I danesi sono i lavoratori più felici del pianeta!

5 Politiche lavorative che fanno dei danesi i lavoratori più felici del pianeta.

Copenaghen, Danimarca

Copenaghen, Danimarca


Quasi tutti pensano che sia normale odiare il proprio lavoro.
Vi presentiamo, allora, il concetto danese di arbejdsglæde che significa, udite udite, “felicità sul lavoro”. Spesso la Danimarca viene indicata nelle indagini come il paese più felice del pianeta. È interessante notare che i danesi non sono felici solo in casa, ma anche sul lavoro. Secondo la maggior parte degli studi riguardanti la soddisfazione dei lavoratori, i lavoratori più felici del mondo sono infatti in Danimarca. 

Ma perché i lavoratori danesi sono così felici rispetto agli altri nel resto del mondo? Ecco cinque differenze fondamentali.

1. ORARIO DI LAVORO RAGIONEVOLE

Una volta ho parlato con un americano che aveva appena ottenuto un lavoro come manager di una società danese. Volendo dimostrare il suo valore, ha fatto quello che aveva sempre fatto, e cioè si chiudeva in ufficio per 60/70 ore a settimana. Dopo un mese, il suo direttore lo ha invitato a una riunione. Si aspettava di essere elogiato per il suo duro lavoro, ma invece gli è stato chiesto “Perché lavori così tanto? C’è qualcosa di sbagliato? Hai problemi a delegare? Cosa possiamo fare per risolvere questo problema?”

La differenza con gli Stati Uniti è forte, e molte aziende americane interpretano il superlavoro come segno di impegno. La stessa cosa succede in Italia purtroppo. Le aziende danesi, invece, riconoscono che i dipendenti hanno una vita al di fuori del lavoro, e sanno che lavorare 80 ore alla settimana è un male sia per i dipendenti che per l’azienda.

Non solo i danesi tendono a lasciare il lavoro a un’ora ragionevole quasi tutti i giorni, ma hanno 5-6 settimane di ferie all’anno, diverse feste nazionali e fino a un anno di congedo di maternità/paternità retribuito. Mentre l’americano medio lavora 1.790 ore l’anno, la media danese è di solo 1.540, secondo la Organizzazione per la cooperazione economica e le statistiche di Sviluppo (OCSE).

2. VICINANZA CON IL MANAGEMENT

Quasi dappertutto, se il tuo capo ti dà un ordine, fai quello che ti dice senza controbattere. In un ambiente di lavoro danese, gli ordini diretti dati ai dipendenti sono più che altro visti come suggerimenti. Il sociologo olandese Geert Hofstede ha studiato la cultura d’impresa in più di 100 paesi, valutando diversi parametri, uno dei quali è la gerarchia. Una eccessiva gerachizzazione, significa che i manager sono i re incontrastati e ogni loro parola è legge. In Danimarca, la gerarchia è invece ‘orizzontale’, ed il capo è più che altro una persona più esperta a cui chiedere consigli su come risolvere un problema. Per legge, inoltre, ogni azienda danese con più di 35 dipendenti, deve dare posti in consiglio di amministrazione ai dipendenti. Ciò significa che i dipendenti danesi hanno più autonomia e più potere sul lavoro, anche se maggiore responsabilità.

3. GENEROSE INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE

In Danimarca, perdere il lavoro non è la fine del mondo. In realtà, le leggi contro la disoccupazione sembrano fin troppo perfette per essere vere, dato che attribuiscono ai lavoratori il 90% del loro stipendio originale per due anni. Altrove, perdere il lavoro può facilmente portare al disastro finanziario. E questo porta a vivere nell’angoscia, e ad accettare di stare un lavoro anche se si odia.

4. FORMAZIONE COSTANTE

Dalla metà del 1800, la Danimarca si è concentrata sulla formazione permanente dei suoi lavoratori. Questa politica continua fino ad oggi, con un sistema di formazione continua elaborato da governo, sindacati, e aziende, che permettono ad ogni dipendente che lo desideri, di frequentare corsi di formazione retribuiti e di acquisire nuove competenze. Si chiama “politica attiva del mercato del lavoro”: la Danimarca spende per questo tipo di programmi ben di più di qualsiasi altro paese OCSE. In questo modo, i lavoratori danesi crescono costantemente dal punto di vista professionale e non hanno problemi a trovare lavoro, anche in un mercato in costante evoluzione.

