Leone XIV al Senato: il Giudizio sulla Guerra che i Media Non Hanno Voluto Raccontare

L’articolo di Paolo Del Debbio intitolato “Non è Francesco: l’incredibile censura sul Papa che contesta la corsa al riarmo”, pubblicato su La Verità di sabato 20 dicembre 2025, denuncia un “doppio standard” mediatico nel trattamento riservato all’attuale Pontefice, Leone XIV.

Secondo Del Debbio, i media stanno applicando una forma di “censura selettiva” sulle parole scomode del nuovo Papa, coprendo con enfasi la forma istituzionale della sua visita al Senato, ma oscurando la sostanza politica e morale delle parole pronunciate dal Papa in quei giorni, in particolare la sua durissima condanna al riarmo europeo e alla gestione del conflitto ucraino.

Ho pensato quindi di fare un approfondimento su ciò che Papa Leone XIV ha effettivamente detto e giudicato, basato sui contenuti citati nell’articolo e sui testi integrali del concomitante “Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2026” (“La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante”), che fa da sfondo alle polemiche.

Il Giudizio su Armi e Riarmo: “Oltre la legittima Difesa”

Questi sono i passaggi chiave che, secondo l’analisi di Del Debbio e le fonti dirette (incluse testate cattoliche internazionali come Crux), i grandi media avrebbero scelto di non evidenziare per non disturbare la narrazione politica dominante sul riarmo.

1. Il Cuore del Giudizio: “Siamo Oltre la Legittima Difesa”

Il punto più “politicamente scorretto” dell’intervento del Papa è la ridefinizione di ciò che sta accadendo in Europa. Mentre la politica parla di “difesa necessaria”, Leone XIV ribalta il concetto.

La condanna tecnica. Il Papa afferma che i programmi di riarmo attuali – con riferimento implicito ai piani UE approvati negli stessi giorni – hanno superato la soglia della moralità e della legalità internazionale. L’Europa è andata, dice esplicitamente,molto al di là del principio della legittima difesa. La logica dominante non è più quella della protezione, ma una destabilizzazione planetaria che usa la difesa come alibi per alimentare un’economia di guerra.

“Quando la difesa diviene un’industria che necessita di conflitti per auto-sostenersi, siamo usciti dal perimetro della legittima difesa ed entrati in quello della destabilizzazione planetaria pianificata.” (La Verità)

L’irrazionalità della deterrenza. Leone XIV rifiuta l’idea della deterrenza come “male necessario” e la definisce invece una irrazionalità strutturale, fondata sulla paura e non sul diritto. Anche la deterrenza nucleare è descritta come un rapporto basato sul dominio della forza, non sulla giustizia. Affidare la sicurezza alla minaccia della distruzione reciproca significa aver già perso la partita sul piano morale, prima ancora che su quello militare.

Qui il Pontefice introduce l’irrazionalità come categoria politica. A differenza dei predecessori che parlavano di “orrore”, Leone XIV parla di fallimento razionale. La deterrenza, oltre che moralmente problematica, è anche economicamente autodistruttiva: sottrae risorse alla sicurezza sociale (sanità, lavoro, coesione) per investirle in una sicurezza armata che rende il mondo più instabile.

2. L’Accusa all’Occidente: “la Colpa della Pace”

Nel passaggio forse più duro verso le classi dirigenti – e che spiega il silenzio imbarazzato dei media – il Papa analizza la manipolazione psicologica delle società occidentali.

La pedagogia della guerra. Leone XIV denuncia l’esistenza di una vera e propria rieducazione al conflitto, accusando governi e sistemi educativi di presentare la guerra non più come extrema ratio, ma come un elemento normale e inevitabile della vita civile.

Il paradosso della colpa. Nel rapporto tra governanti e cittadini si è giunti, afferma il Papa, a un capovolgimento morale: “Si considera una colpa, o un’ingenuità da deridere, il non prepararsi abbastanza alla guerra”.

Chi parla di pace viene trattato come un irresponsabile, un illuso o un traditore. È un clima di intimidazione intellettuale che trasforma la prudenza in colpa e la guerra in virtù.

3. UE e Italia: “Europa in Trincea”

Il Papa non si limita a invocare un generico cessate il fuoco, ma entra nel merito della strategia politica europea.

L’uso sistematico della paura. L’Europa, afferma Leone XIV, “usa la paura in nome del riarmo”, costruendo un nemico assoluto per giustificare una spesa assoluta.

La colonizzazione delle coscienze. Il Pontefice denuncia l’ingresso della logica bellica nelle scuole e nei media. Non si educa più alla complessità e alla diplomazia, ma si abitua progressivamente la società all’inevitabilità dello scontro. È quella che il Papa definisce “colonizzazione militare delle coscienze”, dove chi cerca la pace viene etichettato come “disfattista”.

