Intervista al dr Stefano Montanari sulla pericolosità dei vaccini

Il dottor Stefano Montanari

Il dottor Stefano Montanari

Francesco Dal Pozzo, gestore della pagina facebook Unione Europea quello che i media italiani non Vi dicono, ha intervistato il dr. Stefano Montanari, noto scienziato italiano (vedi chi è) titolare del laboratorio nanodiagnostics.it specializzato sulle nanopatologie.

Montanari è uno dei pochi accademici italiani che conferma le operazioni di geoingegneria e che nell’ambito di una conferenza ha dichiarato pubblicamente che le scie che vediamo quotidianamente nei cieli delle nostra città “non sono normali scie di condensa”

INTERVISTA AL DOTTOR STEFANO MONTANARI

DOMANDA: Qual è secondo lei lo scopo per cui sono sviluppati i vaccini e somministrati alla popolazione?

STEFANO MONTANARI: L’idea della vaccinazioni ha delle basi corrette. Purtroppo, però, quando ci si è accorti che si potevano fare soldi, il corretto è diventato corrotto. Semplificando molto a costo di far storcere il naso agli addetti ai lavori, l’idea del vaccino era quella d’ingannare l’organismo introducendovi degli agenti patogeni messi in varie maniere nelle condizioni biologiche di non nuocere e, così, facendo credere a quell’organismo di avere contratto una malattia virale o batterica.
La conseguenza sarebbe stata la formazione di anticorpi, cioè proteine particolari, capaci di contrastare gli aggressori. Senza entrare nei particolari, la cosa funziona ma ha limiti e controindicazioni. Un limite evidente è quello della copertura difensiva che, a differenza di un’immunità acquisita contraendo veramente la malattia in modo naturale, è tutt’altro che totale. Dunque, anche chi si è vaccinato può ammalarsi della patologia da cui si credeva immune.
Un altro limite è quello della durata della copertura. Anche in questo caso c’è una notevole differenza con la malattia contratta naturalmente perché il vaccino difende non solo parzialmente ma lo fa per un tempo limitato, tanto che occorre ricorrere ai cosiddetti “richiami”. Un terzo limite è quello della mancata trasmissione dell’immunità. Prendiamo, ad esempio, una donna che abbia contratto naturalmente il morbillo da bambina e che, diventata adulta, partorisca un figlio. Per qualche anno il bambino sarà immune dalla malattia. Non così, invece, se la madre era stata vaccinata.

Quanto alle controindicazioni, una che è quasi buffa è quella delle allergie. Buffa perché i foglietti illustrativi allegati ai farmaci avvertono di non praticare la vaccinazione se il soggetto è allergico ad uno dei componenti ma ben ci si guarda dal dichiarare tutto quello che è contenuto nella fiala. Un po’ tristemente aggiungo che è ben raro (e qui sono generoso oltremisura) che il medico accerti la sussistenza di uno stato di allergia verso almeno una sostanza, beninteso limitatamente a quelle dichiarate, che sta per iniettare.

Sui risultati reali ottenuti dai vaccini, poi, molto ci sarebbe da dire e poco o, meglio, nulla è detto, tanto che persino i medici, nella quasi totalità dei casi, ignorano i dati. Molte delle malattie per le quali si praticano vaccinazioni s’innescano quando le condizioni ambientali, soprattutto quelle igieniche, sono carenti. Con il miglioramento di quelle condizioni, ben prima dell’introduzione dei vaccini nella pratica corrente, più o meno tutte quelle patologie erano in vistoso declino.

