Lasciate che noi… veniamo ai bambini!

di Barbara Tampieri (Lameduck)

Marcello Veneziani ha già detto tutto, ma io ci provo lo stesso ad aggiungere qualche ragionamento, perché la sua è una visione persino troppo ottimistica dell’abuso, più che uso, pretestuoso dell’infante, in quella che chiamo la “Pedo-propaganda del regime Novordomondialista”.

Per saperne riconoscerne il significato ancora più oscuro, che oramai si appalesa sempre più sfrontatamente in questa battaglia finale della hỳbris dei volonterosi maggiordomi di Satana, occorre averne appreso il linguaggio, essere passati attraverso il fuoco.

La sacerdotessa frigida del riscaldamento globale Greta, è stata messa momentaneamente nel congelatore, metaforicamente, s’intende, forse in attesa di un restyling di immagine o prepensionamento, visto lo scarso appeal che ha dimostrato. Greta, con le trecce totalitarie tirate allo spasimo e con malagrazia da una mamma-frigorifero (“vedete che l’autismo è colpa della mamma?” suggeriscono), è stata smascherata. Accostarla agli Juncker e alle Lagarde ha svelato il trucco degli sceneggiatori. Al tempo dei social il quarto d’ora si accorcia a meno di cinque minuti. È girata perfino una foto dove la bambina pareva conversare con il noto figuro clintoniano in odore di satanismo, John Podesta, ma era per fortuna – per lei – solo un politico polacco che gli assomigliava.

Libri e varie...

Messa in “stand-bye bye” Greta, ecco però pronto un altro mostriciattolo (foto sotto) anch’esso, immagino, corredato di un paio di genitori disfunzionali e affetti da gravi turbe mentali. Il tweet sottostante recita: “Ella Briggs, 11 anni, aspira a diventare la prima presidente lesbica degli USA”.

Genitori folli che sono sempre esistiti, ma che una volta erano minoranza risibile e non certo in grado di poter contare su un Apparato psicomedico in grado di soddisfar loro tutte le perversioni, dipendente da un Sistema politico che decretasse per legge la normalizzazione delle ubbìe come diritto umano.

Quanti orrori sono celati nelle due righe di questo tweet? Un povero esserino di 11 anni già convinto che il suo futuro sarà uguale a quello di una vecchia baldracca, che una provvidenziale mano dal cielo ha impedito mettesse le grinfie sul pulsante nucleare.

Libri e varie...

Bisogna urlarlo. A undici anni non puoi essere nessuna cazzo di lesbica, perché non hai ancora completato il tuo sviluppo psicosessuale. A diciotto anni potrai saperlo con buona probabilità di certezza e nessuno potrà criticare la tua scelta ma non a undici. Anch’io a quell’età mi innamorai di una supplente, ma durò due giorni e poi mai più. Ognuno di noi può aver fatto le sue esplorazioni in entrambe le direzioni, anche solo platonicamente durante l’adolescenza, ma senza che nessuno ci mettesse in testa che, alla prima deroga dall’eterosessualità, occorresse andare a farsi tagliare il pisello o amputarsi le tette o riempirsi di ormoni, per illudersi psicoticamente di poter cambiare sesso.

Questi proregressisti invece non solo vogliono la sessualizzazione dei bambini, ma si assicurano che la trasformazione in piccoli oggetti di trastullo sia irreversibile. Tanto di gente vogliosa di sostituirsi alla Ragione o a Dio, che possano offrire la propria complicità, ne sono piene le università ad indirizzo, ahimé, scientifico.

I bambini vengono attirati nella “Neverland” (“terra che non c’è”, o “Nulla”) del gran finale pedofilo della Storia. Non solo come piccoli oggetti sessuali ma come malatini congeniti – anche qui dalle malattie irreversibili – o “Kindersoldaten”, “soldatini delle battaglie fasulle”, dalle quali usciranno massacrati soprattutto psicologicamente. Si promette loro un mondo meraviglioso dove, l’hanno notato in pochi, non si va a scuola perché si sciopera. Come nel “Paese dei Balocchi”, appunto. Ricordate il 31° capitolo di Pinocchio, dove lui e Lucignolo vengono tradotti nel Bel Paese per diventarvi infine ciuchini da pubblico ludibrio e poi pelle di tamburo? Credo che non esista una descrizione migliore della pedofilia in letteratura. È una lettura che, una volta che se ne è intesa la chiave, diventa quasi intollerabile. Scritta da qualcuno che sa e che conosce come si muovono gli “Omini di Burro”.

