di Carmen Tortora
Dall’abitacolo dell’auto ai negozi, dalle strade ai confini, sensori e intelligenza artificiale ridisegnano silenziosamente il rapporto tra individuo e macchina.

Il luglio 2026 ha segnato una svolta silenziosa per la mobilità europea: tutti i nuovi veicoli commerciali e passeggeri devono essere dotati dell’ “Advanced Driver Distraction Warning”. Questa tecnologia non si limita più a calcolare le traiettorie o i movimenti dello sterzo come i vecchi dispositivi, ma osserva direttamente il volto del conducente attraverso telecamere a infrarossi sensibili al buio. Il software analizza l’orientamento della testa, la direzione dello sguardo e l’ammiccamento delle palpebre, traducendo il comportamento umano in categorie rigide come “attento”, “distratto” o “non reattivo”.
Nelle auto dotate di guida assistita, questa valutazione permette alla macchina di giudicare l’idoneità della persona, riducendo le funzioni automatiche o effettuando accostamenti d’emergenza. Sebbene le norme europee vietino l’identificazione biometrica e impongano il trattamento locale dei dati, l’infrastruttura tecnica per monitorare l’abitacolo è ormai una componente ordinaria della nostra quotidianità, pronta a espandersi per monitorare tutti gli occupanti, inclusi i bambini sui sedili posteriori.
Questo fenomeno, noto come function creep, trasforma la promessa di sicurezza in uno strumento di monetizzazione e controllo. Il precedente di General Motors e OnStar negli Stati Uniti, sanzionato dalla FTC a inizio 2026 per aver venduto i dati di guida alle assicurazioni all’insaputa dei clienti, dimostra che le informazioni dell’abitacolo escono rapidamente dal perimetro della protezione stradale.
Questa evoluzione converge con la militarizzazione dello spazio pubblico globale. In Svezia e nel Regno Unito, l’uso del riconoscimento facciale in tempo reale e di algoritmi predittivi finanziati da piani governativi come PoliceAI sta trasformando la videosorveglianza da misura eccezionale a infrastruttura preventiva permanente, costringendo milioni di cittadini non sospettati a subire controlli biometrici pur di camminare nel West End londinese o nei quartieri di Stoccolma.
Persino i negozi commerciali in Australia hanno iniziato a schedare i clienti all’ingresso per prevenire frodi, mentre ai confini dell’area Schengen, sistemi digitali come l’Entry/Exit System sostituiscono i vecchi timbri sui passaporti con fascicoli digitali permanenti composti da volti e impronte.
Il vero pericolo risiede nell’integrazione di questi mercati e tecnologie, dove l’economia della difesa prolifera, come dimostrano i ricavi record di aziende come Saab nel 2026 e i mega-appalti della NATO. Mentre l’ONU si riunisce a Ginevra per discutere di una governance dell’intelligenza artificiale e lancia l’allarme sui mostruosi consumi idrici ed elettrici dei data center, i governi spingono verso il modello dello “Stato agentico”, dove i software non suggeriscono più decisioni ma eseguono autonomamente intere pratiche amministrative. L’Europa ha cercato di porre dei limiti con l’AI Act, applicabile da agosto 2026, ma un accordo politico ha slittato le tutele per i sistemi ad alto rischio (come biometria e controllo delle frontiere) alla fine del 2027 e del 2028. Il diritto arriva quando i cavi sono già stati posati e i sensori montati. L’automobile è lo specchio di questa metamorfosi: stiamo scivolando da una società in cui le macchine eseguivano gli ordini delle persone a un mondo in cui le macchine osservano l’umanità, ne classificano le reazioni e stabiliscono le regole del comportamento accettabile.
Articolo di Carmen Tortora
Versione integrale: https://open.substack.com/pub/carmen975/p/lauto-che-ci-guarda-la-sicurezza
Fonte: https://t.me/carmen_tortora1



































