La bestia immonda che ha massacrato Allende e il suo popolo, è ancora viva e feconda… soprattutto in Europa

di Giorgio Cremaschi

Il Cile di Pinochet fu la cavia che servì a sperimentare le ricette e le dosi delle politiche liberiste, che poi dilagarono in tutto il mondo, e che oggi più che mai, confermano la loro natura intrinsecamente criminale.

Salvador Allende

Salvador Allende

A Santiago del Cile, l’11 settembre 1973 (notate la data!), con un colpo di Stato le forze armate guidate da Augusto Pinochet rovesciano il governo socialista di Salvador Allende, che muore durante l’assedio al palazzo presidenziale, dopo aver gridato attraverso Radio Magallanes le sue ultime parole: “Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!”.

Oggi è importante ricordare questa data per almeno due ragioni di fondo. La prima è che il Cile sotto la sanguinaria dittatura di Pinochet divenne la cavia della prima sperimentazione liberista del secondo dopoguerra. Camminando sopra le decine di migliaia di cadaveri di sostenitori del governo socialista democraticamente eletto, i “Chicago boys” di Milton Friedman, giunsero in Cile per gestire la politica economica del tiranno. E sperimentarono la distruzione del sistema pensionistico pubblico, della sanità e di tutti i servizi sociali, la privatizzazione in favore delle multinazionali di tutto il sistema produttivo a partire dalle ricche miniere di rame, la cancellazione di ogni diritto per il lavoro.

La cavia cilena servì a sperimentare le ricette e le dosi delle politiche liberiste, che poi dilagarono in tutto il mondo e che oggi più che mai confermano la loro natura intrinsecamente criminale. Politiche liberiste che in Europa hanno avuto un nuovo impulso con l’uso come nuova cavia della Grecia, sottoposta alla dittatura bancaria della Troika.

La seconda ragione per cui è importante e attuale il sacrificio di Allende e del suo popolo, è che oggi ci stanno riprovando.

In tutta l’America Latina, dopo quasi quindici anni di governi progressisti, è in atto una controffensiva reazionaria che vuole restaurare il dominio assoluto dei poteri e degli interessi che hanno sempre vessato i popoli di quel continente. I ricchi dei vari paesi, come sempre assieme alle multinazionali e alla finanza USA e UE, sfruttano il disagio ed il malcontento di una parte dei popoli per restaurare il liberismo più infame. E se per ora non sono i militari a fare i golpe, ma settori delle istituzioni, non cambia la sostanza degli obiettivi di chi (come successe nel 1973) vuole cancellare ogni conquista popolare nel nome del libero mercato e delle multinazionali che lo comandano.

Dopo il golpe cileno, le dittature militari liberiste dilagarono in tutto il continente, facendo centinaia di migliaia di vittime. Ed è bene ricordare che le alte gerarchie della Chiesa Cattolica in molti casi furono complici degli assassini, nel nome della lotta al comunismo. Fino alla benedizione ed al caldo sostegno che a Pinochet furono concessi da Giovanni Paolo II, che vergognosamente festeggiò sul balcone uno dei tiranni più sanguinari del dopoguerra.

Non dimentichiamo la storia, perché la bestia immonda che ha massacrato Allende e il suo popolo, è purtroppo ancora viva e feconda!

Articolo di Giorgio Cremaschi

Fonte: http://www.lantidiplomatico.it

Libri e varie...

Capitalismo a Mano Armata

Un’analisi che mostra come nella più grande e potente democrazia del pianeta il crimine sia un affare di stato

di Michael Woodiwiss

CAPITALISMO A MANO ARMATA
Un’analisi che mostra come nella più grande e potente democrazia del pianeta il crimine sia un affare di stato
di Michael Woodiwiss