Tanto per esemplificare, una per tutte il tetano. Se se ne osserva l’andamento quanto a mortalità a partire dall’inizio del Novecento, ci si trova davanti ad una curva in notevole discesa. Poi, nel momento in cui entra in gioco la vaccinazione, la linea prende a salire. Il che mostra un effetto controproducente del vaccino, cosa facile da spiegare: ritenendosi protetti, i soggetti vaccinati trascuravano le norme d’igiene cui si erano attenuti fino a quel momento (per esempio, il lavaggio delle piccole ferite) e la malattia s’istaurava. Passato qualche anno la curva ha ripreso la sua discesa esattamente come prima dell’introduzione del vaccino. Piaccia o no, quel tipo di profilassi non ha dimostrato oggettivamente efficacia.
E ragionamento analogo si può fare per molti altri vaccini. Per esempio quello di recente introduzione contro le infezioni da Papilloma virus. Prescindendo dalla ben scarsa utilità di vaccinarsi contro un patogeno del genere, il rischio maggiore è quello della disinformazione. Le ragazze possono essere indotte a pensare di essere protette nei riguardi di una malattia a trasmissione sessuale e possono essere portate a trascurare le norme ragionevoli della prudenza. Impossibile, poi, non sottolineare come, se nel corso della sperimentazione dei vaccini nuovi si verificano reazioni avverse, la contromisura più usuale è quella di non pubblicarle.
La somministrazione dei vaccini, poi, è spesso effettuata in maniera che nulla ha a che vedere con le basi stesse della disciplina medica. Vaccinare neonati non ha senso, dato che il sistema immunitario matura dopo qualche anno e dopo poche settimane di vita non è capace di acquisire veramente le difese auspicate. Vaccinarli, poi, peraltro del tutto illegalmente, contro sei malattie contemporaneamente è follia pura, visto che quegli organismi così immaturi sono chiamati ad un’impresa pesantissima che potrebbero non saper sopportare.

E follia pura si può dire per le decine di vaccinazioni praticate all’ingrosso ai militari senza curarsi se i soggetti siano già immuni da qualcuna delle patologie, siano in condizioni di salute idonee a tollerare quel bombardamento e siano magari allergici ad uno o più d’uno dei tanti componenti dei farmaci, componenti., come ho già detto, elencati solo parzialmente nei foglietti illustrativi che accompagnano il prodotto.
A proposito di ciò che si trova nei vaccini, poi, c’è di che rizzare le antenne. La prassi vuole che al principio attivo si aggiungano stabilizzanti (es. glutammato monosodico), conservanti (es. sodio-etilmercurio-tiosalicilato = Thimerosal), antibiotici (es. Neomicina [sconsigliata ai neonati]) ,adiuvanti (es. sali di Alluminio), solventi (es. sali di sodio e di potassio), proteine, cellule e globuli rossi (di origine umana o animale), gomme e gelatine.
Con molta fatica, noi abbiamo analizzato 26 vaccini tutti diversi tra loro, trovandoli in ogni caso inquinati. Ciò che ci abbiamo trovato erano particelle solide non biodegradabili e non biocompatibili: acciaio e piombo tra loro. L’Istituto superiore di sanità è stato avvertito e se l’è cavata goffamente dicendo che i vaccini sono controllati. Come e quanto non è stato illustrato. Né è stato illustrato come mai, su 26 campioni analizzati dal nostro laboratorio che è uno tra quelli indicati come di punta dalla Commissione Europea, 26 fossero “sfuggiti” ai controlli. Due volte sono stato interrogato dai Carabinieri del NAS su quei casi e due volte non è successo niente.
A parte ciò, ora i vaccini sono diventati un business colossale. Spacciati come la bacchetta magica contro le malattie più disparate, vengono venduti a centinaia di milioni di pezzi senza che, almeno per le novità che escono a getto continuo, la sperimentazione necessaria sia stata svolta, una sperimentazione che deve necessariamente stabilire senza possibilità di dubbio almeno due cose: che quei farmaci sono efficaci e che non nuocciono alla salute. Per fare questo occorre lasciar trascorre il tempo necessario perché la biologia risponda, e si tratta di molti anni, ma questo non si fa perché, altrimenti, il denaro tarderebbe ad arrivare e, anzi, il pericolo è che magari non comincerebbe nemmeno a farlo. Insomma, per rispondere finalmente alla domanda, i vaccini sono una cornucopia e poco importa se gli effetti collaterali possono essere anche gravissimi.
Tratto da: “Vaccini, intervista al dr Stefano Montanari” di Francesco Dal Pozzo
Fonte: http://www.nocensura.com

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