5. UN FOCUS SULLA FELICITÀ DEL DIPENDENTE

Si dice che ogni lingua rappresenti una cultura differente: è interessante vedere come la parola arbejdsglæde (felicità sul lavoro) esista anche nelle altre lingue nordiche (svedese, norvegese, finlandese e islandese), ma non sia invece in uso in nessun altra lingua del pianeta.

Per esempio, dove gli scandinavi hanno “arbejdsglæde”, i giapponesi hanno “Karoshi”, il che significa (e neanche questo è un caso) “morte da superlavoro”. Non sto cercando di dipingere le aziende danesi come utopie per i lavoratori e le loro controparti come inferni. Ci sono terribili luoghi di lavoro danesi e fantastiche aziende in altre parti del mondo. Ma gli studi mettono in evidenza un certo numero di differenze sistemiche e culturali, che servono a spiegare perché i lavoratori danesi e scandinavi in generale, sono in media lavoratori più felici di quelli provenienti da altre parti del mondo.

Questo discorso va però ben oltre la felicità. Sappiamo tutti che lavoratori più felici sono anche più produttivi e innovativi e che, di conseguenza, le aziende hanno clienti più soddisfatti e fanno più soldi. Questo può aiutare a spiegare perché i lavoratori danesi sono tra i più produttivi in sede OCSE e perché la Danimarca abbia resistito così bene alla crisi finanziaria, con un tasso di disoccupazione attuale pari solo al 5,4%.

Fonte: http://happily.it/lavoro-danimarca/

Libri e varie...

Derubati di Sovranità

La guerra delle élite contro i cittadini

di Gianluca Ferrara

DERUBATI DI SOVRANITà  - LIBRO
La guerra delle élite contro i cittadini
di Gianluca Ferrara

Chi si trova alla plancia di comando di questo mondo globalizzato? 
Chi veramente guida questo sistema antiecologico che garantisce guadagni a pochi e miseria a molti?
 Chi in Europa ha voluto che scoppiasse una guerra economica fra i paesi dell'Eurozona?
 Chi ci ha trasformato da cittadini sovrani in sudditi inconsapevoli? E chi ci ha privato della speranza, convincendoci che non c'è alternativa a questa dittatura del mercato? 
 Esiste un livello superiore a quello della casta partitica e delle mafie, i cui sperperi e crimini al confronto sono marachelle da bambini. È il potere delle multinazionali, delle lobby degli armamenti e delle grandi banche speculative, che hanno istituzionalizzato la loro azione in organi determinanti, come è successo in Europa con la BCE.
 In una società ormai senza democrazia, in cui le relazioni vitali sono regolate dall'incessante ricerca del profitto e dove l'unica fede è quella riposta nel dio mercato, il vero potere è detenuto da chi controlla l'emissione della moneta, i partiti e i mass media.
 Oltre a rispondere a domande scomode, Gianluca Ferrara offre un utile strumento per trasformare frustrazione e indignazione in partecipazione e cambiamento.
 Occorre invertire subito la rotta e puntare a un modello di società in cui l'uomo non sia più considerato come merce, ma come creatura in grado di convivere con la natura e le altre specie viventi. ...