In genere quando si parla di criminalità organizzata e si ambienta l'analisi negli Stati Uniti d'America, l'immagine che ricorre con più frequenza è quella di brillanti malavitosi italiani in completi griffati e dal grilletto facile. In realtà la più grande organizzazione criminale degli Stati Uniti è costituita da scialbi individui in abiti austeri, i grandi racket sono organizzati da persone all'apparenza rispettabili, che svolgono ruoli importanti e ricoprono posizioni di rilievo nella società. Non si tratta di boss mafiosi o di efferati gangster, ma di avvocati, contabili, manager e politici che, pur truffando, corrompendo e, più o meno direttamente, uccidendo, possono contare su un enorme margine di impunità. 
 Nella sua avvincente ricostruzione, Michael Woodiwiss, ripercorrendo l'evoluzione della classe dirigente americana e il suo coinvolgimento in frodi, imbrogli e furti, mostra come i complotti criminali abbiano trovato terreno fertile nell'ambito delle istituzioni e siano diventati, nello Stato americano, un problema strutturale, un fatto interno al sistema stesso. Dal vitto destinato ai neonati negli ospedali alle spese per la cura dei cimiteri, passando per la fornitura di merci destinate alle carceri e alle scuole, non c'è settore della vita pubblica americana che non sia stato macchiato da scandali. La cosa peggiore però è che, nell'epoca della globalizzazione, anche il crimine organizzato segue le logiche di allargamento illimitato che caratterizzano il mercato mondiale e, aggredendo i paesi sui quali è più forte l'influenza americana, ha già innescato un processo che minaccia la libertà e la democrazia a livello mondiale....

Il Capitalismo Selvaggio negli Stati Uniti

(1860-1900)

di Marianne Debouzy

IL CAPITALISMO SELVAGGIO NEGLI STATI UNITI
(1860-1900)
di Marianne Debouzy

"Perché dovrei pagare un macchinista sei dollari al giorno per fare un lavoro, che un cinese farebbe per cinquanta centesimi?". Questa frase, che riassume la "filosofia" padronale del magnate James Hill, uno dei costruttori del capitalismo americano, non è certo passata di moda in un'epoca di "flessibilità" come la nostra.
 In effetti, la storia del capitali­smo americano è anche la storia dei suoi fondatori: Vanderbilt, Carnegie, Rockefeller, Morgan e molti altri. Creatori di vasti imperi economici e finanziari la cui potenza si è estesa su scala universale, non sono certo stati quegli eroi, che una certa storiografia americana ha voluto presen­tare come filantropi divorati dall'amore per il bene pubblico.
 Marianne Debouzy ce li descrive senza retorica, restituendoci i lineamenti origi­nali di una società e di una "visione del mondo"....

Traditori al Governo?

Nuova Edizione. Artefici, complici e strategie della nostra rovina. Germania, Francia e finanza globale colonizzano e strangolano l'Italia per privatizzare a prezzi stracciati aziende, banche e beni pubblici.

di Marco Della Luna

TRADITORI AL GOVERNO?  - LIBRO
Nuova Edizione. Artefici, complici e strategie della nostra rovina. Germania, Francia e finanza globale colonizzano e strangolano l'Italia per privatizzare a prezzi stracciati aziende, banche e beni pubblici.
di Marco Della Luna

