di Massimo Mazzucco
Se avete una strana sensazione di deja-vu, non è il vostro cervello che vi fa dei brutti scherzi: stiamo veramente entrando nel “giorno della marmotta” (*).

Cambiano gli elementi sul tavolo, ma il copione rimane lo stesso. Israele CREA un problema, coinvolge gli Stati Uniti nel tentativo di risolverlo, scatena il putiferio in Medio Oriente, e poi di fronte ai disastri che ha generato è obbligato a fermarsi, e cercare di rimettere le cose a posto. Di fronte alla pressione mondiale Israele accetta, ma solo temporaneamente, finchè non riesce a trovare una scusa per ricominciare.
Il problema si chiama sionismo. Ovvero la convinzione che una certa zona della terra debba essere assegnata agli ebrei per diritto divino, e che quindi ogni mezzo sia lecito per arrivare a ottenere questo risultato.
Finché qualcuno non dice chiaro e tondo a questa gente che non hanno alcun diritto sulle terre altrui, questi continueranno implacabili a creare problemi pur di ottenere ciò che credono gli appartenga,
Se si potesse aprire la scatola cranica di un sionista qualunque – attenzione, NON di un Netanyahu, Ben-Gvir o Danielle Weiss, ma di un sionista QUALUNQUE – trovereste una cartina geografica che va dal Canale di Suez fino al Libano compreso, e dal mare fino all’Iraq, con sopra scritto Eretz Israel.
Molti non lo dicono apertamente, ma nella loro testa hanno TUTTI questa cartina.

Ora qualcuno mi voglia spiegare: come si può pensare di risolvere il problema mettendo una firmetta qua e là, quando nessuno pensa a rimuovere quella cartina dal cervello dei sionisti, e gli spiega in modo chiaro e convincente che devono rassegnarsi a tenere quello che hanno – e che comunque è già stato preso in gran parte in modo illegale?
Non è una domanda difficile: se la fonte dell’acqua è inquinata, a cosa serve continuare disperatamente a mettere dei filtri a valle? Bevi pulito per tre giorni, poi il filtro si sporca e torni a bere acqua avvelenata.
Però fanno tutti finta di crederci.
(*) Il “Giorno della marmotta” (Groundhog Day) è una celebre festività nordamericana che si celebra ogni 2 febbraio. La tradizione vuole che se una marmotta, uscendo dalla tana, vede la sua ombra l’inverno durerà altre sei settimane; se non la vede, la primavera arriverà in anticipo. L’espressione viene usata in senso figurato per descrivere una situazione monotona e ripetitiva in cui le giornate sembrano ripetersi in modo identico.
Articolo di Massimo Mazzucco
Fonte: https://luogocomune.net/palestina/il-giorno-della-marmotta

































