Morire per i propri Ideali: coraggio o super-ego? L’esempio di William Wallace e Giordano Bruno

di Alessandro Poli

Fare dei propri ideali un motivo di vita arrivando a sacrificarsi per questi, è un’azione di estremo coraggio o un’azione di super-ego?

Pochi uomini riescono o sono riusciti a distinguersi dalla massa nella storia. La loro caratteristica peculiare è che essi non si limitano a vivere mediocremente la propria vita, ma sono determinati a raggiungere risultati e compiere scelte impensabili ed inimmaginabili per la maggioranza degli altri uomini.

Perché alcuni individui si salvano dall’oblio?

Tutti noi siamo consapevoli che prima o poi dobbiamo morire e statisticamente le più grandi paure che abbiamo sul punto di morte sono: il rimpianto di non avere realizzato i nostri sogni e l’oblio, ovvero la paura di non essere ricordati dopo essere morti. Ebbene i grandi protagonisti della storia, nel bene o nel male, hanno sconfitto l’oblio, ed oggi vengono studiati e ricordati per le loro imprese. Tuttavia, penso che non bisognerebbe ricordarli solo per ciò che hanno fatto, ma soprattutto per il percorso che hanno intrapreso. Nel senso che i protagonisti della storia come Cesare, Giordano Bruno o Gandhi, hanno avuto come unico obbiettivo nella loro vita la realizzazione di se stessi e di conseguenza dei propri sogni. Certamente questo è un obbiettivo che molti uomini si pongono, ma allora perché solo alcuni tra questi vengono ricordati? Sicuramente perché oltre ai loro sogni avevano delle straordinarie capacità individuali ed una grandissima forza di volontà, ma penso che ciò non sia abbastanza.

Libri e varie...

A mio parere la chiave che ha permesso a questi uomini di morire in pace, per aver portato a termine ciò in cui credevano, è stata un’interpretazione della vita totalmente diversa a quella a cui siamo abituati, poiché essi non hanno vissuto con i propri ideali ma per i propri ideali. Infatti, tutta la loro esistenza si è basata sul tentativo di trasferire i loro ideali da se stessi al mondo reale e, nel momento in cui ciò non è stato possibile, hanno combattuto ed hanno trovato anche la morte per questo scopo.

Tutto ciò è coraggio o un atteggiamento di super-ego?

Morire per i propri ideali è solamente un atto di estremo coraggio concorde alla filosofia di vita di questi grandi personaggi o, con questo estremo gesto, il concetto stesso di coraggio viene superato e rimpiazzato dalla volontà di super-ego? Consideriamo due grandi personaggi storici, entrambi morti per i propri ideali: William Wallace, famoso condottiere scozzese e protagonista del film Braveheart, che ha sfidato gli inglesi per la libertà del suo popolo, e il famoso filosofo Giordano Bruno. Entrambi sono morti per la libertà, Wallace per quella politica, Bruno per quella d’espressione.

Grazie a ciò, essi, assieme al loro coraggio nell’affrontare gli ostacoli che si frapponevano tra loro e la realizzazione dei loro ideali, sono diventati dei rappresentanti veri e propri di questi valori. Infatti entrambi sono morti affermando i propri ideali, Wallace anche se torturato non ha ceduto chiedendo pietà, così come Giordano Bruno ha scelto di morire, piuttosto di abiurare le sue tesi, considerate eretiche dalla chiesa.

Fino a questo punto, tutto ciò è indubbiamente una forte espressione di coraggio ma c’è anche qualcosa di più, ovvero l’integrità morale verso se stessi. Anche nelle situazioni più difficili, essi non rinnegando i propri ideali, sono rimasti fedeli a se stessi, o meglio sono rimasti loro stessi. Quindi è proprio questa affermazione di sé in punto punto di morte, l’atto di super-ego, che trascende il senso stesso di coraggio ed è volto totalmente a rimanere fedeli a se stessi, alla propria filosofia di vita e ai propri ideali, i quali se fossero stati rinnegati sarebbe stato come rinnegare se stessi… ma questo, per gli uomini di cui stiamo parlando, era impensabile.