Traditori al Governo: come i capitalisti di Germania e Francia tramite l'Euro e gli interessi sul debito pubblico strangolano l'Italia per renderla una loro colonia...
 Fin dagli anni Settanta noi italiani siamo stati abituati a pagare per l'incompetenza e gli errori inspiegabili di governi, economisti e manager bancari fallimentari. Perfino la crisi che ci attanaglia dall'entrata nell'Euro è presentata dai mass media e da tanti "esperti" con toni fatalistici: ci sono stati errori ma non ci sono colpe, ci sono state scelte discutibili ma non ci sono responsabilità. E il disastro, come sempre, non era prevedibile. Eppure continuano a dirci che l'Euro è insostituibile. Ma è davvero così?
 Se analizziamo la storia economica dagli anni Settanta ad oggi, scopriamo una cosa sconcertante: quella serie di apparenti passi falsi economico-finanziari in realtà è un percorso programmato. Non è una sfortunata serie di fatalità o errori, ma una strategia definita, attuata metodicamente per un fine preciso: destabilizzare per creare emergenze che giustificano a loro volta altre misure destabilizzanti, sempre a svantaggio dei cittadini contribuenti. 
 Stanno tentando dunque di strangolare e colonizzare l'Italia per giustificare e "mascherare" la svendita del suo patrimonio industriale, bancario, immobiliare, culturale e paesaggistico.
 Risultato? L'Italia crolla mentre Germania, Francia, USA traggono solo vantaggi da un sistema tanto perverso da sembrare studiato a tavolino.
 Viene quindi da chiedersi quali forze si sono mosse dietro al serpente monetario degli anni Settanta, allo SME e alla privatizzazione delle imprese statali e della Banca d'Italia degli anni '90. Che interessi e poteri si nascondono dietro all'entrata nell'Euro e alla recente imposizione del pareggio di bilancio nella Costituzione? Quali forze si muovono dietro ai traffici del Monte dei Paschi di Siena e della Banca Antonveneta?
 Ciò che è accaduto in passato potrebbe ripetersi ancora... siamo certi di non avere traditori al governo?
 Introduzione al Tradimento - Traditori al Governo È necessario occuparsi più dei requisiti e delle incompatibilità per il Colle e per Palazzo Chigi, che per altre cariche! Un premier infedele può rovinare il Paese tradendo i suoi interessi, e un presidente infedele può minarne l'indipendenza e la Costituzione. Poiché a breve dovremo rinnovare queste due cariche, e considerate le problematiche e le denunce penali che infuriano ultimamente intorno ai titolari in carica, è urgente stabilire criteri tassativi di esclusione dei profili a rischio.
 Continua a leggere in Anteprima : > Introduzione al Tradimento - Traditori al Governo
 Indice 
 - Chi sono i proprietari della Banca d'Italia?
 - Premessa: la perdita della nostra indipendenza
 - Le tappe principali della nostra rovina economica e finanziaria
 - Introduzione al "tradimento"
 - L'Europa ha sempre ragione
 - Due Agende: Monti e Tremonti
 - Sacrifici senza prospettive
 - Il sogno che la crisi "finisca"
 - L'illusione che il mercato imponga efficienza
 - Lo sporco lavoro dell'Euro
 - Errori o dolo?
 - L'azione di Monti
 - Monte dei Paschi (PD, Monti, Draghi, Ior) Connection
 - Risanare MPS, reprimere l'usura, rifinanziare l'industria
 - Porcate
 - Traditori e nemici
 - Costituzione violata
 - Manifesto massimalista
 - Piano integrato per la stabilizzazione del debito pubblico e la rieducazione macroeconomica delle banche
 - Il tesoro nascosto delle banche centrali
 - Postfazione di Luigi Tedeschi – direttore di "Italicumo
 - APPENDICI
 - Denuncia penale contro il complotto 
 - finanziario e i connessi atti eversivi?
 - Considerazioni di un analista finanziario 
 - a cura di Claudio Zanetti, Venezia
 - Il programma di Nino Galloni: Cinque punti per lo sviluppo e la piena occupazione
 - Lettera aperta di un commercialista a Mario Monti
 - Il capitalismo di Fantomas: dal sigaro al mouse
 - di Marco Cammi
 - Lettera di Draghi e Trichet al Governo italiano 
 - (versione originale in inglese)
 - Lettera di Draghi e Trichet al Governo italiano
 - Francoforte/Roma, 5 Agosto 2011
 - Altri contributi aggiuntivi
 - Bibliografia
  Premessa Dai tempi di Kohl e Mitterand, oltre vent'anni fa, Germania e Francia — o meglio, i capitali dominanti di questi paesi - si sono accordati per eliminare la concorrenza italiana, che diventava ogni anno più preoccupante per il modello di sviluppo cui essi lavoravano. La passione e la moda dell'europeismo, assieme all'aspettativa, tipicamente italiana, che i paesi più forti ci avrebbero aiutati, offrivano un utile camuffamento; ma, per far passare questo piano in Italia, avevano bisogno di collaboratori interni, meglio se incon­sapevoli. Probabilmente qualcuno capiva quello che si stava facendo... però si è chiesto che senso avrebbe avuto resistere...
