di Luca Marcolivio
A Galatina, in provincia di Lecce, il progetto “Storie spaziali per Maschi del Futuro” entra nella scuola primaria senza consenso informato: coinvolti 12.500 bambini in tutta Italia.

Nell’ambito della scuola italiana, le vie del gender e del transfemminismo sono infinite. Una delle strade più ricorrenti per l’imposizione dell’ideologia gender sui minori, sono i cavilli burocratici che arrivano ad aggirare il consenso informato e lo sta facendo proprio il progetto femminista – che abbiamo denunciato qualche settimana fa – che mira a indottrinare ben 12.500 bambini in tutta Italia.
Il Caso a Galatina, in Provincia di Lecce
È quanto accaduto a Galatina, in provincia di Lecce, per la precisione all’Istituto Comprensivo “Polo 3”. Il caso specifico riguarda le classi 2ª e 4ª della Scuola Primaria, presso le quali, lo scorso 17 aprile, l’istituto ha ospitato un incontro con la scrittrice Francesca Cavallo (foto sopra), nell’ambito del progetto “Storie spaziali per Maschi del Futuro – Scuola Edition”. Come spiegato nella circolare rivolta ai genitori dalla dirigente scolastica – e che Pro Vita ha potuto visionare – l’iniziativa didattica “si pone l’obiettivo di offrire a bambini e bambine uno spazio sicuro per esplorare emozioni e relazioni, liberi da stereotipi di genere”, oltre che a “promuovere un’educazione al rispetto intesa come riconoscimento dell’altro e sviluppo dell’empatia. Le storie proposte”, prosegue la circolare, “non intendono imporre risposte ma aprire domande e mostrare che si può essere in molti modi diversi, allenando il pensiero critico dei più piccoli”.
Genitori Preoccupati
L’iniziativa ha sollevato le perplessità di molti genitori, a fronte delle quali, la scuola ha diramato una seconda circolare, rappresentando in primo luogo “un certo rammarico per le modalità e i toni della comunicazione pervenuta, che non appaiono pienamente in linea con lo spirito di collaborazione scuola-famiglia cui l’Istituzione scolastica quotidianamente si ispira, nell’esclusivo interesse educativo degli alunni”. Il messaggio tra le righe sembra chiaro: le famiglie non sarebbero in grado di determinare, da sole, cosa sia bene per i propri figli, a differenza della scuola che, in questo caso, tende a sovvertire il primato educativo della famiglia stessa.
Si legge, infatti: “La complessità delle funzioni proprie della scuola richiede, infatti, che le interlocuzioni con le famiglie si mantengano entro ambiti coerenti con i rispettivi ruoli, così da assicurare il regolare svolgimento delle attività istituzionali”.
Una circolare che, quindi, “rassicura”: “Le iniziative educative e i progetti inseriti nell’offerta formativa dell’Istituto, inclusi gli incontri con autori, come già asserito, sono preventivamente esaminati e deliberati dagli organi collegiali competenti, nel rispetto della normativa vigente e delle finalità educative proprie della scuola”.
Le “Rassicurazioni” della Scuola
L’intero progetto didattico si collocherebbe “pienamente nel quadro normativo di riferimento”. In particolare, si sottolinea, “l’educazione al rispetto, alla parità e alle relazioni costituisce parte integrante dell’insegnamento dell’educazione civica (Legge n. 92/2019 e Linee guida di cui al D.M. n. 183/2024), nonché delle più recenti Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo (D.M. n. 221/2025), che pongono al centro lo sviluppo di competenze relazionali, empatiche e di cittadinanza“.
Nessun Consenso Informato

In tale contesto, ci sembra significativo che la scuola non abbia fatto firmare alcun modulo per il consenso informato, ma soltanto – come hanno fatto sapere alcuni genitori – una liberatoria per l’eventuale utilizzo di immagini e riprese video, come previsto dalla normativa in materia di tutela della privacy. “La partecipazione alle attività didattiche curricolari e integrative deliberate dagli organi collegiali non è invece subordinata alla richiesta di un consenso specifico sui contenuti, rientrando tali attività nella programmazione educativa e nella responsabilità professionale dei docenti”, sottolinea sempre la scuola. Un dettaglio – fondamentale – che ci fa capire quanto sia doveroso e urgente che il Senato approvi il prima possibile il Ddl Valditara proprio sul consenso informato, già troppo spesso rimandato nelle ultime settimane anche a causa dell’ostruzionismo e della volontà di boicottaggio della Sinistra.
Il Progetto Storie Spaziali
Come già accennato all’inizio, è utile in questa sede ricordare che il progetto “Storie spaziali per Maschi del Futuro – Scuola Edition”, promosso dalla Fondazione Libellula, si sta diffondendo in tutta Italia nelle ultime settimane, coinvolgendo 250 scuole primarie, 12.500 alunni, 5.000 docenti e oltre 50mila familiari, e ha come obiettivo quello di decostruire gli stereotipi di genere e, in particolare, mira a combattere un presunto concetto di “mascolinità tossica”.
Con la scusa di “prevenire e contrastare la violenza di genere e ogni forma di discriminazione”, il progetto sollecita i maschi ad “essere pionieri”, quindi a “non aderire a un modello” ma ad “immaginarne uno nuovo, che non abbia paura della gentilezza, della vulnerabilità e dell’ascolto”.
Ancora una volta, alla base, c’è una fallace identificazione della mascolinità con la violenza: questo, sì, è un vero stereotipo, duro a morire, che sgorga da un’ideologia sedicente progressista ma, in realtà, dominata da nuovi e coriacei pregiudizi.
Articolo di Luca Marcolivio







