Quando il super-ego è sbagliato?

Questa affermazione di sé può essere negativa quando viene male interpretata, ovvero quando al posto di scegliere di morire per rimanere concordi a se stessi, si scegli di farlo per diventare un modello, rappresentante di quegli ideali per i posteri, salvandosi così dall’oblio. Questo sarebbe sbagliato, perché il proprio sacrificio non sarebbe più fine a se stesso, volto all’affermazione di se stessi, ma sarebbe un gesto compiuto in relazione a qualcos’altro, quindi per l’egoismo di ottenere fama (salvarsi dall’oblio).

Questa interpretazione del super-ego non ha nemmeno sfiorato i personaggi storici trattati precedentemente. Infatti questi, per ripeterlo, hanno avuto coraggio per tutta la vita, fino al momento della morte, per poi abbracciare un atteggiamento di super-ego nel momento in cui hanno scelto di affermare se stessi, al posto di salvarsi, negando se stessi.

Articolo di Alessandro Poli

Fonte: https://www.ilsuperuovo.it/morire-per-i-propri-ideali-coraggio-o-super-ego-lesempio-braveheart-e-di-giordano-bruno/

Libri e varie...
GANDHI. IL RISVEGLIO DEGLI UMILIATI
di Jacques Attali

Gandhi. Il Risveglio degli Umiliati

di Jacques Attali

La vita del Mahatma vista da Jacques Attali, saggista francese già autore di numerose biografie degli uomini che hanno fatto la storia. Gandhi, piccolo uomo dalle fragili sembianze e dalle modeste origini divenne il padre dell'indipendenza del paese più popoloso al mondo, l'India, che oggi lo considera il Padre della nazione. Il soprannome Mahatma (in sanscito Grande Anima), gli fu dato dal poeta indiano Tagore, in virtù del fatto che egli fu in grado di cambiare il mondo con le sue idee. Teorico della dottrina della non violenza, al suo pensiero si ispirarono molti movimenti per la difesa dei diritti civili e grandi personalità, tra cui Martin Luther King e Nelson Mandela.

Ma com'è riuscito, quest'uomo fragile e dalla voce esitante, questo giovane avvocato fallito, a riunire milioni di uomini? Com'è avvenuto che le sue mille sconfitte si siano mutate in trionfo? La vita di questo "santo laico" mostra che per non essere più umiliati bisogna prima smettere di umiliare, cambiare il proprio rapporto con l'altro. E Gandhi lo fece, dando l'esempio piuttosto che lezioni, insegnando il coraggio di cambiare se stessi prima di pretendere di trasformare l'altro.

Oggi è quanto mai attuale, perché mai come ora la violenza nel mondo è tanto minacciosa e multiforme. La sua prodigiosa contemporaneità emerge da molti fattori, tra cui l'idea di economia etica, la condanna della violenza, l'appello all'opinione pubblica, il ripudio della nozione di "potere". Furono i voti di sincerità, castità, nonviolenza e povertà a far si che la sua lotta non deragliasse mai? Gandhi scrisse che in lui la fede "divenne una forza vivente". Tutti conoscono la sua storia, ma lui rimane comunque un enigma.

L'autore ci spiega come Gandhi, oltre ad ottenere l'indipendeza del suo paese nel 1947, diventò il creatore dell'identità nazionale dell'India, diviso da diverse culture e religioni. Gandhi infatti sviluppò l'identità indiana grazie alla sua celebrità acquisita attraverso i media, sfruttando l'immagine per promuovere gli ideali di cui si fece portavoce. Gli abiti tradizionali, il bastone, gli occhiali, la sua stessa struttura fisica, magra e minuta, sono elementi che hanno contribuito a costruire una figura in grado di incarnare l'India.

Gandhi. Il risveglio degli umiliati racconta la storia di un secolo, attraverso la storia di quest'uomo che con la sua vita ha indicato ai posteri la strada da percorrere.

 

 

 

...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *