha gli strumenti per percepire l’altro come qualcuno che merita rispetto.
Ma il problema è più largo. Da decenni si è smesso di trasmettere, nelle famiglie, nelle scuole, nella cultura, qualunque senso del limite, del dovere, della gerarchia come fatto naturale.
La cultura woke per decenni ha demolito ogni forma di autorità chiamandola oppressione. L’autorità era struttura, era il modo in cui una civiltà si perpetuava trasmettendo a ciascuno il proprio posto nel mondo. La si è abolita in nome del progresso.
Il risultato è una generazione senza forma, che trova la prima resistenza e esplode. Stiamo assistendo all’ultimo gradino di una caduta già lunga. Ed è il più buio, perché non lascia più nemmeno le macerie su cui appoggiarsi.
Articolo di Weltanschauung Italia
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