Il Capitalismo Ha Bisogno della Guerra

di Sonia Savioli

Perché? Il capitalismo ha bisogno della guerra perché è attraverso la guerra che “progredisce”. Chi legge i miei libri e i miei articoli forse avrà capito che non ritengo che la parola “progresso” indichi necessariamente qualcosa di positivo.

“Progredire” vuol dire semplicemente “andare avanti” e, se sei avviato verso il baratro, come sembra ormai indubbio, faresti meglio a fermarti, voltarti e tornare sui tuoi passi per capire dove e quando hai sbagliato strada.

Il capitalismo è uno dei risultati dell’aver sbagliato strada; è il progresso del dominio e non è, per sua natura, in grado di fermarsi. Il capitalista che si ferma è perduto. Deve progredire.

Il dominio progredisce attraverso le guerre: perché non sempre i popoli e i loro governi rimangono inerti e passivi verso chi li vuole dominare; perché ha bisogno di nemici; perché è un sistema di competizione estrema; perché attraverso le guerre si fanno affari.

Il capitalismo, e in particolare il globalcapitalismo, è oggi la forma suprema di dominio; come è già successo in tutta la storia di guerra e progresso che le monarchie volessero diventare imperi e gli imperi si rompessero le corna per aver esagerato nell’avidità di conquista, succede oggi che il globalcapitalismo, l’impero dei nostri tempi, voglia conquistare il mondo. Ultimamente ha dato segni di delirio estremo, rivelando, con certe affermazioni e sperimentazioni, di voler conquistare l’universo intero, cominciando da qualche pianeta del sistema solare.

Da tempo, nella cultura industrial-capitalista, l’assoggettamento dei popoli e il saccheggio della natura viene chiamato “progresso”, e senza tale progresso il capitalismo languirebbe e morirebbe. Per questo, avendo eliminato il pericolo comunista con l’agonia e la morte indotta (un suicidio assistito ante litteram) dell’Unione Sovietica, mentre si dedicava gioiosamente a progredire, saccheggiando tutto ciò che l’odiato comunismo aveva costruito: fabbriche, miniere, impianti energetici, complessi turistici ecc., già cercava altri nemici da combattere e sottomettere.

Iugoslavia, Afganistan, Somalia, Irak, Sudan, Libia, Siria… Conquistare, saccheggiare, imprigionare popoli interi attraverso milizie mercenarie e governi fantoccio. Ci sono sempre nemici, per chi vuole conquistare il mondo, e sono semplicemente gli Stati che resistono alla conquista.

Nell’epoca attuale, la conquista viene raggiunta, anche se indirettamente, dalle multinazionali-finanziarie, e tale conquista prevede la rapina di tutte le risorse del paese conquistato, la disgregazione della società, la schiavizzazione del lavoro.

Dato che non si possono rapinare le risorse pubbliche, se il governo di uno Stato si rifiuta di privatizzarle, e non si possono rapinare nemmeno quelle private (la terra del contadino o le terre delle comunità contadine, il negozio del commerciante, il laboratorio dell’artigiano) se il governo le protegge attraverso le leggi dello Stato, a quel governo, che sia socialista, islamico confessionale, capitalista protezionista, bisogna fare guerra.

Il capitalismo imperiale non può, proprio non può, lasciarli stare: sarebbero il buon-cattivo esempio e minaccerebbero seriamente la sua futura sopravvivenza. Perché nessun popolo è ancora così scemo da non accorgersi che, magari, il popolo del paese a fianco, con una notevole quantità di beni pubblici, sta molto meglio perché: la scuola è gratuita ed efficiente, i trasporti pubblici funzionano e costano poco, la sanità funziona e non costa niente, l’acqua è gratuita, l’ufficio postale è sotto casa, le linee telefoniche ed elettriche, quando si guastano, vengono subito riparate, e lo stesso avviene per strade, ponti, edifici pubblici, e milioni di persone lavorano con contratto regolare e senza dover fare straordinari per tutte queste attività pubbliche…

Come succedeva in Italia. Non ve lo ricordate più? Quando, pur non essendo uno Stato socialista, era uno Stato sociale, perché i governi, che erano al servizio sì delle classi sociali padronali, avevano però un’opposizione vera e forte: un Partito Comunista con il trenta e passa percento dei voti e un notevole consenso tra gli intellettuali, milioni di operai e un sindacato di classe.