 I passaggi principali alla base dell'attuale crisi finanziaria e, soprattutto, della depressione economica dell'Italia, del drastico peggioramento delle condizioni e prospettive di vita, sono stati rivolti a privare l'Italia della sovranità monetaria in favore di interessi esterni, e si posso­no così riassumere:
 - La progressiva e totale privatizzazione della proprietà e della gestione della Banca d'Italia, con l'affidamento ai mercati speculativi del nostro debito pubblico e del finanziamento dello Stato (operazione avviata con Ciampi e Andreatta negli anni'80);
- L'immediato, conseguente raddoppio del debito pubblico (da 60 a 120% del pil) a causa della moltiplicazione dei tassi, e la creazione di una ricattabilità politica strutturale del Paese da parte della finanza privata;
- La svendita ad amici del palazzo, stranieri e italiani, delle industrie che facevano capo allo Stato e che erano le più temibili concorrenti;
- La privatizzazione, con modalità molto "riservate", ma col favore di quasi tutto l'arco politico, della Banca d'Italia durante la privatizzazione delle banche di credito pubblico (Banca Com­merciale Italiana, Banco di Roma, Banca Nazionale del Lavoro, Credito Italiano, con le loro quote di proprietà della Banca d'Italia);
- L'adesione a tre successivi sistemi monetari - negli anni '70, '80 e '90 - che impedivano gli aggiustamenti fisiologici dei cambi tra le valute dei paesi partecipanti - anche l'Euro non è una moneta, ma il cambio fisso tra le preesistenti monete - con l'effetto di far perdere competitività, industrie e capitali ai paesi meno competitivi in favore di quelli più competitivi, che quindi accumulano crediti verso i primi, fino a dominarli e commissariarli.
- personaggi istituzionalmente più esposti nel corso di questa strategia trentennale sono stati Beniamino Andreatta, Carlo Azeglio Ciampi, Giuliano Amato, Mario Draghi (Goldman & Sachs), Romano Prodi (Goldman & Sachs); essi sanno, e dovrebbero essere costretti a svelare (tolto Andreatta, che è morto), chi fu ad imporla e quali mezzi adoperò per farsi obbedire.
 In quest'ultimo trentennio della storia d'Italia, le maggioranze politiche, i governi e soprat­tutto le più alte cariche politiche, economiche e finanziarie, inclusi certi vertici di Banca Italia, sono stati e continuano ad essere gli complici consapevoli o inconsapevoli della rovina socioeconomica in cui stiamo cadendo, come appare da diversi scandali aperti. Ma non trascuriamo il ruolo della Banca Centrale Europea e delle massime banche italiane europee e internazionali che appaiono sempre più registi e beneficiari della riduzione dell'Italia a loro servile colonia.
Oggi Germania e Francia, insieme alla Banca Centrale Europea (BCE) guidata da Mario Draghi e dalle principali banche di questi due stati, col pretesto di voler far uscire l'Italia dal suo indebitamento, le tolgono la liquidità necessaria per investire, lavorare e produrre, crean­do le condizioni per una recessione gravissima, che sta producendo il crollo di tante attività, e così il nostro debito aumenta sempre, e presto saremo obbligati a vendere ai nostri creditori, a prezzo di realizzo, le ricchezze del nostro Paese, frutto delle capacità produttive e creative di generazioni e generazioni.
 Come da tempo spiegano molti esperti, l'Italia, per ritrovare competitività, capacità di investire e consumare, libertà dall'attacco della speculazione, quindi anche indipendenza e dignità politica, ha una chiara e oggettiva necessità di tornare alla Lira, nazionalizzare Bankitalia, ora di proprietà di poche banche private, e togliere il debito pubblico italiano dai mercati speculativi, altrimenti resterà ricattabile e priva dei soldi per lavorare, produrre, inve­stire, pagare i debiti; infatti senza denaro in circolazione, non si ha domanda e il patrimonio pubblico e privato continuerà a svalutarsi.
 Il carattere portante e unificante della storia europea, in contrapposizione a quello della storia asiatica, è l'uso della ragione per smantellare dogmi e superstizioni, oppressioni e sfrut­tamenti. Perciò l'atto più europeista oggi possibile è sbaraccare le strutture di questo dispoti­smo bancario e coloniale che sta prendendo possesso del continente europeo. È un'esigenza razionale e oggettiva, per il bene comune dell'Europa, non certo un'espressione di ostilità verso questa o quella nazione o popolo.
 L'alternativa, per conservare l'Euro e la UE senza che ci distruggano, sarebbe riformarne l'architettura come segue:
1) Imporre ai paesi membri con avanzo commerciale verso altri paesi membri di investire nell'economia reale di questi paesi gran parte dell'avanzo;
2) Unificare il debito pubblico dei paesi membri;
3) Incaricare la BCE di comprare sul mercato primario i titolo del debito pubblico europeo che rimangano invenduti alle aste;
4) Separare le banche di credito e risparmio da quelle di azzardo e speculazione.
 Senza questa riforma, l'Italia può salvare se stessa soltanto lasciando l'Euro e il mercato unico....

