L’ “Effetto Mandela” e gli Universi Paralleli

di Massimo Mazzucco

C’è un nuovo termine con il quale dovremo presto imparare a convivere. Si chiama “Mandela effect”, ed è una nuova teoria che sta spopolando in rete. Secondo questa teoria, capita spesso che “un vasto gruppo di persone ricordi chiaramente qualcosa che secondo i dati disponibili non risulta invece essere avvenuto”.

Tutto iniziò tre anni fa, quando una certa Fiona Broome si rese conto di ricordare chiaramente che Nelson Mandela fosse morto in prigione negli anni ’80, mentre risulta dalle cronache che sia morto in piena libertà, nel 2013. Fiona però era assolutamente certa di ricordare addirittura le immagini televisive del funerale di Mandela negli anni ’80, e cominciò a condividere questi suoi dubbi in rete.

Scoprì così che c’erano moltissime altre persone che ricordavano – esattamente come lei – di aver visto in tv il funerale di Mandela negli anni ’80. Fiona aprì così un blog chiamato “Mandela Effect”, che fu presto subissato di visite, al punto da aver mandato ripetutamente in crash il server che lo ospitava. Presto la gente cominciò a farvi confluire tutti i casi personali, nei quali ricordavano con certezza qualcosa che invece, dai dati ufficiali, non risultava essere avvenuto.

Ecco alcuni esempi dei casi più popolari di “Mandela Effect”:

  1. Moltissime persone ricordano, con vivida lucidità e certezza assoluta, di aver visto negli anni ’90 un film intitolato “Shazaam”, la storia del genio che esce dalla bottiglia. A quanto pare però questo film non è mai esistito.
  2. Moltissimi aficionados di “Star Wars” ricordano con certezza assoluta la famosa battuta di Darth Vader: “Luke, I am your father”. A quanto pare però questa battuta non risulta nelle versioni oggi disponibili del film. È invece presente la battuta: “No, I am your father”.
  3. Un problema simile si presenta con il film “Forrest Gump”: La famosa battuta “Life is like a box of chocolates” ora sembra essere diventata “Life was like a box of chocolates”, con grande sconcerto di tutti coloro che hanno citato per milioni di volte la prima delle due frasi.
  4. Moltissime persone ricordano con certezza assoluta che la famosa serie di libri per bambini si chiamasse Berenstein Bears (con la “e” nell’ultima sillaba), mentre risulta che si chiami Berenstain Bears (con la “a” nell’ultima sillaba).

Insomma, ci siamo capiti. La lista di queste “incongruenze storiche” è lunghissima, e chi vuole divertirsi può trovarne in giro una ampia selezione. Anche i video sul Mandela Effect non mancano di certo (https://www.youtube.com/results?search_query=mandela+effect). Ma attenzione, perché l’aspetto più stupefacente di questa vicenda deve ancora arrivare: invece di cercare di spiegare queste apparenti contraddizioni come semplici casi di “amnesia collettiva” (oppure come un più sofisticato esperimento di “dissonanza cognitiva”), è nata la nuova teoria che l’effetto Mandela non sia altro che la dimostrazione che noi viviamo in un intreccio di universi paralleli.

In altre parole, c’è chi sostiene che queste memorie “sbagliate”, condivise da moltissime persone, non siano affatto sbagliate di per sé, ma appartengano semplicemente ad un universo parallelo, nel quale le cose sono andate, effettivamente in modo leggermente diverso dal nostro.

Queste persone, secondo questa teoria, avrebbero vissuto fino ad un certo punto all’interno di una determinata “timeline”, per poi fare uno scarto, da un certo giorno in poi, venendo a ritrovarsi in una timeline simile, ma leggermente diversa dalla prima.

Ora, a me sta benissimo ipotizzare che esistano degli universi paralleli. Ma preferirei pensare che questi universi differiscano tra loro per fatti storici molto importanti, piuttosto che per stupidaggini assolutamente irrilevanti. Mi starebbe benissimo, ad esempio, ipotizzare un universo parallelo nel quale Hitler non è mai esistito e la seconda guerra mondiale non è mai avvenuta; oppure nel quale i proiettili di Dallas non sono riusciti a colpire Kennedy, permettendo al presidente di guidare gli Stati Uniti per otto anni consecutivi; oppure ancora, un universo nel quale Matteo Renzi ha fatto il seminarista e Silvio Berlusconi è rimasto a cantare sulle navi da crociera.

Insomma, l’ipotesi degli universi paralleli diventa valida, a mio parere, quando esistano delle variazioni che hanno un importante significato rispetto al corso della storia umana. Un po’ meno, quando si tratta di decidere se il nome degli orsetti Berenstein fosse scritto con la “e” oppure con la “a”.

Articolo di Massimo Mazzucco

Fonte: https://www.luogocomune.net/LC/20-varie/4572-l-effetto-mandela-e-gli-universi-paralleli

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