Ponte Morandi: un nuovo Pentagono?

di Massimo Mazzucco

Quando ci furono gli attentati dell’11 settembre, ci raccontarono che un Boeing 757 della American Airlines era andato a colpire il Pentagono. Poi però, stranamente, non ci hanno mai mostrato un solo video.

Dalle dozzine e dozzine di telecamere di sorveglianza presenti nella zona, non c’è stato un solo video che ci mostrasse questo Boeing che andava ad impattare sul Pentagono.

Secondo lo stesso rapporto dell’FBI, c’erano 85 telecamere che inquadravano la zona di approccio o la zona di impatto dell’aereo. Ma queste riprese sono state tutte sequestrate dall’FBI, e nessuno ce le ha mai fatte vedere.

L’unica ripresa che hanno reso pubblica è quella della telecamera di un parcheggio, dalla quale però’ l’aereo non si vede. Si vede solo una striscia di fumo che passa, con una coda che compare a un certo punto, ma l’aereo non si vede. Quindi, ci hanno dato questo contentino, ma nessuno è in grado di sapere con precisione che cosa abbia colpito il Pentagono. Giustamente, ha fatto bene a lamentarsi Michael Moore di questo fatto.

Libri e varie...

Adesso a Genova sta succedendo una cosa simile. Pare che le riprese delle telecamere del ponte siano tutte inutilizzabili. Tutte. Sentite cosa ci racconta il procuratore Cozzi al riguardo: “Ci sono stati dei problemi nelle videoregistrazioni della società autostrade. Non posso dire che ci siano materiali di grande rilevanza o utilità. Il maltempo incideva sulla cattiva qualità delle immagini”. Sembra di sentire le scuse di John Belushi, nei “Blues brothers”, quando arriva in ritardo dalla moglie: “ho bucato una gomma, non è suonata la sveglia, ho sbagliato strada sei volte…”

Sentite ancora cosa dice Cozzi: “La mancanza delle immagini vera e propria o l’interruzione delle immagini è dovuta, a quanto è dato di capire, a sconnessioni sulla rete dovuta al fenomeno sismico, al crollo insomma. In poche parole, un black out”.

Un black out. Fine. nessun sospetto, è tutto normale. Cioè praticamente il fenomeno sismico – ovvero il crollo – avrebbe creato una “sconnessione”, nel momento in cui avviene, che cancella addirittura le immagini che hanno preceduto il crollo.

Nemmeno un bambino di sei anni può credere a questa fesseria. Le immagini ci devono essere tutte, da tutte le angolazioni possibili, che registrano tutto quello che è successo, a partire dal momento dell’inizio del crollo. Se è saltato un tirante, si deve vedere il tirante che salta, prima che il crollo vero e proprio inizi. Se ha ceduto la carreggiata, si deve vedere la carreggiata che cede, prima che il crollo inizi. Poi, se vuoi, puoi anche raccontarmi che “il sisma” ti ha cancellato tutto quello che viene dopo. Ma fino a che questo “sisma” non si verifica – ovvero fino a quando il crollo non è già avvenuto – le immagini devono esserci tutte, per forza.

Inoltre, non ci debbono essere solo le immagini riprese dal cavalcavia, cioè quelle che monitorano i flussi di traffico H24. In quella vallata è pieno di industrie, negozi e attività di ogni tipo, che avevano sicuramente decine di telecamere installate e funzionanti. E il Ponte Morandi non era un proprio un bruscolino invisibile, nascosto in un angolo remoto della valle. Era un oggetto enorme, che la attraversava tutta, e che deve comparire per forza in dozzine di inquadrature diverse.

Quindi, tirate fuori queste immagini e fatecele vedere. Ci sono prima di tutto i parenti delle vittime, che hanno almeno il diritto di conoscere la verità. Altrimenti saremo autorizzati a pensare che quelle immagini rivelano con troppa chiarezza le responsabilità di chi gestiva quel ponte, e che siano state soppresse proprio per dare una mano alla concessionaria delle autostrade, e a suoi proprietari.

Non siamo noi i complottisti per forza. Siete voi, le famose “autorità preposte”,che  nel momento in cui ci raccontate queste scemenze insostenibili, favorite il terreno perchè nascano dei sospetti nei vostri confronti.

Articolo di Massimo Mazzucco

Fonte: https://www.luogocomune.net/LC/17-politica-italiana/5005-ponte-morandi-un-nuovo-pentagono

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