Liberarsi dalla Dittatura Europea

Quando i cittadini conosceranno i veri scopi dell'unione e i metodi utilizzati per raggiungerli, questa Europa si scioglierà come neve al sole

di Monia Benini

LIBERARSI DALLA DITTATURA EUROPEA  - LIBRO
Quando i cittadini conosceranno i veri scopi dell'unione e i metodi utilizzati per raggiungerli, questa Europa si scioglierà come neve al sole
di Monia Benini

Il nuovo libro di Monia Benini apre gli occhi sull'UE
 L'Europa Unita è stato il sogno di più generazioni. Finita la seconda guerra mondiale, furono in molti a pensare che il miglior modo perché una simile tragedia non potesse ripetersi fosse stringere tutti i popoli europei intorno a un'idea, a un progetto comune, superando divisioni e rivalità..
 Come sempre accade, nella storia, le oligarchie portatrici di interessi propri (interessi economici, interessi di potere) si sono impadronite del sogno e l'hanno sostituito con un loro progetto. La vetrina luccicante resta quella degli ideali di amicizia, bene comune, identità di destino. Il negozio alle sue spalle, gestito da banchieri, carrieristi politici, logge, mafie, è pieno di merce tossica e avariata.
 Fuor di metafora, questa oligarchia sta coscientemente trasformando i cittadini europei in sudditi, giocando proprio su quelle divisioni e quelle rivalità che l'unione avrebbe dovuto superare. Sudditi poveri e poverissimi al sud, sudditi ricchi al nord. Popoli senza più alcuna forza morale, senza più identità che non sia quella di plastica forgiata per vendere meglio le merci prodotte.
 Come sempre accade le oligarchie sono destinate ad essere sconfitte dall'anima dei popoli, la cui prima arma è l'informazione.
 Questo libro è una miniera di informazioni
 
 - Gli obblighi derivanti dai trattati,
 - i retroscena degli avvenimenti più noti,
 - le strategie della BCE e del Fondo Monetario Internazionale,
 - il ruolo degli uomini e dei gruppi di pressione che si muovono nell'ombra,
 - perché la Grecia è stata distrutta, e perché l'Italia è incamminata sulla stessa strada
 - le complicità della classe dirigente,gli intrecci fra affari e politica...
 - e le menzogne per far credere senza ritorno la strada dell'unione.
  Indice Introduzione
 1. Una casa ricevuta in eredità
2. Non è una crisi, è il Sistema
3. Una resistenza vittoriosa
 Appendici
  
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La Fine della Sovranità

Come la dittatura del denaro toglie il potere ai popoli

di Alain De Benoist

LA FINE DELLA SOVRANITà  - LIBRO
Come la dittatura del denaro toglie il potere ai popoli
di Alain De Benoist