La Guerra dell'Europa

di Monia Benini

LA GUERRA DELL'EUROPA  - LIBRO
di Monia Benini

C'è una nuova guerra in Europa. 
 Una guerra che si combatte senza fucili, senza cannoni, senza bombe,
  ma con le sofisticate armi di distruzione di massa
  della grande finanza internazionale.
 Una guerra che viene da lontano e che dilaga e contagia anche i paesi europei, grazie a truppe di occupazione con il colletto bianco, che sparano i loro colpi cliccando sulle tastiere e trasferendo in un attimo cifre virtuali da capogiro.
 Ma nella crisi che sta violentando la Grecia non c'è nulla di virtuale. È una sofferenza reale, cruda, drammatica, in ogni aspetto della vita quotidiana.
 Una situazione mai vissuta dal popolo ellenico, neppure sotto l'occupazione straniera.
 Il libro documenta dunque una nuova forma di guerra che ha protagonisti, strategie, tattiche e vittime ben definite.
 Dai colpi delle agenzie di rating allo schieramento della troika, dai provvedimenti del Fondo Monetario Internazionale alle misure della Banca Centrale e della Commissione Europea.
 Per chi vuole sapere cosa è successo realmente in Grecia e non si accontenta delle "veline" ufficiali....

La Dittatura Europea

di Ida Magli

LA DITTATURA EUROPEA
di Ida Magli

L'Europa doveva abolire la storia. La storia ha abolito l'Europa.
 Lucio Caracciolo
 L'Unione Europea, proposta più di cinquant'anni fa come un grande passo verso il futuro, nel 2007 ci è stata imposta come un processo giusto e inesorabile.
 Oggi, i risultati sono davanti agli occhi di tutti, eppure in molti faticano a vederli, perché ormai la macchina degli interessi politici ed economici che l'ha messa in moto ha censurato le coscienze anche degli italiani, che accettano l'Unione come un dato di fatto, e con essa la perdita dell'identità nazionale, così come diversi diritti personali.
 In questo personalissimo e forte pamphlet, Ida Magli, tra le prime e più autorevoli oppositrici dell'Unione, risale all'origine di questo disastro, andando a cercare, nella storia e nei suoi incontri, i principali colpevoli, senza sconti a nessuno, dalla cattiva politica alla Chiesa, dagli intellettuali pavidi ai banchieri pronti a imporre su tutti la loro legge. Il risultato è la storia di come un progetto nato solo sulle carte geografiche ha contribuito a renderci più poveri, meno sicuri, e certamente meno liberi.
 Mentre l'unione mostra la sua inutilità, la politica tace.
 La più irriducibile avversaria di Maastricht racconta le storie, i dati, le testimonianze, di come il sogno comunitario ci stia togliendo la libertà....

Storia Segreta di una Tragedia

Unione Monetaria Europea

di Alain Parguez

STORIA SEGRETA DI UNA TRAGEDIA  - LIBRO
Unione Monetaria Europea
di Alain Parguez

Questo libro offre la possibilità di conoscere e approfondire le idee e le scoperte di Alain Parguez anche a un pubblico non specialistico.
 Vengono qui riprodotti due saggi di Parguez già apparsi in "Dallo Stato sociale allo Stato predatore" (Andromeda) corredati di note, spiegazioni e dei necessari riferimenti storici e di contesto.
 Grazie ad un bagaglio culturale che va molto oltre quello di gran parte degli economisti moderni, Parguez rintraccia le motivazioni nascoste che hanno portato la casta dirigente europea a imporre alle popolazioni la moneta unica.
 Indica con precisione i personaggi e gli ambienti che traggono vantaggio dall'impoverimento delle Nazioni e dall'annullamento delle sovranità nazionali, collegando avvenimenti e scelte che, ben lungi dall'essere 'sbagliate' rispondono ad una logica politico-economica di potere ben precisa.
 Completano il libro un saggio di Daniele Della Bona, sullo sciagurato 'divorzio' fra Tesoro e Banca d'Italia, del 1981, e la postfazione di Riccardo Bellofiore dedicata a Alain Parguez e alla teoria del Circuito Monetario.
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La Matrix Europea

Organizzazioni elitarie hanno dichiarato guerra ai popoli e alle democrazie. L'Unione Europea è il loro quartier generale. L'Euro la loro arma. Il piano di conquista degli uomini del Bildeberg in Italia.

di Francesco Amodeo

LA MATRIX EUROPEA  - LIBRO
Organizzazioni elitarie hanno dichiarato guerra ai popoli e alle democrazie. L'Unione Europea è il loro quartier generale. L'Euro la loro arma. Il piano di conquista degli uomini del Bildeberg in Italia.
di Francesco Amodeo

