In Nigeria prosegue da anni una persecuzione sistematica dei cristiani.
Ciò avviene nelle regioni del Middle Belt e del nord, condotta da gruppi jihadisti come Boko Haram e dai pastori Fulani, ma l’ONU e i media mainstream preferiscono minimizzare o ignorare del tutto quello che sta accadendo, perché evidentemente alcuni genocidi sono più convenienti da raccontare di altri e alcune vittime valgono meno di altre nella gerarchia delle tragedie meritevoli di attenzione internazionale.
Gli attacchi colpiscono sistematicamente le comunità agricole cristiane, distruggendo i raccolti, sterminando gli abitanti, cancellando interi villaggi dalla mappa. Oltre due milioni di persone sono state sfollate, milioni necessitano di assistenza umanitaria, ma la macchina della propaganda internazionale resta in silenzio perché la narrazione non si adatta ai copioni preconfezionati che determinano quali sofferenze meritino indignazione globale e quali possano essere tranquillamente dimenticate.
Le conseguenze sono strutturali e destinate a diventare irreversibili: distruzione delle economie agricole locali e insicurezza alimentare su vasta scala, disintegrazione del tessuto sociale e scomparsa di culture indigene millenarie, spostamenti demografici che alterano permanentemente il paesaggio religioso della Nigeria, con i cristiani costretti a fuggire dalle regioni colpite o dal paese stesso. La violazione sistematica della libertà religiosa e di movimento crea una condizione di terrore permanente che rende impossibile qualsiasi forma di vita normale.
Sul lungo termine, la persecuzione non affrontata alimenterà ulteriore instabilità e potenziale collasso statale, mentre la degradazione ambientale causata dalla distruzione delle comunità agricole e dallo sfollamento di massa porterà a deforestazione e perdita irreversibile di biodiversità. Ma tutto questo, apparentemente, non è abbastanza interessante per meritare la stessa copertura mediatica riservata ad altre crisi.
Il pattern è chiaro: quando le vittime sono cristiani africani massacrati da gruppi jihadisti, l’attenzione internazionale evapora, le risoluzioni ONU restano nel cassetto, i media trovano altro di cui occuparsi. La gerarchia delle vittime è precisa e impietosa – alcuni morti valgono prime pagine e mobilitazioni globali, altri spariscono nel silenzio più totale.
La comunità internazionale dovrebbe aumentare la pressione sul governo nigeriano, garantire assistenza umanitaria sostenibile, utilizzare piattaforme alternative per diffondere informazione censurata dai canali mainstream. Ma aspettare che questo accada significa aspettare che la macchina propagandistica decida arbitrariamente che queste vite contano abbastanza.
Esistono le sciarpette PRO CRISTIANI NIGERIANI? Cercatele… nel frattempo il genocidio continua.
Fonte: https://t.me/lacivettabianca



