Contro la retorica della vittoria. La “vittoria militare” viene smontata come mito pericoloso. In un’epoca di armamenti nucleari e ipertecnologici, cercare la vittoria sul campo equivale a un suicidio logico.

La blasfemia delle armi. Infine, Leone XIV definisce una “autentica blasfemia” l’uso di valori religiosi o morali – come la “difesa della civiltà” – per giustificare l’invio di armi.

4. La Proposta Oscurata: “Pace Disarmata e Disarmante”

Mentre i titoli dei giornali si soffermavano quasi esclusivamente sulla cornice istituzionale della visita al Senato, il cuore del messaggio di Leone XIV – quello realmente destabilizzante per la narrazione dominante – veniva accuratamente rimosso dal dibattito pubblico. Nel “Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2026” (si celebra ogni anno il 1° gennaio ma è un documento che il Vaticano diffonde e rende pubblico in anticipo rispetto alla data della celebrazione), il Pontefice ha infatti avanzato non un appello generico, ma una vera alternativa strategica alla logica della guerra permanente.

Sul conflitto ucraino, Leone XIV supera il registro puramente compassionevole della “martoriata Ucraina” – espressione che pure mantiene – per entrare nel nodo politico della exit strategy. La pretesa di una “vittoria a tutti i costi” viene definita “immorale e illusoria”: nell’era atomica non esistono vincitori, ma solo sopravvissuti.

In questo quadro, la “pace disarmata” non è resa né debolezza, ma il rifiuto consapevole di una logica che ha già dimostrato il proprio fallimento. Ed è proprio questa proposta che i governi europei tendono a liquidare come utopistica, perché mina alle fondamenta l’intero impianto della deterrenza e dell’economia di guerra.

Il Papa colpisce poi il cinismo della guerra per procura, smascherandone la retorica morale: “È facile parlare di resistenza quando si fornisce il ferro e si lascia agli altri il compito di versare il sangue. Questa non è solidarietà, è cinismo geopolitico mascherato da valori”. (Crux)

La parte costruttiva del discorso – quasi del tutto assente nei resoconti dei grandi giornali – propone un ribaltamento radicale del concetto di forza. Il disarmo richiesto non è soltanto militare, ma linguistico e morale: abbandonare la retorica del nemico assoluto e recuperare il coraggio del negoziato, presentato non come una resa, ma come l’atto politico più alto.

Il negoziato come eroismo. Contro la narrazione che assimila il dialogo alla debolezza – il consueto richiamo al “Munich moment” – Leone XIV afferma che la vera forza politica oggi consiste nel “disinnescare la miccia prima dell’esplosione”, non nel celebrarne l’inevitabilità.

Un popolo oltre i blocchi. Nel Messaggio per la Pace 2026, il Papa invita i popoli europei a ritrovare la propria sovranità morale e politica, sottraendosi alla logica dei blocchi contrapposti. La pace non è semplice assenza di guerra, ma presenza di giustizia; e non può esserci giustizia in un’economia che prospera sulla produzione sistematica di strumenti di morte.

Infine, Leone XIV mette in guardia dall’abuso dell’articolo 51 della Carta ONU. Il diritto all’autodifesa non può giustificare una spirale senza fine né l’eternizzazione del conflitto. Quando perde ogni orizzonte di composizione politica, l’autodifesa smette di essere difesa e diventa meccanismo automatico di guerra.

Il Papa Deliberatamente Ignorato

La tesi di Paolo Del Debbio appare difficilmente contestabile: Papa Leone è stato deliberatamente ignorato. I media hanno preferito raccontare l’evento della visita al Senato come un evento cerimoniale, evitando però di confrontarsi con un Pontefice che, negli stessi giorni in cui l’UE approvava nuovi piani di riarmo, definiva quella direzione una follia morale e politica.

Il titolo “Non è Francesco” allude a questo cortocircuito: parole di tale radicalità, se pronunciate dal predecessore mediaticamente idealizzato, avrebbero occupato le prime pagine. Pronunciate da Leone XIV, vengono silenziate perché rompono la grammatica bellicista oggi egemone.

Al di là di ogni confronto tra pontificati (che non appassiona), una cosa è evidente: le parole di Leone XIV sono immensamente più grandi del brusio sterile di Bruxelles. Non sono slogan, ma giudizi. Non sono auspici, ma chiamate in causa. Davanti a esse non è più possibile fingere di non sapere.

La parte propositiva e più squisitamente “culturale” sul disarmo linguistico e morale è contenuta prevalentemente nel Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace (pubblicato a ridosso della visita, ma destinato al 1° gennaio 2026), intitolato “La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante”. È fondamentale distinguere i due livelli dell’intervento papale di quei giorni, che i media hanno colpevolmente confuso o ignorato.

Il Messaggio per la Giornata della Pace

Il Papa scrive che “non si può parlare di pace se si usa la lingua della guerra”. Invita ad abbandonare termini come “nemico assoluto”, “vittoria finale” o “annientamento”, perché le parole armate preparano i cuori armati.

