Nuove Crepe nell’Edificio europeo

di Gerardo Coco

Con una sentenza inattesa esplosiva emanata il 5 maggio scorso, la Corte costituzionale federale tedesca con sede a Karlsruhe, ha inferto un duro colpo all’ordinamento giuridico dell’Ue e alla sua politica economica avviando un processo che, in teoria, potrebbe culminare nel disfacimento dell’Unione economica e monetaria europea.

Non c'è soluzione per tornare a crescere, se non quella di uscire ...

La sentenza di ben 110 pagine stabilisce che, dopo un periodo transitorio di non più di tre mesi, la Bundesbank non potrà più partecipare al programma di acquisto del settore pubblico (il cosiddetto Quantitative easing), a meno che la Ue e la Banca centrale europea non dimostrino di aver esercitato solo poteri specificamente concessi dagli Stati membri e non Ultra vires, cioè al di là della propria capacità o autorità giuridica e quindi incostituzionali.

Il Tribunale tedesco mette in dubbio la legalità dei piani di acquisto dei titoli pubblici e privati ma non contestando alla Bce e Ue di avere violato l’art 123 del Trattato dell’Unione europea, che vieta il salvataggio degli stati membri attraverso il finanziamento dei loro disavanzi e neppure contesta il programma di acquisto di emergenza pandemica. Contesta invece l’inosservanza del “principio di proporzionalità” in base al quale le istituzioni comunitarie sarebbero andate ben al di là della loro autorità legale, ignorando completamente gli effetti di politica economica del programma stesso, sugli interessi di tutte le parti, il che equivale a una violazione dei trattati europei. Ad esempio, hanno tenuto conto degli effetti non solo sui bilanci e sui tassi di interesse delle banche, ma anche su quelli delle imprese, sui fondi pensione e assicurativi e quindi potenzialmente su tutti i risparmiatori e sui loro standard di vita?

La sentenza ha un antefatto significativo. All’epoca della crisi del debito, quando cominciò il salvataggio dei paesi del Sud europeo, 1.700 tedeschi intentarono una causa legale al Cda della Bundesbank sostenendo che la banca, iniettando liquidità nel sistema per conto della Bce, avrebbe fatto affidamento sul sostegno fiscale dei contribuenti tedeschi.

I tribunali tedeschi, allora, chiesero alla Corte di giustizia europea con sede in Lussemburgo, se la politica monetaria era conforme al diritto dell’Unione europea e non incostituzionale per il diritto tedesco. In sostanza, la Bce faceva solo politica monetaria o anche economico-fiscale con salvataggi dalla porta di servizio? La corte europea nel 2018, in un testo denso ma spesso opaco, affermò che la Bce aveva agito solo nei limiti del suo mandato. Ma ora Karlsruhe, con quest’ultima sentenza, ha respinto e annullato la tesi del massimo tribunale europeo definendola “insostenibile dal punto di vista metodologico”.

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La Corte tedesca ha comunque lasciato alle istituzioni europee tre mesi di tempo per una risposta e per dimostrare che lo schema di acquisto di titoli pubblici e privati rispetta il principio di proporzionalità. In caso contrario, il governo tedesco non potendo vincolare gli acquisti della Bce che è soggetta al diritto dell’Ue, potrebbe vincolare quelli della Bundesbank, soggetta al diritto tedesco. Ma, ovviamente, senza la partecipazione della banca centrale tedesca, l’euro ipso facto andrebbe a fondo. In risposta a una sentenza che sembra una dichiarazione di guerra, la Corte di giustizia europea ha accusato i giudici di Karlsruhe di “compromettere l’unità dell’ordinamento giuridico dell’Ue e “pregiudicare la certezza del diritto”, mentre il presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ha addirittura ventilato la possibilità di una causa contro il governo tedesco non potendola intentare contro una corte costituzionale.

Ora le domande che si pongono sono: Chi, in Europa, ha l’ultima parola? Un tribunale nazionale può scavalcare il tribunale europeo? Se la sentenza Karlsruhe mira a dimostrare che i trattati dell’Ue non prevalgono sul diritto tedesco, ciò avrà conseguenze importanti. Se, infatti, altri tribunali seguiranno l’esempio tedesco, si rafforzerà la resistenza alle interferenze dell’Unione europea negli affari interni dei paesi membri, mettendo in risalto che essa non è un governo federale ma una federazione di paesi sovrani, ciascuno con la propria costituzione e l’Unione può agire solo se non entra in contrasto con le loro Costituzioni. Questo è dunque, secondo noi, il significato della sentenza, perché ciò che è in gioco, come sempre, è il controllo dell’euro e dell’Unione europea.

Resta da capire perché la Corte tedesca con tale sentenza shock abbia fomentato una crisi istituzionale proprio nel mezzo di un’emergenza sanitaria ed economica, aprendo una nuova crepa nell’edificio sgangherato dell’euro. Ma questi sono tempi decisivi specialmente per paesi in caduta libera come la Spagna e l’Italia e Karlsruhe vuole evitare, che la carta di credito tedesca, finora implicitamente garante dell’euro e delle sue linee di credito, venga usata per il salvataggio di intere economie.