Anche i piccoli eroi loro malgrado dell’attentato terroristico del bus, sono caduti nelle grinfie dei melliflui imbonitori di Neverland, che li hanno usati per realizzare una sceneggiatura da appiccicare ad hoc ad un evento che avrebbe potuto essere solo una immane tragedia, al fine di diluirne il messaggio da grave avvertimento per la nostra sicurezza, a momento di piccoloeroismo da neo libro “Cuore”, piccola vedetta lombarda compresa, con il quale riempire paginate e orate di trasmissioni pomeridiane. Nella speranza che l’incidente possa essere presto rimosso.

Il Sistema ha provato a selezionare, secondo la propria ideologia zootecnica, i “nuovi italiani” come i favoriti da imporre al pubblico, ma l’effetto curioso e non voluto (ma che forse qualcuno ha saputo sfruttare abilmente a proprio vantaggio), è stata la rivolta di quest’ultimo contro l’esclusione dal podio di quelli che, alla fine dei giochi, risulteranno essere stati quelli dal comportamento più proattivo e maturo. Ovvero quelli che si voleva venissero esclusi su base autorazziale. Un apparato propagandistico che parte con un tam tam per lo ius soli e finisce per far innamorare tutti del piccolo lombardo che grida “ti amo Dio” è un bello smacco.

Ci si chiede in tutti questi casi: è parte del gioco lo scegliere spesso i propri testimonial tra i francamente odiosi? Forse sì, perché il messaggio della propaganda deve sempre violento e deve essere percepito come imposizione. Un Burioni simpatico effettivamente non serve, non è pedagogico. È l’impotenza di fronte all’intoccabilità di chi ti fa del male, che ti rende folle di rabbia e disperazione, non il poterlo affrontare a viso aperto e ad armi pari.

Sembra – presentando questi piccoli testimonial da schiaffi da adorare – si voglia evocare sempre ambivalentemente sia l’istinto protettivo che l’impulso infanticida che albergano in ognuno di noi. Giusto per abituarci all’idea che sì, bellini, carucci o lenze, ma alla fine i bambini dovranno essere sacrificati in vari modi fantasiosi, e per Quelli là, sicuramente piacevoli. La fine dei “Kindersoldaten”, dei nanetti da trastullo e delle bambole vive è sempre lo scannatoio dell’insospettabile.

Parliamoci chiaro, ciò che stanno escogitando è il padre di tutti i genocidi, è la sconfitta definitiva di Dio, l’ultimo sfregio che consisterà nella cancellazione della discendenza della sua creatura. Si sarebbe potuto fare comodamente con le numerose testate nucleari, in una sorta di “Armageddon” di cui però nessuno avrebbe potuto fare la telecronaca fino alla fine. In questo modo, credono di potere, alla fine, camminare sulla devastazione da trionfatori, sentendosi finalmente vittoriosi sulla propria stessa natura.

Cosa vi sarebbe da salvare, dopotutto? L’arte ha già esaurito tutto il suo modernismo nel secolo scorso (cit. Faye). L’architettura non riesce ad andare oltre il brutalismo carcerario, la musica è morta, la letteratura pure, il cinema è pura propaganda, la scienza non scopre più nulla, la medicina fa ammalare. “Non resta”- immagino abbiano concluso – “che la distruzione del mondo”.

Articolo di Barbara Tampieri (Lameduck)

Rivisto da Conoscenzealconfine.it

Fonte: http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2019/03/lasciate-che-noi-veniamo-ai-bambini.html

Libri e varie...
L'ABUSO ALL'INFANZIA NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI
Dal lavoro con le vittime, con i colpevoli e con i genitori
di Mathias Wais, Ingrid Gallé

L'Abuso all'Infanzia nella Vita di tutti i Giorni

Dal lavoro con le vittime, con i colpevoli e con i genitori

di Mathias Wais, Ingrid Gallé

L'abuso sessuale non è un fenomeno isolabile, descrivibile in modo netto e preciso, ma purtroppo si inserisce senza soluzione di continuità nel quotidiano e comune atteggiamento di superiorità e potere con cui l'adulto tratta il bambino.

