Il famigerato “Qui e Ora”

di Chiara Croce

Vuoi vivere all’inferno? Fatti un futuro! Mica ha tutti i torti, la signora Byron Katie. E anche un passato, aggiungerei io.

D’altra parte, l’idea che dovremmo sempre vivere nel

Bambina con Gattone

Bambina con Gattone

rato “qui e ora”, pur essendo incontrovertibilmente vera, mi ha da sempre messo in difficoltà.

“Certo che viviamo nel momento presente, dove altro potremmo essere?” pensavo fino a qualche tempo fa, in barba a Buddha, Orazio, i maestri yogi di tutti i tempi, Eckhart Tolle e anche a mia nonna, che quando ero alle elementari tentava invano di riportarmi al noioso qui e ora dei compiti di matematica.

Solo che non era vero. Il nostro corpo e la nostra anima vivono immersi nel momento presente, ma la nostra mente per il 99% del tempo se ne sta da qualche altra parte, affaccendata a rimpiangere, preoccuparsi, ipotizzare scenari che non si verificheranno mai, rivivere avvenimenti orribili vecchi di anni, vivi solo nei nostri pensieri.

E siccome il corpo è la casa della mente e l’anima la sua guida e compagna, questo suo divagare ci porta continuo disagio e grande sofferenza. Come vi sentireste voi, se viveste il 99% del tempo lontano dai vostri cari, in terre ostili e sconosciute?

Il problema è come impedire all’entità indisciplinata in grado di ossessionarci ogni minuto della nostra vita con le sue follie – la mente – di andare ovunque, tranne che nel posto in cui dovrebbe starsene bella tranquilla: a casa. Il che mi ricorda mia figlia adolescente, tra l’altro.

Da un paio d’anni mi sto dedicando al problema, anche se con scarsi risultati, devo ammettere. Almeno però, ho identificato chi sono i cattivi in questa lotta incessante tra mente e corpo-anima, presente e futuro-passato, qui e altrove.

La paura è il Capo di Stato Maggiore che li governa tutti, la madre di tutto ciò che ci tiene lontani dalla pace e dalla tranquillità. Ma come possiamo smettere di avere paura? Sarebbe come cercare di non essere umani, è un compito impossibile. La paura viene e se ne va a suo piacimento e non possiamo farci niente.

Possiamo solo affrontare i suoi soldati, quegli orribili pensierini che infestano le nostre menti ogni giorno, con le loro sporche e insistenti bugie: Dovrei; Potrei; Lo farei se solo… e i loro fratellini malvagi: Non dovrei; Non avrei dovuto; Se non avessi…

Una quantità enorme di merda in cui crediamo fermamente e che intasa la nostra mente, il nostro corpo e la nostra anima di negatività ed emozioni tossiche, vampirizzando la nostra energia e impedendoci di fare l’unica cosa che dovremmo davvero fare: quello che stiamo facendo.

Voglio citare ancora Byron Katie, che ci fa notare che nella storia dell’umanità, nessuno ha mai vinto una sola battaglia contro la realtà.
Quando pensiamo che dovremmo (o potremmo o qualunque altra palla della lista di qui sopra) fare qualcosa, stiamo combattendo la realtà, cioè che NON LA STIAMO FACENDO.

Il famigerato "Qui e Ora"

Il famigerato “Qui e Ora”

O fai qualcosa o non lo fai. Questa è la realtà. Un uccello vola, un cane non vola. Animali che dovrebbero volare, ma invece nuotano, non li ho ancora mai visti. Il sole è caldo e la neve è fredda. Se uno vi venisse a dire che l’erba dovrebbe essere azzurra, cosa gli direste? Eppure vi sembra normalissimo pensare che quello stesso matto NON DOVREBBE pensarla così, e l’incontrovertibilità del fatto che lui la pensi così non vi ferma dall’essere pazzi quanto lui.

La realtà è o non è, e i dovrei e i non dovrei non esistono, se non nelle nostre menti folli. E se facciamo o abbiamo fatto una cosa, è perché in quel momento la volevamo fare. E’ talmente Lapalissiano che anche un bambino di due anni lo capirebbe. E infatti lo capisce, perché un bambino di due anni, i dovrei e i non dovrei per fortuna sua non li ha ancora imparati. Ma noi invece no, continuiamo a nuotare nel fango dei condizionali, senza possibilità alcuna di uscirne vivi.

Vivere nel qui e ora, prima di tutto, significa imparare ad accettare la realtà e chi siamo veramente. Prendiamo l’enorme cazzata in cui ho creduto per anni: “Per essere felice, dovrei essere più amorevole e tollerante”. Peccato che non lo sono!

Quindi quello che mi rendeva infelice, non era tanto il fatto che sono una stronza egoista e cattiva (come tutti siamo, a volte, a parte il Buddha e probabilmente mia nonna), quanto il fatto che non accettavo di esserlo.
So cosa state pensando, in questo momento. Ma se mi auto-giustifico e accetto di essere una stronza egoista e cattiva, e smetto di pensare che dovrei essere più amorevole e indulgente, non smetterò di cercare di migliorare me stessa?