A quel tempo anche noi fummo colpiti da una “guerra”: terrorismo, bombe, repressione occulta e palese, trame nere e trame nere malamente verniciate di rosso con l’aiuto dei servizi segreti USA e nostrani, minacce di colpi di Stato fascisti, logge massoniche segrete appattate con la mafia, Gladio, rapimento Moro…

Adesso il nostro paese, come tutta l’Europa, è “normalizzato” (sinonimi: sedato, rintronato, corrotto) ma, come sempre succede, qualche altra capra fugge dal branco.

Conquisti e occupi e distruggi, qui una Iugoslavia, là un Irak, su una Libia, giù una Siria, ed ecco che l’Afganistan si libera; la Russia del dopo Eltsin riprende a nazionalizzare a tutto spiano, strappando l’osso di bocca alle multinazionali-finanziarie, l’Africa scalpita e molla qualche poderoso calcio, il colpo di Stato in Corea del Sud fallisce a furor di popolo. Il capitalismo globale, si può proprio dirlo, non ha pace.

L’Ucraina nel 2024 ha speso quasi il 35% del PIL in armamenti: la prima nel mondo in proporzione alle sue ricchezze complessive.Traduco: le multinazionali degli armamenti si sono succhiate (lo so che con questo verbo vi vengono in mente i vampiri) il 35% della ricchezza Ucraina. Seconda era Israele ma ben lontana: il 9% del PIL, che, come potete immaginare, è molto più alto di quello ucraino. D’altronde, se vuoi attuare un genocidio, non puoi badare a spese.

Sicuramente nel 2025 le spese saranno aumentate: spese degli Stati, guadagni del globalcapitalismo, morte e distruzione per i popoli, le terre, le acque, la natura tutta.

L’Ucraina guerreggia per procura, l’Europa la sprona e l’incalza, gli uomini russi e ucraini muoiono al fronte.

Il capitalismo spera di divorare la Russia, intanto si mangia i soldi degli Stati europei, dando in cambio bombe, missili, droni, caccia e bombardieri, carri armati.

Per ogni ammasso di ferraglia chiamato carrarmato si incassano dagli 8 ai 13 milioni; un solo aereo da guerra di “ultima generazione” rende sui 100 milioni; uno di quelli di ultimissima generazione (avrà i diamanti incastonati nel cruscotto?) può costare anche il triplo. Si sa, più aumenta la richiesta, più aumentano i prezzi.

Più ne vengono distrutti e meglio è: siamo entrati nell’era del consumismo di guerra.

La Germania nazista ooops! Scusate, un lapsus, forse freudiano, forse nato da tutte le immagini di ragazze e vecchi buttati a terra e colpiti in testa a tutta forza dalla germanica polizia, mentre manifestavano pacificamente contro il genocidio attuato a Gaza dal governo nazisionista di Israele. La Germania democratica, dunque, si sta armando fino ai denti. Per la prima volta dalla sconfitta del nazismo è diventata il paese d’Europa che spende di più per la guerra: prevede di spendere 649 miliardi nei prossimi cinque anni. (1)

Però il consumismo degli armamenti si attua attraverso le guerre. Mica puoi buttare quelli vecchi nel cassonetto per comprare quelli nuovi. L’Ucraina ha risolto per un po’ il problema, comprandoli da tutti i paesi occidentali, quelli vecchi (tali acquisti sono stati chiamati “aiuti all’Ucraina”), sostituendo così il cassonetto e permettendo ai governanti europei di rifare nuovi arsenali e derubarci di miliardi per riversarli nella strozza di Leonardo, Thales Group, Rheinmetall, RTN, ecc. (2)

La fine dei bombardamenti su Gaza, un accordo di pace tra Russia e Ucraina, che disdetta sarebbero o saranno, per il globalcapitalismo!