In questo libro, l'abuso è descritto dal punto di vista dell'esperienza, dall'interno. Cosa provano la vittima, l'abusante, l'ambiente? E cosa proviamo noi tutti, pubblico ed esperti, riguardo al tema dell'abuso sessuale? Come possiamo comprenderlo, rapportarci ad esso? Che posizione vogliamo assumere al riguardo?

Fondandosi su ciò che hanno sperimentato in questo campo negli ultimi anni, gli autori parlano dell'esperienza di lavoro con le vittime, con gli abusanti, con le madri e l'ambiente circostante e, come consulenti all'educazione, delle conclusioni che da tale esperienza di lavoro si possono trarre.

Ottenere una spiegazione definitiva dell'abuso è impossibile, ma con tale approccio, Wais e Gallé vogliono innanzitutto sviluppare aspetti finora trascurati nei dibattiti che possono contribuire ad una comprensione dell'abuso in quanto fenomeno sociale.

Nel testo: Breve storia delle reazioni

  • "È semplicemente successo": le strategie dell'abusante
  • "Non posso farci niente": la "teoria pulsionale" dell'abusante
  • Quello che le donne fanno ai bambini, lo fanno per amore"? Le donne che abusano di bambini
  • "Dice che è amore": dal vissuto della vittima
  • Così vicina, eppure così lontana: la madre
  • "Fallo per me": la sopraffazione nella vita di tutti i giorni
  • Affrancarsi dall'abusatore: psicoterapia di donne e uomini che hanno subito abuso
  • "Dov'è il problema?": il lavoro di prevenzione sugli abusatori
  • Conclusioni: il potere e l'Io
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Un commento

  1. Siamo alla Sofferenza della Croce mentre i carnefici giocano per dividersi le sacre vesti del condannato.
    Ciò che distingue un essere umano da un essere creato con artifici dall’uomo sono i sentimenti più intimi di amicizia, lealtà, rispetto, libertà di scelta, carità, amore, perdono.
    Una macchina è uno strumento più o meno pilotato e condizionato dalle istruzioni che vi sono immesse.
    La libertà umana ci consente di poter incidere sulla vita d’un piccolo nostro simile creatura da noi generata più o meno consapevolmente. Questa creatura avrà un imprinting e leggendo Lorenz Konrad da bambino:
    Riconobbi allora che le civette difettano di una capacità essenziale: non possono nuotare e immergersi, cose che io avevo imparato qualche tempo prima. Decisi allora di diventare un uccello acquatico e quando in seguito compresi che non avrei potuto esserlo, volli almeno averne uno. Influenzato dalla grande scrittrice svedese, desideravo delle oche.[3]»
    Persuasi i genitori ad acquistargli un pulcino d’anatra, iniziò a condividere tale interesse con una bambina di tre anni più grande, la sua futura moglie, che ricevette un anatroccolo della stessa covata[4]:
    «[…] io, che a quel tempo avevo appena sei anni, fui a mia volta imprintato nell’essenziale interesse verso gli anseriformi, mentre mia moglie, che aveva nove anni, non fu colpita da questa innocua follia. L’amore per gli anatidi che mi prese allora e che ancor oggi mi possiede, forse è buona esemplificazione di come anche negli uomini possano verificarsi imprinting irreversibili. Quantunque in quell’estate del 1909 ci sentissimo già troppo superiori per giocare all’«anatra», svolgevamo tuttavia il nostro ruolo di «madri anatre» con grande dedizione e passione.[5]» ——–
    Si diventa piano piano uomini e donne che cercano la Verità del proprio essere.
    Come si possa violentare l’anima d’un essere innocente per farne un subalterno alla depravazione sessuale d’un essere che per difetti genetici o casi da studiare con coscienza etica nel bene del soggetto (non per dimostrazione medica omicida) o volontà propria vuole imporre un percorso distruttivo dell’anima del piccolo essere umano… impunemente è sintomo d’una società morta all’amore.

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