Una vera e propria dittatura del denaro sta pian piano assumendo il controllo,
  togliendo ai Popoli la loro sovranità.
 La crisi attuale è caratterizzata dalla completa estraneità della finanza di mercato rispetto all'economia reale, dato che ha causato un indebitamento generalizzato, che ha ormai raggiunto livelli inediti.
 La prima conseguenza "naturale" è stata affidare il potere politico ai rappresentanti di Goldman Sachs e di Lehman Brothers, le più grandi potenze finanziarie mondiali, ma inutilmente, poiché la creazione di capitale-denaro fittizio non è più in grado di risolvere il problema.
 Ecco quindi che l'Unione europea estrae dal cilindro due nuove "soluzioni": il Meccanismo europeo di stabilità (MES) e il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance (TSCG) che equivalgono in sostanza a un totale esproprio di ciò che rimaneva della sovranità degli Stati.
 I parlamenti nazionali, subalterni e complici, si vedono sottrarre il potere di decidere le entrate e le uscite dello Stato, ruolo ormai trasferito alla Commissione europea.
 In questo modo l'intera Europa viene posta sotto la tutela di una nuova autorità, priva di qualsiasi legittimità democratica, che assegna il potere ai mercati finanziari rendendoli completamente liberi di imporre ai popoli il proprio volere.
 Indice Prefazione
La crisi strutturale della forma-capitale e la sovranità
 Capitolo 1- La fine del mondo c'è stata, eccome!
 Capitolo 2 - Mondializzazione, Demondializzazione
 
 - La mondializzazione, lo stadio supremo dell'espansione del capitale
  Capitolo 3 - Il Debito infinito
 Capitolo 4 - Crisi finanziaria: a che punto siamo?
Il MES, un impegno irrevocabile
 
 - Con la condiscendenza degli eletti socialisti
 - Istituzionalizzata la delazione fra Stati
 - Una rinegoziazione fantasma
 - Un "colpo di Stato europeo"
 - La macchina per ricattare
 - La "follia" della politica di austerità
  Capitolo 5 - Il mito dei Mercati Efficienti
 
 - Una vera marcia verso la miseria
 - Il punto di rottura
 - L'illusorio obiettivo "deficit zero"
 - L'uscita dall'euro è una soluzione?
 - L'industria finanziaria alla conquista del potere
 - La "economia pura" non esiste
 - Le credenze liberali
 - Per un protezionismo europeo
  Capitolo 6 - Sfiducia ovunque, speranza da nessuna parte?
 Capitolo 7 - Il "Grande Mercato Transatlantico": un'immensa minaccia
 Capitolo 8 - La Mondializzazione come ideologia
 Capitolo 9 - Miserere dell'Altermondialismo
 Appendice
 