Ma il capitalismo, statene sicuri, non si perde d’animo: sta già progettando altre guerre. Ci sono così tanti nemici da combattere! Così tanti paesi da assoggettare ancora o di nuovo. Non sono mai del tutto domi i paesi, ahimè! Quando le multinazionali credono di poterci scorrazzare liberamente, depredando tutto il depredabile, ecco che cominciano a sgroppare, impennarsi, e qualche volta riescono a disarcionare, lasciandole ammaccate e peste. Ci sono così tante armi da vendere per schiavizzare e distruggere, per poi ricostruire a spese di chi hanno schiavizzato. E, dunque, un grido unanime si leva dal petto dei capitalisti globali più mafie (non dimentichiamo il mafiocapitalismo, specializzato ormai nel “ricostruire”): viva la guerra!

I popoli, almeno per ora, sono più propensi a gridare “viva la pace!”, peccato che, nei paesi occidentali ricchi e dominatori, non tutti abbiano capito che guerra e capitalismo sono mostruosi gemelli siamesi, inscindibili, e per avere la pace, un mondo pacifico e in via di rinsavimento, è indispensabile eliminare, disintegrare il capitalismo.

Note e Riferimenti:

1) https://www.defensenews.com/global/europe/2025/06/26/germany-plans-to-double-its-defense-spending-within-five-years/

– https://www.sipri.org/media/press-release/2025/unprecedented-rise-global-military-expenditure-european-and-middle-east-spending-surges

2) https://eu.usatoday.com/story/money/business/2013/03/10/10-companies-profiting-most-from-war/1970997/

– https://euractiv.it/section/mondo/news/chi-guadagna-dal-commercio-di-armi-europeo-e-dove-finiscono-le-esportazioni/

Articolo di Sonia Savioli

Fonte: https://www.centroitalicum.com/il-capitalismo-ha-bisogno-della-guerra/

LO SPIRITO ANIMALE
Comprendere i misteri della vita attraverso il suo sguardo
di Chantal Dejean

Lo Spirito Animale

Comprendere i misteri della vita attraverso il suo sguardo

di Chantal Dejean

Questo libro è un messaggio proveniente dallo Spirito animale che ci invita a riunirci con l'Universo e con tutti i suoi esseri. È un messaggio di amore e di Unione verso tutto ciò che esiste.

I nostri amici animali non muoiono.

Proprio come l'essere umano, dopo la morte, proseguono la loro evoluzione in altre forme dell'esistenza.

Dalla loro nascita essi dimorano costantemente in profondo contatto con la loro anima e con i regni dello spirito. Al contrario dell'essere umano, quando si incarnano non dimenticano sé stessi né si separano dalle verità dell'Anima.

Che senso ha la loro vita sulla terra? Come vivono il passaggio della morte e dove andranno Dopo?

Questo libro vuole offrire uno sguardo diverso sul regno animale, ancora poco conosciuto: comprendere la vita attraverso i loro occhi può completamente cambiare la nostra prospettiva su di loro.

I disegni del loro passaggio su questa terra sono immensi tanto quanto quelli dell'uomo. Hanno missioni che molto spesso si incrociano alle nostre. Dai delfini custodi di Atlantide, al re dei cervi e agli animali iniziatici, dietro l'apparenza dei nostri animali vi sono le più grandi forze dell'universo al servizio del Sacro.

Ciò che sentiamo a seguito della perdita di un amico animale, oltre ad avere tutte le sfumature del lutto, maschera una pena che coinvolge in particolare la nostra anima.

Se tentassimo di tradurre quel dolore, potremmo dire che un pezzo del divino, che prima era in terra, è tornato al Cielo, esattamente come quando, in un tempo antico, gli esseri delle stelle che vivevano tra noi dovettero lasciarci o quando gli esseri della natura si ritirarono nella dimensione eterea del nostro pianeta, lasciandoci soli a proseguire il cammino.

La sofferenza provata è esattamente quella di un vero e proprio abbandono del divino dal nostro piano terrestre, sofferenza che ormai abbiamo dimenticato, avendo da tempo perso il senso del sacro.

I nostri fratelli animali sono qui proprio per permetterci di ricordare.

Un testo meraviglioso per vedere e riconoscere gli animali come anime con una profonda connessione al divino, dotati di una coscienza e di una saggezza che gli umani hanno perduto.

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