Il Tempo è denaro o vita? Accelerazione e alienazione nella società moderna

di Paolo Ermani 

Siamo sempre più staccati e sganciati dal ‘tempo’ e dallo ‘spazio’ della nostra vita.

Consiglio ai lettori un libro che inquadra in maniera eccezionale e pienamente centrata, la percezione diffusa che il tempo non ci basti mai. Il titolo è “Accelerazione e alienazione”, l’autore è un sociologo tedesco, Hartmut Rosa.

Ecco alcuni passi tratti dal libro:

«Forse l’aspetto più sorprendente e inaspettato dell’accelerazione sociale, è la spettacolare e contagiosa “carestia di tempo” delle società (occidentali) moderne. Nella modernità, gli attori sociali hanno sempre più l’impressione che il tempo stia loro sfuggendo, che sia troppo breve. Sembra che il tempo sia percepito come una materia prima da consumare al pari del petrolio e che, come questo, sta diventando sempre più caro e costoso».

«Come ci si aspetterebbe, studi empirici mostrano che l’uomo nella società contemporanea si sente davvero pesantemente sotto pressione e si lamenta davvero della scarsità di tempo. Questi sentimenti sembrano essere cresciuti negli ultimi decenni, rendendo plausibile la tesi secondo cui la “rivoluzione digitale” e il processo di globalizzazione portano ad un’ulteriore ondata di accelerazione sociale».

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«E molti studi lo dimostrano: così per esempio, sembra esserci una netta tendenza a mangiare più in fretta, dormire meno, parlare meno con i familiari rispetto a quanto facevano i nostri antenati».

«All’accelerazione tecnologica dovrebbe, quindi, logicamente accompagnarsi un aumento del tempo libero, che a sua volta dovrebbe far rallentare il ritmo della vita o almeno eliminare o alleviare la carestia di tempo. Dal momento che l’accelerazione tecnologica significa impiegare meno tempo per svolgere un determinato compito, il tempo dovrebbe abbondare… al contrario, nella società moderna il tempo diventa qualcosa di sempre più scarso».

«Quelle stesse tecniche che ci aiutano a guadagnare tempo, hanno anche portato a un’esplosione delle opzioni nel mondo: non importa quanto veloci riusciamo ad essere, la nostra quota di mondo, cioè la proporzione tra le opzioni realizzate e le esperienze vissute e tutte quelle mancate non cresce, bensì precipita incessantemente. Questa è, oserei dire, una delle tragedie dell’individuo moderno: sentirsi imprigionato in una ruota da criceto, mentre la sua fame di vita e di mondo non è mai soddisfatta, ma anzi gradatamente sempre più frustrata».

«Allo stesso modo, in una società competitiva con ritmi accelerati di mutamento sociale in tutte le sfere della vita, gli individui hanno sempre la sensazione di trovarsi su di una “china scivolosa”: fare una lunga pausa significa essere fuori moda, antiquati, anacronistici nell’esperienza e nella conoscenza, negli accessori e nell’abbigliamento, negli orientamenti e persino nella lingua».

«La crescita incredibile nella velocità della produzione, ha cambiato dalle fondamenta il rapporto tra l’essere umano e l’ambiente che lo circonda: sostituiamo gli elementi materiali della nostra vita (il mobilio e la cucina, la macchina e il computer, l’abbigliamento e le abitudini alimentari, l’aspetto della nostra città, la scuola e l’ufficio, programmi e strumenti con cui lavoriamo) ad una velocità tale che si potrebbe quasi parlare di “struttura dell’usa e getta”».

«In ciò siamo molto diversi dal mondo pre-moderno, in cui le cose venivano rimpiazzate solo quando erano rotte o non più funzionali, e spesso venivano riproposte più o meno nella stessa forma. Per contro, come osservava già Marx, nel mondo moderno al consumo fisico si è sostituito quello morale: rimpiazziamo gli oggetti quasi sempre prima che si rompano, perché i ritmi elevati dell’innovazione li hanno resi datati e “anacronistici” ben prima che il loro ciclo fisico sia terminato. In questo senso, la nostra relazione con il mondo degli oggetti, è stata profondamente trasformata dai ritmi di velocità crescenti del mondo moderno».

«In un certo senso, l’accelerazione conduce direttamente alla disintegrazione e all’erosione delle nostre relazioni sociali: non riusciamo a integrare gli episodi delle nostre azioni e della nostra esperienza (e degli oggetti che acquistiamo) nella totalità di un’esistenza, e di conseguenza, siamo sempre più staccati e sganciati dal tempo e dallo spazio della nostra vita, dalle nostre azioni ed esperienze e dalle cose con cui lavoriamo e viviamo».

H. Rosa non poteva essere più chiaro ed esplicito, nel fare una fotografia perfetta dello stato in cui siamo e a quello a cui stiamo andando incontro. Dopo averci rubato tutto – l’aria, l’acqua, il cibo, la natura, le relazioni, i diritti – ora il sistema della crescita economica e della conseguente vendita di tutto, ad iniziare dalla propria anima, ci vuole rubare l’unica cosa rimastaci: il tempo.

Tempo che ci viene rubato con il nostro consenso, perché la più forte dittatura, si sa, è quella che non ha bisogno di particolari coercizioni e si serve dei suoi schiavi per esercitare il potere assoluto.

Riprendiamoci il tempo, riprendiamoci la vita, riprendiamoci noi stessi!

Articolo di Paolo Ermani 

Tratto da: “Accelerazione e alienazione” di Hartmut Rosa

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/il-tempo-e-denaro-o-vita-accelerazione-e-alienazione-nella-societa-moderna

Libri e varie...
IL CORAGGIO DI ESSERE LIBERI
di Vito Mancuso

Il Coraggio di Essere Liberi

di Vito Mancuso

Per essere veramente liberi bisogna avere molto più coraggio di quanto non si creda. Il coraggio di essere diversi in un mondo che invece ci vuole tutti omologati.

Esiste veramente la libertà? E, se esiste, dov'è? Com'è? Come definirla? Se invece non esiste, perché tutti ne parlano, la ricercano, la pretendono?

In questo libro, Vito Mancuso affronta la questione in modo concreto, interrogandosi non tanto sulla libertà come concetto, quanto sull'essere liberi come condizione dell'esistenza reale. La domanda più importante qui non è: "Esiste la libertà?", quanto piuttosto: "Tu ti ritieni libero? E se non ti ritieni tale, lo vuoi diventare? Hai, vuoi avere, il coraggio di essere libero?".

Guardando al mondo e agli esseri umani, quello che appare è uno sterminato palcoscenico su cui tutti si esibiscono indossando le diverse maschere imposte dall'esistenza, ma ognuno di noi, soprattutto in quei momenti in cui è solo con se stesso, sperimenta anche l'acuta sensazione di essere qualcosa di assolutamente differente e separato da tutto il resto, qualcosa di unico.

La scintilla della libertà nasce da questa consapevolezza, per sostenere la quale è necessario però il coraggio: il coraggio di sottrarsi al pensiero dominante e scoprire nuovi valori in cui credere; il coraggio di scrollarsi di dosso le convenzioni che ci soffocano e costruire un rapporto autentico con gli altri e con se stessi; il coraggio di essere liberi per diventare veramente chi siamo.

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