La sentenza, pertanto, è anche un avvertimento per Christine Lagarde, la nuova presidente della Bce che ha zero anni di esperienza nel settore bancario ma ha una leadership indiscussa nell’ignorare leggi e nel fornire salvataggi che si risolvono in catastrofi. Cosa succederà adesso? Il tribunale tedesco, astutamente, ha dato l’opportunità di una riconciliazione, affermando che se la Bce produce ragioni convincenti per le sue decisioni, potrebbe essere pronto a ritirare la sentenza. Le ragioni arriveranno, ma la vita non sarà più la stessa per la cooperazione europea, soprattutto per gli infiniti trasferimenti di denaro da nord a sud. L’euro potrà continuare solo fino a quando tutti ne tollereranno le conseguenze.

Articolo di Gerardo Coco

Fonte: http://www.opinione.it/economia/2020/05/20/gerardo-coco_corte-costituzionale-federale-tedesca-karlsruhe-bundesbank-quantitative-easing-ue-banca-centrale-europea/

LE MALATTIE AUTOIMMUNI
Come affrontarle e prevenirle con l'alimentazione e i giusti integratori
di Paolo Giordo

Le Malattie Autoimmuni

Come affrontarle e prevenirle con l'alimentazione e i giusti integratori

di Paolo Giordo

Che cosa s'intende con il termine malattia autoimmune? Da che cosa vengono causati i disordini autoimmuni?

Il dottor Paolo Giordo, in modo chiaro e puntuale, affronta il tema delle malattie autoimmuni.

Fornisce informazioni sui regimi alimentari da seguire, sull’impatto che hanno gli alimenti sulle differenti patologie autoimmuni e sul funzionamento del nostro sistema immunitario.

Introduzione

Le malattie autoimmuni sono tuttora avvolte da un'aura di mistero.

Cosa accade al nostro organismo quando manifestiamo una malattia autoimmune? Dal punto di vista scientifico, si può osservare una reazione immunitaria contro le cellule e i tessuti del nostro stesso organismo ma quando si va a ricercare una causa che spieghi questo fenomeno, ci si trova davanti a un vicolo cieco.

La solita "cellula impazzita" prende la scena, definizione ormai consueta usata anche per spiegare l'origine del cancro. Quando non si riesce a identificare una causa, non rimane altro che definire "impazzite" le cellule che non rispettano le consegne.

Prima degli anni Cinquanta del secolo scorso la letteratura medica riportava solo pochi sporadici casi di malattie autoimmuni. Sappiamo che, nel lento fluire del tempo, l'essere umano si è trovato di fronte a una richiesta gradualmente crescente di adattamento agli stimoli ambientali in un mondo profondamente mutato.

Il nostro sistema immunitario, o meglio psico-neuro-endocrino-immunitario, soprattutto negli ultimi 60-70 anni, si è trovato di fronte a una miriade di sollecitazioni, di fronte alle quali le nostre capacità di adattamento spesso sono andate in completo affanno. L'adattamento è la chiave della sopravvivenza, ma quasi sempre richiede un prezzo da pagare.

Le innumerevoli tossine ambientali a cui siamo esposti hanno spesso sbilanciato le risposte adattative del nostro organismo, alterando anche la comunicazione che le nostre cellule hanno tra di loro.

La reazione autoimmune si configura, pertanto, come una risposta adattativa in questo mondo moderno. E probabilmente, questo disadattamento è destinato a crescere e peggiorare nelle sue manifestazioni, specie sugli esseri umani.

La medicina moderna ha trovato il modo di tacitare i sintomi di queste patologie con antinfiammatori e immunosoppressori, compresi gli anticorpi monoclonali, senza però occuparsi minimamente di intervenire sulle cause.

Considerare le cause significherebbe essere costretti a modificare l'ambiente, l'inquinamento, lo stile di vita, per cui nessun paese al mondo pare disposto a percorrere questa strada politicamente "scorretta".

Pertanto, ci troviamo sempre più impotenti ad assistere all'esplosione di patologie autoimmuni, molte delle quali misconosciute o non facilmente diagnosticabili.

Quanto detto sembrerebbe escludere ogni speranza di alleviare i sintomi o affrontare queste situazioni patologiche, ma se perdessimo la speranza forse non avrebbe più senso neanche la vita stessa.

È la speranza in qualcosa di migliore che ci fa alzare ogni mattina, che illumina i nostri desideri e le nostre azioni, che ci differenzia da quelli che sono o vogliono essere degli automi eterodiretti.

Cominciamo un viaggio di comprensione e di consapevolezza, per far sì che qualcosa di buono possa avvenire.

Giordo prende anche in esame le singole patologie, una per una, dedicando poi un’ampia trattazione all’importanza degli integratori vitaminici, dei minerali e dei funghi medicinali.

"Non esiste in medicina niente di più semplice della prevenzione e nulla di più difficile della sua comprensione."

- Prof.ssa Violetta Skrzypulec

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