“Mine antiuomo”: Trump le riammette tra le armi dell’Esercito americano

Donald Trump ha riammesso l’uso delle mine antiuomo nella dotazione dell’esercito americano. “I nostri soldati non possono essere svantaggiati in nessun campo rispetto al nemico”.

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La decisione invertirà una scelta politica di Obama del 2014, che limitava l’uso dei dispositivi esplosivi alla penisola coreana. “Questa politica autorizzerà i comandanti combattenti, in circostanze eccezionali, a impiegare mine terrestri, mine auto-distruttive e non persistenti, specificamente progettate per ridurre i danni involontari ai civili e alle forze partner”, ha affermato la Casa Bianca.

Le mine persistenti sono quelle che, una volta inserite nel terreno, devono essere disattivate manualmente, le più letali e le più diffuse. Le mine antiuomo non persistenti, invece, si autodistruggerebbero. Ma molti esperti contestano questo assunto, dichiarandone l’estrema letalità. Si stima che le mine anti uomo siano intorno ai 100 milioni, sparse in una sessantina di Paesi. Ogni anno si contano le nuove vittime, 100 mila i morti negli ultimi 15 anni, 7.200 nel solo 2017.

Sono passati 20 anni dall’entrata in vigore, il 1 marzo del 1999, del Trattato di Ottawa, che prende il nome della capitale canadese dove è stata siglata la Convenzione internazionale per la proibizione in tutto il mondo dell’uso, stoccaggio, produzione e vendita delle mine antiuomo e per la distruzione di quelle inesplose. Ad oggi sono 164  i Paesi che l’hanno firmata e ratificata, quindi l’hanno recepita nei propri ordinamenti dopo decenni di battaglie della società civile.

Trump, con questo suo nuovo regalo all’industria degli armamenti, prosegue nella sua guerra senza quartiere a tutte le regole, leggi e trattati, che regolano un minimo di convivenza civile tra le nazioni del nostro pianeta. L’unica legge è e deve rimanere quella del più forte. America first!

Fonte: https://raiawadunia.com/mine-antiuomo-trump-le-riammette-tra-le-armi-dellesercito-americano/

SISTEMI DI POTERE
Conversazioni sulle nuove sfide globali
di Noam Chomsky, Barsamian David

Sistemi di Potere

conversazioni sulle nuove sfide globali

di Noam Chomsky, Barsamian David

In questa serie di colloqui, l'ottantacinquenne linguista e politologo statunitense analizza il mondo contemporaneo e le tensioni che animano, denunciando i "sistemi di potere" - governi, organismi finanziari, multinazionali - che alimentano divisioni nella società allo scopo di assoggettare gli individui.

A finire sotto il suo sguardo chirurgico non è solo il nuovo imperialismo americano, che perpetua persino sotto Obama strategie consolidate, ma anche potere, più recente e oramai forse più invasivo, del capitale finanziario transnazionale, che ha scalzato quello legato all'industria e al commercio.

È il potere delle multinazionali, della BCE e dei fautori dell'austerity, che impoverisce il ceto medio e tiene sotto scacco l'Europa. Sono questi "sistemi" a muovere una nuova guerra di classe contro i lavoratori e la società, una guerra che non può che essere "unilaterale".

Al servizio del potere, oggi come sempre, la macchina della propaganda, che induce nuovi bisogni e crea sottomissione.

"Il potere non si suicida", dice Chomsky, ma alcune forme di democrazia partecipata e di cittadinanza attiva emergono a contrastare la sua forza schiacciante: il movimento Occupy e gli indignados, la gestione operaia delle fabbriche, le rivolte della Primavera araba dimostrano che lottare per migliorare le cose è possibile. A patto di non sedersi davanti alla tv: Chomsky interviene qui, infatti, anche su questioni di politica culturale...

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