In questo testo, il negoziato viene elevato a virtù. Non è un ripiego tattico, ma un atto di “coraggio spirituale”: “Il vero coraggio non è colpire chi sta lontano, ma sedersi di fronte a chi ci ha ferito per fermare la spirale”.

L’articolo di Del Debbio mette in luce come i media abbiano ignorato il Messaggio (relegandolo a “cose da preti”) e abbiano trasformato la visita al Senato in una passerella, censurando il fatto che, in quei giorni, il Papa abbia definito il riarmo una “destabilizzazione pianificata”.

Da questo momento in poi, soprattutto chi si richiama a un’ispirazione cristiana nella vita pubblica non può più dire di non avere una bussola. La direzione è stata indicata con chiarezza. Non può più rifugiarsi nell’ambiguità, né nascondersi dietro il linguaggio tecnico, né invocare l’inevitabilità della storia. La bussola è stata indicata con chiarezza, davanti alle istituzioni e davanti ai popoli.

Il Papa ha parlato due volte e in due registri decisivi: alla coscienza, nel Messaggio per la Pace; e alle istituzioni, attraverso una presenza che ha dato risonanza pubblica a quel giudizio. Ha disarmato le parole e ha chiamato in causa l’impianto politico che sostiene il riarmo. Ha smascherato la retorica morale della guerra e denunciato la sua organizzazione industriale. Chi finge di non aver capito, ha già scelto.

Il tentativo di ridurre tutto a cerimonia, a gesto simbolico o a “opinione religiosa” non è distrazione: è rimozione deliberata. Perché quelle parole non chiedono consenso, ma assumono un giudizio. E ogni giudizio vero esige una risposta.

Per questo il silenzio pesa più di mille dichiarazioni. E l’oblio non è neutrale. È il segno che ciò che è stato detto disturba, perché costringe a decidere da che parte stare: se continuare a chiamare pace la guerra, o avere finalmente il coraggio di disarmarla.

***

Precisazione: il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace è un documento che il Vaticano diffonde e rende pubblico in anticipo rispetto alla data della celebrazione.

Ecco come funziona temporalmente il meccanismo, che spiega anche il corto circuito mediatico:

  1. La data ufficiale: La Giornata Mondiale della Pace si celebra ogni anno il 1° gennaio (in questo caso, il 1° gennaio 2026 sarà la 59ª edizione, indicata con i numeri romani LIX).
  2. La data di pubblicazione: Tradizionalmente, il testo del messaggio viene reso pubblico dalla Sala Stampa Vaticana alcune settimane prima, solitamente a metà dicembre, per dare tempo a diocesi, parrocchie e media di leggerlo e diffonderlo.
  3. La coincidenza del 2025: Quest’anno la pubblicazione del Messaggio è avvenuta (come notato nell’articolo) proprio nei giorni in cui Papa Leone XIV compiva la sua visita istituzionale al Senato (metà dicembre 2025).

Perché è importante questa precisazione? Questa coincidenza temporale non è casuale per l’analisi di Del Debbio. Il Papa aveva già in mano il testo del messaggio (pubblico) in cui chiedeva il “disarmo morale e linguistico” per il 2026. Quando è andato al Senato, ha rafforzato quel messaggio scritto con un discorso durissimo contro il riarmo politico.

I media, quindi, avevano a disposizione due fonti contemporanee (il Messaggio scritto per il 1° gennaio e il discorso orale al Senato) per capire la posizione del Papa, ma hanno scelto di ignorare la sostanza di entrambe.

Riferimenti:

  1. Non è Francesco: l’incredibile censura sul Papa che contesta la corsa al riarmo – La Verità / Paolo Del Debbio
    (https://www.laverita.info/il-papa-parla-di-pace-i-giornali-lo-censurano-2674815898.html)
  2. Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace 2026: “La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante” – Sala Stampa della Santa Sede / Vatican News
    (https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-12/papa-leone-xiv-messaggio-giornata-mondiale-pace-2026.html)
  3. Resoconto stenografico della seduta n. 371 del 17/12/2025 (Visita di Papa Leone XIV) – Senato della Repubblica
    (https://www.senato.it/show-doc?leg=19&tipodoc=Resaula&id=1487222)
  4. Il Papa: “Il riarmo va oltre la legittima difesa, è irrazionale e destabilizzante” – AlaNews / Askanews
    (https://www.alanews.it/esteri/il-papa-il-riarmo-va-oltre-la-legittima-difesa-e-irrazionale/)
  5. Pope is reminding the world what it means to be human: Leo condemns ‘out of control’ investment portfolios – Crux Now
    (https://cruxnow.com/vatican/2025/12/pope-is-reminding-the-world-what-it-means-to-be-human-cardinal-says)

Fonte: https://www.vietatoparlare.it/leone-xiv-davanti-al-senato-il-giudizio-sulla-guerra-che-i-media-non-hanno-voluto-raccontare/

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