di Riccardo Sampaolo
Dall’Italia comunitaria e cattolica all’Italia guardinga della normazione ossessiva, molti passi in avanti sono stati fatti… nella direzione sbagliata.

La società italiana del secondo dopoguerra era animata da una grande volontà di riscatto, dopo le infauste vicende belliche. L’Italia degli anni Sessanta raggiunse tassi di crescita del Pil decisamente impensabili oggi, e nei primissimi Novanta, il Corriere della Sera titolò in prima pagina “Italia quarta potenza”.
Dai tardi anni Ottanta fino alla metà dei Novanta avvengono un’enormità di avvenimenti di grande portata storico-politica ed economica; cade il muro di Berlino (novembre 1989), viene sciolto il PCI, che diviene PDS e nel dicembre del 1991 viene ufficialmente sciolta l’Unione Sovietica, e da lì a breve nascerà l’Unione Europea, un’entità economico-giuridica dal forte dirigismo, misto ad una economia di mercato piuttosto allergica al protezionismo, e volta all’inseguimento di principi astratti ecologico-ambientali molto sentiti da una parte progressista della cittadinanza urbana, il tutto sottovalutando le pesanti ricadute economiche nei vari comparti produttivi, che di fatto ci stanno gradualmente consegnando a quella grande fabbrica del mondo che è la Cina.
Nel 1992, con tangentopoli si abbatte poi sulla politica l’azione della Magistratura che con le sue indagini porta di fatto al collasso dei partiti che per lunghissimi anni hanno guidato l’ Italia, come la DC e il Psi. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica viene meno il ruolo strategico dell’ Italia come paese di confine tra il blocco ovest e est e si assiste agli ultimi colpi di coda della “quarta potenza mondiale” a cui farà seguito il graduale declino politico ed economico dello Stivale, affiancato da un crescente protagonismo di alcuni settori della Magistratura non più “arginati” da una politica che progressivamente si consegna a una rilevanza via via minore.
Le profonde trasformazioni “antropologiche” indotte dalle varie legislazioni radicalpannelliane degli anni Settanta, quali il divorzio e l’aborto compiono poi una sottovalutata operazione di progressiva invadenza dello Stato progressista nell’intimità delle persone che va di pari passo con il progressivo, da lì a poco, arretramento del medesimo Stato nel campo sociale ed economico.
La politica si occuperà sempre più di diritti individuali e sempre meno di diritti sociali, e con l’arrivo del crinale degli anni Novanta la politica diverrà sempre meno volta al raggiungimento di risultati, e sempre più attenta al rispetto apparente delle procedure attentamente controllate da una Magistratura sempre più in vantaggio sulla politica nell’ambito dell’equilibrio dei poteri.
I tempi di un Enrico Mattei che violava o aggirava più di ottomila, tra leggi e regolamenti, per concentrarsi solo sui risultati, sono lontanissimi.
Dall’Italia comunitaria e cattolica all’Italia guardinga della normazione ossessiva, molti passi in avanti sono stati fatti, nella direzione sbagliata, oltretutto con una scuola in cui si potenzia l’inglese e l’informatica facendo arretrare la geografia e altre materie umanistiche fondamentali per lo sviluppo di un sano spirito critico.
Articolo di Riccardo Sampaolo




































