Il Business del “Plasma iperimmune”: dietro c’è la società del fratello del Senatore Marcucci (Pd)?

di Cristina Gauri

La cura al plasma iperimmune fa nuovamente discutere. Questa volta, però, nessuno sta mettendo in discussione l’efficacia del trattamento o ne sta minimizzando gli effetti: la terapia è ormai in fase di sperimentazione in tutto il mondo, Stati Uniti in testa. Siamo invece arrivati alla fase successiva, cioè all’interesse delle aziende farmaceutiche.

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Sulla lavorazione di un prodotto che i cittadini donano a titolo gratuito e che potrebbe generare milioni e milioni di fatturato, e sul quale in Italia iniziano ad allungarsi alcune ombre.

Spunta la multinazionale in Senato

Lo testimonia un’audizione in Senato, segnalata da Le Iene, e dove ha fatto la sua comparsa “a sorpresa”, cioè senza invito ufficiale, il presidente di Kedrion Biopharma, Paolo Marcucci. Scopo della comparsata, illustrare un grosso progetto farmaceutico legato proprio all’utilizzo del plasma iperimmune nei malati di Covid-19.

Un episodio veramente singolare e che si lega – nemmeno poi troppo indirettamente – ad altre “stranezze” avvenute nell’ambito del “Progetto Tsunami”, ovvero la sperimentazione nazionale della cura al plasma voluta da ministero della Salute, Aifa e Iss. Sul quale tocca fare una breve digressione: nello studio erano state inizialmente coinvolte le strutture ospedaliere di Pavia (che in coppia con Mantova aveva portato avanti per prima il trattamento) e l’università di Pisa, che ha all’attivo solo due casi di pazienti trattati con il plasma. Mantova era stata invece misteriosamente estromessa, senza che il ministro Speranza fornisse spiegazioni a riguardo. Dopo le polemiche sorte in seguito ad un servizio delle Iene che denunciava la scelta anomala, Mantova era entrata nella sperimentazione. 

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Ma torniamo all’audizione in Senato: è stato il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi a introdurre Marcucci, il presidente di Kedrion. Quella Kedrion, multinazionale farmaceutica con sede centrale in Toscana, che in passato ha spesso finanziato progetti, fondazioni, bandi e concorsi – guarda caso – dell’università di Pisa. Ci sono altri particolari: Kedrion in questo periodo sponsorizza web conferenze sul plasma che vedono come relatori il proprio responsabile della ricerca, Alessandro Gringeri, e il professor Francesco Menichetti, designato a guidare la sperimentazione nazionale proprio dall’università di Pisa; ma vi è posto anche per i direttori dei centri regionali sangue della Lombardia e dell’Abruzzo, e anche quello nazionale.

“Chiederò al dottor Paolo Marcucci che ha un’azienda fortemente impegnata in questo studio clinico, magari vi darà qualche aggiornamento su come siamo messi”, ha annunciato Scaccabarozzi presentando Marcucci. Interessante la digressione fatta dalle Iene a proposito dei ruoli istituzionali ricoperti dai componenti della famiglia Marcucci: “Paolo è il presidente, la sorella Marialina è stata vicepresidente della Regione Toscana per diversi anni e il fratello Andrea è nel consiglio di amministrazione dell’azienda e capogruppo del Partito democratico al Senato”.

Il Piano di Kedrion

Marcucci in Senato non perde tempo con i convenevoli: “Il piano di contrasto [al virus ndr] si identifica in tre elementi. Il primo: l’industria ha risposto all’appello lanciato dagli ospedali, fornendo gratuitamente la strumentazione e i kit necessari per l’inattivazione virale”. Poiché la Kedrion, senza bando di gara, aveva regalato agli ospedali i kit per il trattamento del plasma iperimmune. “Kedrion intende mettere a disposizione il proprio stabilimento di Napoli Sant’Antimo per inattivare il plasma delle regioni e restituirlo come plasma industriale”, prosegue. E inoltre aggiunge: “Nel Paese ci sono quantitativi sufficienti per garantire la produzione di lotti industriali, così si eviterebbe di eseguire l’inattivazione virale nei singoli centri che è costosa”. Una dichiarazione che va in netto contrasto con le affermazioni degli addetti ai lavori, i quali, intervistati, sostengono che tale costo è bassissimo. Kendrion passa a illustrare il “terzo elemento”, cioè il passaggio a una fase industriale più avanzata, che è l’utilizzo delle gammaglobuline iperimmuni. Kedrion ha siglato una partnership con Kamada, che è una eccellenza israeliana delle biotecnologie. L’idea è quella di renderle disponibili in termini farmaceutici”.

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Un vero e proprio farmaco a partire dal plasma, quindi, non solo per curare i pazienti affetti da Covid-19 ma anche per rafforzare le difese immunitarie di coloro che sono in prima linea. Penso ai medici, agli infermieri. Non ci vuole molto per arrivare a comprendere che si tratterebbe di un progetto, capace di fruttare milioni e milioni di euro, basato sul plasma di donatori che per legge, in Italia, possono donare solo gratuitamente.

Vantaggi e svantaggi del Plasma

La Iena Politi a questo punto si rivolge al professor Santin dell’università di Yale: il plasma standardizzato farmaceutico quanto costerà di più di quello delle donazioni? “Stiamo parlando sicuramente di migliaia di dollari, contro i meno di 100 dollari che in questo momento costa una sacca di plasma. Sapendo però bene che questo si trasforma poi in un farmaco. Guarda che i farmaci vengono ricaricati dieci, cento, mille volte sul costo reale. E le case farmaceutiche producono un prodotto per guadagnarci”.