 - Piccola genealogia del Patto di bilancio europeo
 - La sovranità popolare violata
 - Mercato comune o mercato interno?
 - Banche centrali senza controllo democratico
  Estratto dal Libro - L'uscita dall'euro è una soluzione? La decisione dei dirigenti della Commissione europea e della Bce di aiutare i Paesi in difficoltà – aggiungendo però all'aiuto delle condizioni, che in realtà ne aggraveranno la situazione – consiste nello "stabilizzare il sistema pur mantenendo intatti i suoi catastrofici funzionamenti interni", come scrive Frédéric Lordon, il quale aggiunge:
 "Eccoci dunque entrati in quello che potremmo chiamare un regime di austerità sub-atroce. […] 
 Le popolazioni, che avevano ormai solo le speranze paradossali del peggio, cioè la prospettiva di farla finita con le loro sofferenze, grazie al crollo endogeno della costruzione europea, […] ripiomberanno in pieno nell'aggiustamento strutturale senza nemmeno il soccorso delle contraddizioni europee, temporaneamente contenute dalla Bce, e la cui divergenza costituiva il solo modo per mettere un termine alle loro prove. […]
  Per finire, la chiusura di fortuna della breccia da parte della Bce lascia l'austerità come unico orizzonte"
 La crisi attuale, innanzi tutto, è una crisi del debito o una crisi dell'euro?
 A nostro avviso, è in primo luogo una crisi del debito, ma è evidente che le condizioni in cui l'euro è stato creato l'hanno notevolmente aggravata, volendo ignorare le disparità economiche tra i Paesi chiamati ad applicarlo; tuttavia, nelle sue radici più profonde, essa non è stata fondamentalmente provocata dall'indebitamento pubblico, che ne è stato solo la conseguenza.
 Come ha di recente fatto notare un collettivo di circa centoventi economisti, l'aggravamento dei deficit pubblici è in realtà il risultato:
 "della caduta delle entrate fiscali dovuta in parte ai regali fiscali fatti ai più agiati, dell'aiuto pubblico concesso alle banche commerciali e del ricorso ai mercati finanziari per trattenere quel debito a tassi d'interesse elevati. La crisi è inoltre spiegabile con la totale assenza di regolamentazione del credito e dei flussi di capitali a spese dell'impiego, dei servizi pubblici e delle attività produttive"
 Infine, come ha innumerevoli volte sottolineato Jacques Sapir, è una crisi di competitività, aggravata dagli effetti perversi dell'euro, che si è tradotta nell'aggravamento dei deficit commerciali, nella scomparsa di interi settori dell'attività industriale, nella moltiplicazione dei "piani sociali" e delle distruzioni di posti di lavoro.
 Uscire dall'euro è la soluzione?
 Questa è ormai l'opinione di Emmanuel Todd e, da più tempo, quella di Jacques Sapir, per il quale l'unico scopo del TSCG è quello di "rendere credibile la politica di salvataggio dell'euro".
 Noi ci andremo un po' più piano.
 L'uscita dall'euro permetterebbe certamente una svalutazione, che a sua volta renderebbe possibile un calo "senza dolore" dei costi salariali, ma un siffatto modo di agire ha senso solo se lo si assume in modo concertato, al fine di consentire un ritorno alle monete nazionali, che vada di pari passo con il mantenimento di una moneta comune riservata agli scambi internazionali.
 Orbene, è chiaro che nessuno, oggi, desidera una simile soluzione. Tutto dimostra che i dirigenti dell'Unione europea sono anzi pronti a qualunque cosa, anche al peggio, pur di non toccare l'euro.
 La stessa Grecia, che pure forse alla fine sarà costretta a uscirne, sta facendo di tutto per evitare un ritorno alla dracma. La Germania, dal canto suo, vuole impedire ai Paesi mediterranei di uscire dall'euro, perché sa che ciò le costerebbe più di quanto le farebbe guadagnare, ma logicamente non vuole neanche essere la mucca da mungere dei Paesi del Sud; per questo, è la prima a battersi a favore di un controllo rigoroso della spesa pubblica all'interno della zona euro....

False Flag - Sotto Falsa Bandiera

Strategia della tensione e terrorismo di stato

di Enrica Perucchietti

FALSE FLAG - SOTTO FALSA BANDIERA
Strategia della tensione e terrorismo di stato
di Enrica Perucchietti

Lo scopo di questo saggio è quello di offrire una rassegna dei casi di False Flag più celebri e storicamente accertati e di quelli che sollevano plausibili dubbi sulle reali dinamiche degli eventi, senza avere la velleità di mettere la parola fine a ricerche che, si spera, continuino, per accertare, un giorno, la verità.
 L'Occidente è precipitato in una nuova epoca di terrore.
 La strage di Charlie Hebdo e gli attacchi di Parigi hanno sprofondato l'Europa nella morsa della paura, spingendo le nazioni ad adottare misure estreme com'era successo agli USA all'indomani dell'11 Settembre. Gli attentati lasciano però una scia di anomalie e dubbi, di coincidenze inspiegabili e quanto meno ambigue, che riecheggiano drammaticamente la strategia del False Flag.
 Cosa sono i False Flag? Per ottenere il consenso dell'opinione pubblica e l'accettazione di gravi sacrifici, l'unico modo è che si palesi una "minaccia estrema e globale". I False Flag sono operazioni belliche "sintetiche" ideate per fare credere che l'attacco sia stato effettuato da gruppi diversi rispetto ai reali esecutori, al fine di addossare loro la responsabilità di quanto accaduto, legittimando così eventuali rappresaglie.
 La storia come strumento di manipolazione. Le menzogne diventano così "storia" per giustificare spirali di violenza e nascondere gli interessi delle oligarchie. I mass media entrano in scena a questo punto per veicolare la propaganda bellica e per promuovere come giuste le rivendicazioni del potere....
CAPITALISMO A MANO ARMATA
Un’analisi che mostra come nella più grande e potente democrazia del pianeta il crimine sia un affare di stato
di Michael Woodiwiss

