Le “Gretinate” di Bankitalia

di Gianfranco La Grassa

I cambiamenti climatici metteranno ancora più a rischio l’economia italiana. Chi ha detto questa “Gretinata”? Il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Da quando è iniziata la crisi ne abbiamo sentite di tutti i colori.

Colpa della paura, della sfiducia, dei cattivi banchieri, del parassitismo finanziario e ora anche dello scioglimento dei ghiacciai. Ci prendono per i fondelli e quanto più in alto stanno, con le loro cariche da megadirettore generale e deleghe alle panzane, tanto più grosse le sparano. Sono lupi mannari che si burlano del popolo facendo a loro volta la figura degli asini, ma a caro prezzo per i contribuenti, considerati i compensi che incamerano.

Visco, dal famigerato “Festival dello sviluppo sostenibile” (organizzato da insostenibili esseri verdi lontani dalla Terra quanto i marziani) ha dichiarato: “L’Italia sarà la nazione europea più esposta ai danni legati all’esondazione dei fiumi… ll progressivo aumento delle temperature potrebbe influire in modo permanente sulle capacità produttive del Paese”.

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Dobbiamo dedurne che rifacendo gli argini dei corsi d’acqua scongiureremo una più pesante débâcle nazionale. Ecco il grande dilemma economico del Belpaese e noi che credevamo di avere a che fare con criticità di tutt’altro tipo. Poi costoro si scandalizzano se keynesianamente viene proposto di scavare buche e ricoprirle al fine di reimpiegare i disoccupati, accrescendo la domanda. Peraltro, terremoti e catastrofi varie – brutto a dirsi ma purtroppo veritiero – possono anche smuovere l’economia, ma ormai in Italia abbiamo smarrito il senso utile della tragedia, preferendole l’atroce farsa politicamente corretta.

Per dare credibilità alle sciocchezze profferite, il reggente dell’Istituto di via nazionale ha poi “dato i numeri”: “Secondo analisi svolte in Banca d’Italia oltre il 20% dei prestiti al settore produttivo viene erogato a residenti di aree ad elevato rischio alluvionale”. Scende la pioggia, cala la solvibilità. Ma un modo c’è per affrontare pericoli creditizi ed idrogeologici: la transizione verso un’economia caratterizzata da basse emissioni di carbonio [per] limitare i rischi che i cambiamenti climatici pongono per il benessere dei cittadini… Il settore finanziario, le banche centrali e le autorità di vigilanza non possono supplire alle politiche necessarie a ‘decarbonizzare’ i nostri sistemi energetici, ma possono svolgere un ruolo importante per favorire tale processo“.

Ad un falso problema si risponde con una soluzione fasulla mentre impazza la battaglia energetico-geopolitica per le fonti tradizionali (le quali avrebbero dovuto esaurirsi già poco dopo le prime riunioni del Club di Roma) e ci si è tolti da decenni la possibilità di produrre energia veramente pulita ed efficiente come quella nucleare. Decarbonizziamo pure, ma serve a poco se ci facciamo sempre bruciare sul tempo da concorrenti più spavaldi e meno disposti di noi a fare la fame per l’ideale.

La finanza, inoltre, deve adeguarsi al nuovo spirito ecologista e per un mondo migliore deve essere a sua volta sostenibile, puntando ad “un significativo miglioramento dell’impatto ambientale dei nostri investimenti finanziari: le aziende incluse nel nuovo portafoglio si caratterizzano per un più basso grado di emissioni di gas serra (-23%) e minori consumi di energia e di acqua (del 30 e del 17%, rispettivamente)”. Prestiti in cambio di aria pulita, cioè fritta. Ma quando mai?

Le Banche preferiranno sempre la solidità alla “gassosità” e nessuno offrirà mai denaro in cambio di certificati verdi. Lo faranno credere ai “volatili” (soprattutto polli) dell’opinione pubblica, ma agiranno con il sempiterno intento di fare profitti, anche in maniera più che spregiudicata. L’unica ecologia possibile in economia è quella dei “verdoni”, non quella verde.

Articolo di Gianfranco La Grassa

Fonte: http://www.conflittiestrategie.it/category/articles/page/2

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