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“Ma voi che state trattando migliaia di pazienti con questo metodo, lo fate lavorare dalle case farmaceutiche?”, chiede Politi. la risposta è un secco “No”. E passa a illustrare vantaggi e svantaggi del plasma farmaceutico: “Prima di tutto hai un prodotto superconcentrato, essendo piccole quantità le congeli e le puoi mandare in tutto il mondo”, spiega. “Gli svantaggi sono che il plasma sappiamo che funziona perché è carico di anticorpi neutralizzanti, però ci sono alcune delle proteine presenti nel plasma che hanno funzioni antivirali e questa componente nella raffinazione viene persa. Ecco quindi che questi nuovi anticorpi concentrati hanno bisogno di studi per poter dimostrare che funzionano come il plasma.

Un progetto a lunga scadenza, quindi, e che potrebbe non andare a buon fine. Quindi, sulle basi di questa premessa così inconsistente, da chi ha avuto Kedrion il mandato di illustrare il progetto al Senato? Viene chiesto al direttore generale di Aifa: “Io non ne so niente, non ero all’audizione e non è compito mio. È di competenza del Centro nazionale sangue. In questa sperimentazione Kedrion non ha nessun ruolo”.

Nessun accordo con le Asst

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La Iena passa quindi a intervistare Raffaello Stradoni, direttore generale dall’Asst di Mantova. “Voi avete un accordo con Kedrion per la lavorazione del plasma iperimmune?” è la domanda.No, per il plasma iperimmune ancora non c’è. Adesso viene preso da singolo donatore a singolo ricevente e viene sempre lavorato internamente”. Ma in Senato il presidente Marcucci dice: “Per dare seguito a questa progettualità stiamo lavorando con la regione Lombardia, Veneto, Toscana, Campania, con l’auspicio che il progetto possa svilupparsi su scala nazionale”. Perché allora Marcucci dice il contrario? “Non ne ho la più pallida idea”, è la risposta di Stradoni. Gli fa eco Carlo Nicotra, direttore generale del policlinico San Matteo di Pavia.

Scatta quindi la telefonata al direttore scientifico dello Spallanzani di Roma, “da cui passa l’approvazione di tutte le sperimentazioni nazionali”, ma non sanno nulla, ed escludono che il plasma venga lavorato dalla multinazionale “Che io sappia no, anzi. Se vuole sapere, starei molto lontano da questi affari che sono sempre difficili da valutare”, spiega.

La questione quindi verte sull’industralizzazione del plasma: “La decisione, questa sì politica, è: lo diamo in mano pubblica o privata?”, si chiede Stradoni. “Facciamo una gara o chiamiamo un’università e facciamo fare a lei? Lo affidiamo tramite un controllo o ai militari come in America? Se l’accordo l’avessero fatto in questo modo sarebbe stato giusto, il problema è che nell’audizione in Senato è uscita questa persona che sembra che dica ‘lo faccio io’. I rappresentati democraticamente eletti prendano queste decisioni attraverso tutto il gioco democratico”, aggiunge Stradoni.

Articolo di Cristina Gauri

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/business-plasma-iperimmune-dietro-societa-del-fratello-senatore-marcucci-pd-157856/

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In un discorso tenuto nel 2008, Zbigniew Brzezinski, allora consigliere per la politica estera del neo eletto presidente Obama, ammette senza difficoltà che "Forse un tempo era più facile controllare un milione di persone, anziché ucciderle fisicamente. Oggi è infinitamente più facile uccidere un milione di persone piuttosto che controllarle."

In sostanza È più facile uccidere che controllare.

Risalendo all'indietro nel tempo sino alla fine del 1974, un altro protagonista della politica statunitense e internazionale, Henry Kissinger sottoscrive, insieme all'allora presidente Nixon, un piano adottato meno di un anno dopo da Gerald Ford.

Si tratta del National Security Study Memorandum 200: Implicazioni derivanti dalla crescita della popolazione per la sicurezza e per gli interessi oltremare statunitensi, che presenta nero su bianco la necessità di eliminare 3 miliardi di persone dalla faccia della terra. Da allora a oggi sono passati quasi 40 anni, ma l'obiettivo è rimasto immutato, al punto che un esperto consigliere delle Nazioni Unite nel 2012 ha rivolto un appello ai governi del mondo per ridurre la crescita della popolazione mondiale e per lavorare congiuntamente per modificare il clima.

Ogni misura diventa lecita per abbattere il numero di abitanti sul globo terrestre: vaccini per la sterilizzazione, politiche economiche globali tese a concedere finanziamenti solo a quegli stati in varie parti del mondo che si adoperano per la limitazione delle nascite, misure anti crisi applicate nei paesi europei che vanno a colpire i gangli vitali del sistema sanitario e di quello sociale, manipolazione del clima piuttosto che alterazione genetica degli alimenti di cui ci cibiamo (OGM).

Un silenzioso sterminio è in atto nel nostro pianeta; uno sterminio condotto dalle élites al potere che si arrogano qualunque decisione sanitaria sulla popolazione globale. Ogni diritto è loro. Anche quello di vita e di morte della popolazione mondiale.

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