In genere quando si parla di criminalità organizzata e si ambienta l'analisi negli Stati Uniti d'America, l'immagine che ricorre con più frequenza è quella di brillanti malavitosi italiani in completi griffati e dal grilletto facile. In realtà la più grande organizzazione criminale degli Stati Uniti è costituita da scialbi individui in abiti austeri, i grandi racket sono organizzati da persone all'apparenza rispettabili, che svolgono ruoli importanti e ricoprono posizioni di rilievo nella società. Non si tratta di boss mafiosi o di efferati gangster, ma di avvocati, contabili, manager e politici che, pur truffando, corrompendo e, più o meno direttamente, uccidendo, possono contare su un enorme margine di impunità. 
 Nella sua avvincente ricostruzione, Michael Woodiwiss, ripercorrendo l'evoluzione della classe dirigente americana e il suo coinvolgimento in frodi, imbrogli e furti, mostra come i complotti criminali abbiano trovato terreno fertile nell'ambito delle istituzioni e siano diventati, nello Stato americano, un problema strutturale, un fatto interno al sistema stesso. Dal vitto destinato ai neonati negli ospedali alle spese per la cura dei cimiteri, passando per la fornitura di merci destinate alle carceri e alle scuole, non c'è settore della vita pubblica americana che non sia stato macchiato da scandali. La cosa peggiore però è che, nell'epoca della globalizzazione, anche il crimine organizzato segue le logiche di allargamento illimitato che caratterizzano il mercato mondiale e, aggredendo i paesi sui quali è più forte l'influenza americana, ha già innescato un processo che minaccia la libertà e la democrazia a livello mondiale....

Capitalismo a Mano Armata

Un’analisi che mostra come nella più grande e potente democrazia del pianeta il crimine sia un affare di stato

di Michael Woodiwiss

In genere quando si parla di criminalità organizzata e si ambienta l'analisi negli Stati Uniti d'America, l'immagine che ricorre con più frequenza è quella di brillanti malavitosi italiani in completi griffati e dal grilletto facile. In realtà la più grande organizzazione criminale degli Stati Uniti è costituita da scialbi individui in abiti austeri, i grandi racket sono organizzati da persone all'apparenza rispettabili, che svolgono ruoli importanti e ricoprono posizioni di rilievo nella società. Non si tratta di boss mafiosi o di efferati gangster, ma di avvocati, contabili, manager e politici che, pur truffando, corrompendo e, più o meno direttamente, uccidendo, possono contare su un enorme margine di impunità.

Nella sua avvincente ricostruzione, Michael Woodiwiss, ripercorrendo l'evoluzione della classe dirigente americana e il suo coinvolgimento in frodi, imbrogli e furti, mostra come i complotti criminali abbiano trovato terreno fertile nell'ambito delle istituzioni e siano diventati, nello Stato americano, un problema strutturale, un fatto interno al sistema stesso. Dal vitto destinato ai neonati negli ospedali alle spese per la cura dei cimiteri, passando per la fornitura di merci destinate alle carceri e alle scuole, non c'è settore della vita pubblica americana che non sia stato macchiato da scandali. La cosa peggiore però è che, nell'epoca della globalizzazione, anche il crimine organizzato segue le logiche di allargamento illimitato che caratterizzano il mercato mondiale e, aggredendo i paesi sui quali è più forte l'influenza americana, ha già innescato un processo che minaccia la libertà e la democrazia a livello mondiale....

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