Se accetto il mio lato oscuro incondizionatamente, senza giudicarmi e colpevolizzarmi, non diventerò una persona ancora più stronza, cattiva ed egoista di quello che sono? Vi rispondo con una domanda. Avete bisogno di ripetervi dalla mattina alla sera che NON DOVRESTE essere un serial killer, un ladro o uno stupratore, per evitare di diventarlo? Dovete sforzarvi molto per non torturare coniglietti indifesi, incendiare foreste vergini o fare lo sgambetto ai bambini dell’asilo? Certo che no, perché sono cose che non volete fare! E se non volete nemmeno essere degli stronzi egoisti, allora non avete niente di cui preoccuparvi.

Ma allora perché a volte lo siamo comunque? Perché vogliamo essere amorevoli e indulgenti, ma non possiamo farlo, perché non amiamo e non perdoniamo noi stessi e ci tormentiamo con irrealistici diktat morali. Per cui la nostra parte negata, sgomita per farsi ascoltare e quando riesce a prendere il sopravvento fa quello che facciamo tutti quando siamo ingiustamente accusati e maltrattati: si incazza e diventa stronza e cattiva.

Cerchiamo tutta la vita di sopprimere la nostra ombra, con inutili dovrei e non dovrei. Otteniamo qualcosa? Niente. Rimaniamo i soliti stronzi. Allora perché non ci rilassiamo, e proviamo con un’altra strategia? Tipo lasciar perdere le minchiate che ci raccontiamo a proposito di chi dovremmo essere e cosa dovremmo fare e iniziare a essere amorevoli e indulgenti verso noi stessi, tanto per cambiare?

Questo è qui e ora. Questo è amore.

Articolo di Chiara Croce, counsellor e life coach.

Sito web dell’autrice: https://clearcross.wordpress.com

 


Qui di seguito trovi la descrizione del libro “Il Potere del Qui ed Ora”, di Francesco Bandinu: 

Il “qui ed ora” è una condizione che tutti possono raggiungere…

Ma come? come diventare finalmente liberi?

il potere del qui e oraIl vero potere non è controllo, non è manipolazione, non è avere il controllo su qualcosa o su qualcuno.

Il potere è semplicemente espressione dell’essere

Tutto ciò che sei è espressione massima del potere. Nel qui ed ora hai il potere di ricordare chi sei veramente, di osservare te stesso da un altro punto di vista, il qui ed ora, di giungere al risveglio e tornare ad essere finalmente LIBERO!

Siamo qui, ora, in questo mondo ed in questa dimensione per comprendere i meccanismi dell’essere umano e credo che il miglior modo per assolvere a questo compito sia iniziare proprio da quanto di più semplice e a portata di mano ci sia: l’individuo stesso. Comprendere la struttura dell’individuo è il primo passo che ognuno di noi deve compiere per poi afferrare la consapevolezza di ciò che ci allontana dal qui ed ora e di conseguenza dal risveglio. Tutto ciò che dobbiamo fare è ricordare.

Tutto dentro di noi, anche se oggi il qui ed ora ci sembra e ci appare infinitamente lontano.

La meditazione, il silenzio interiore e qualche altro… >>> continua

Libri sull'argomento
Il Diario di Saint Germain di Conte Di Saint Germain
Finalmente ho Perso il Lavoro! di Marco De Biagi
 di Lee Carroll, Kryon
 di Maria Chiara Giorda, Sara Hejazi
Conversazioni con Loro di Daniel Meurois
 di Jörg Fengler
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Quello che non vi hanno mai raccontato
di Katherine Losse

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Perché vogliamo sapere quali dei nostri "amici" sono usciti insieme nel fine settimana e quello che hanno fatto? Perché abbiamo autorizzato Facebook a mediare la nostra vita privata?

Sono alcune delle domande che Katherine Losse ci pone in questa ironica autobiografia raccontandoci i suoi cinque anni trascorsi nel cuore del social network.

In fuga da un dottorato in Letteratura Inglese alla Johns Hopkins di Baltimora, Losse, al verde e senza prospettive di carriera accademica, arriva in California e sale per caso a bordo della squadra di Facebook.

Nel 2005 il sito era una giovane startup di Silicon Valley, e Losse, all'epoca carica di speranze, era l'unica donna in una compagnia di informatici nerd a loro agio solo tra algoritmi ed entità scalari.

Eppure riesce inaspettatamente a bruciare le tappe di una brillante carriera che la porta dal dipartimento di assistenza clienti a diventare l'autrice dei testi di Mark Zuckerberg. Intanto la compagnia accumula milioni di utenti e si lancia alla conquista del mondo.

Ma gli uffici di Facebook assomigliano a una confraternita di Harvard: gli informatici pensano solo a raccogliere dati nel disprezzo della sensibilità degli utenti e, mentre la missione dichiarata del sito è quella di connettere la gente, i suoi dipendenti sono sempre più soli e alienati.

Su tutto, un fiume di soldi sembra fugacemente materializzare il sogno americano.

Ma Losse è sempre più convinta essere finita in un incubo.

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