Il Doppio Gioco dell’Amministrazione Usa e la Fine delle Relazioni tra Stati Uniti e Israele

Alexis Cossette-Trudel nell’ambito del suo “web journal” ha fornito tasselli essenziali per l’attuale puzzle geopolitico.

Al centro della sua argomentazione c’è Joe Kent, presentato come “l’ultimo tassello del puzzle”. Ex Ranger, Berretto Verde, con undici missioni in Iraq, ex direttore del Centro antiterrorismo e vicino all’amministrazione statunitense, Joe Kent incarna perfettamente l’approccio “America First” . Le sue recenti dimissioni e le dichiarazioni pubbliche secondo cui “questa non è la nostra guerra” (riferendosi al conflitto con l’Iran) sono perfettamente coerenti con la strategia dell’amministrazione statunitense dal 2016.

Alexis spiega che l’amministrazione americana ha a lungo praticato un deliberato doppio standard, o un linguaggio ambiguo. Lo abbiamo visto con Epstein, con i vaccini anti-COVID e ora con Israele e l’Iran. Questa strategia di comunicazione a due livelli consente loro di rassicurare alcuni alleati, avanzando al contempo in modo discreto verso il loro obiettivo principale: il graduale ritiro degli Stati Uniti dal Medio Oriente.

Molti analisti francofoni, sostiene, cadono nella trappola di un’analisi superficiale. Si lamentano della sconfitta dell’amministrazione americana, dell’umiliazione degli Stati Uniti, dello scoppio della Terza Guerra Mondiale o del controllo totale di Israele su Washington. Tuttavia, leggendo i documenti ufficiali americani (Strategia di Sicurezza Nazionale), gli Accordi di Abramo, il discorso di Riyadh e la dottrina “America First “, il piano diventa chiarissimo: stabilizzare la regione, ridurre drasticamente le capacità militari dell’Iran (missili balistici, marina, aeronautica), orientare la leadership iraniana verso una linea più riformista e poi ritirarsi gradualmente.

L’operazione Epic Fury è stata specificamente concepita per raggiungere questi obiettivi: distruggere i lanciatori di missili, le fabbriche, le capacità missilistiche balistiche e le capacità navali dell’Iran, evitando al contempo un completo cambio di regime. L’amministrazione statunitense ha ribadito che questi obiettivi sono sulla buona strada per essere raggiunti e che gli Stati Uniti stanno già valutando la possibilità di ridurre la propria presenza militare nella regione. Lo Stretto di Hormuz sarà infine monitorato dalle nazioni che effettivamente lo utilizzano, anziché dagli Stati Uniti.

Alexis sottolinea con forza che chi parla di “sconfitta” o “umiliazione” semplicemente non ha letto i documenti ufficiali americani. L’amministrazione americana non ha mai nascosto il suo desiderio di riportare a casa le truppe. “America First” significa proprio questo: porre fine alle guerre infinite, interrompere i finanziamenti a entrambe le parti, smantellare gradualmente l’impero americano oltremare, chiudere l’USAID, ridurre il coinvolgimento della NATO e rifocalizzare gli Stati Uniti sul proprio emisfero interno.

Joe Kent, dimettendosi pubblicamente e rilasciando numerose interviste (a Tucker Carlson, Megyn Kelly, ecc.), ha svolto un ruolo educativo fondamentale. In particolare, ha rivelato che alcune milizie iraniane e siriane erano finanziate dagli Stati Uniti stessi, una realtà che illustra le lotte di potere interne tra il Dipartimento di Stato, la CIA e il Pentagono. I suoi interventi, ampiamente pubblicizzati, sono serviti a educare l’opinione pubblica americana sulle operazioni del “deep state” e a normalizzare l’idea di un graduale disaccoppiamento da Israele.

Questa strategia si inserisce in una guerra di quinta generazione: indiretta, informativa e psicologica. L’amministrazione americana sta giocando una partita a scacchi ad alto rischio, in cui ogni apparente segno di debolezza maschera un vantaggio strategico. L’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk è stata decisiva: senza la ritrovata libertà di espressione, il movimento America First non avrebbe mai potuto acquisire tale slancio.

Alexis mette inoltre in guardia contro la retorica apocalittica che prospera in certi ambienti cristiani francofoni o complottisti: se c’è pace, è “la pace dell’Anticristo”; se c’è guerra, è “Armageddon”. Pertanto, non ci sarebbe mai spazio per un semplice periodo di prosperità come il boom economico successivo al 1945. Questa visione binaria oscura la realtà: l’amministrazione americana sta cercando di stabilizzare la regione in modo da potersi ritirare senza causare il caos.

In conclusione: per comprendere gli eventi, dobbiamo smettere di ripetere i cliché mediatici e approfondire i documenti, i discorsi e la continuità delle azioni intraprese dal 2016. L’amministrazione americana non è né sciocca né una marionetta. Sta pazientemente attuando una strategia a lungo termine con un obiettivo chiaro: riportare a casa le truppe e porre fine all’era delle guerre infinite in Medio Oriente.

Il “divorzio” tra Stati Uniti e Israele non è più un’ipotesi lontana. È in atto, passo dopo passo, con intelligenza e determinazione.

Riassunto del webjourn LE DIVORCE di Radio Québec

Scritto e condiviso da Galactic Press

Fonte: https://pressegalactique.com/2026/03/25/le-double-jeu-de-ladministration-americaine-et-la-fin-du-couple-etats-unis-israel/

GIù LE MANI DALLA PROSTATA
La ghiandola centrale nell'evoluzione umana è diventata un business miliardario per Big Pharma
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Giù le Mani dalla Prostata

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