Bisogna difendere il popolo e la democrazia da un golpe finanziario, messo in atto da un ristretto numero di potenti che hanno indotto e strumentalizzato la crisi economica per instaurare governi fantoccio nei paesi europei com'è avvenuto nel 2011 in Italia e in Grecia portando avanti un piano di disgregazione degli stati nazionali e spoliazione della sovranità popolare che vede in questa Unione Europea la sua massima realizzazione e nella moneta unica l'arma per realizzarlo.
 Questi hanno indotto e strumentalizzato la crisi economica per disgregare gli Stati nazionali e annullare la Sovranità Popolare, attraverso l'instaurazione di governi fantoccio (Grecia, Italia) e l'affermazione di autorità sovranazionali libere da ogni controllo.
 Questi oligarchi, al fine di prendere il potere, si sono dotati di alcune organizzazioni: Gruppo Bilderberg; Commissione Trilaterale; Gruppo dei 30; Aspen Institute; Council On Foreign Relations (Cfr); Royal Institute On International Affair (Riia); di spietate banche speculative come la Goldman Sachs e la JP Morgan e di Banche Centrali con poteri superiori a quelli dei governi come la BCE e la BRI.
 L'azione combinata di queste entità, la totale censura dei media e la complicità dei politici imposti e manovrati da queste stesse organizzazioni, ha fatto si che il potere decisionale venisse silenziosamente sottratto ai popoli e agli stati sovrani e messo nelle mani di una élite che aspira a dirigere un governo mondiale dove gli interessi del popolo, costretto a vivere in uno stato di crisi permanente, cedano il posto agli interessi dei potentati bancari che da quella stessa crisi traggono profitti e potere.
  Tutto questo genera povertà, disoccupazione, drammi sociali e la perdita della speranza in un futuro migliore in un clima di omertà e nel silenzio generale.
 L'Unione Europea è il frutto di questo golpe e la moneta unica l'arma per realizzarlo.
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La Fine della Sovranità

Come la dittatura del denaro toglie il potere ai popoli

di Alain De Benoist

LA FINE DELLA SOVRANITà  - LIBRO
Come la dittatura del denaro toglie il potere ai popoli
di Alain De Benoist

Una vera e propria dittatura del denaro sta pian piano assumendo il controllo,
  togliendo ai Popoli la loro sovranità.
 La crisi attuale è caratterizzata dalla completa estraneità della finanza di mercato rispetto all'economia reale, dato che ha causato un indebitamento generalizzato, che ha ormai raggiunto livelli inediti.
 La prima conseguenza "naturale" è stata affidare il potere politico ai rappresentanti di Goldman Sachs e di Lehman Brothers, le più grandi potenze finanziarie mondiali, ma inutilmente, poiché la creazione di capitale-denaro fittizio non è più in grado di risolvere il problema.
 Ecco quindi che l'Unione europea estrae dal cilindro due nuove "soluzioni": il Meccanismo europeo di stabilità (MES) e il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance (TSCG) che equivalgono in sostanza a un totale esproprio di ciò che rimaneva della sovranità degli Stati.
 I parlamenti nazionali, subalterni e complici, si vedono sottrarre il potere di decidere le entrate e le uscite dello Stato, ruolo ormai trasferito alla Commissione europea.
 In questo modo l'intera Europa viene posta sotto la tutela di una nuova autorità, priva di qualsiasi legittimità democratica, che assegna il potere ai mercati finanziari rendendoli completamente liberi di imporre ai popoli il proprio volere.
 Indice Prefazione
La crisi strutturale della forma-capitale e la sovranità
 Capitolo 1- La fine del mondo c'è stata, eccome!
 Capitolo 2 - Mondializzazione, Demondializzazione
 
 - La mondializzazione, lo stadio supremo dell'espansione del capitale
  Capitolo 3 - Il Debito infinito
 Capitolo 4 - Crisi finanziaria: a che punto siamo?
Il MES, un impegno irrevocabile
 
 - Con la condiscendenza degli eletti socialisti
 - Istituzionalizzata la delazione fra Stati
 - Una rinegoziazione fantasma
 - Un "colpo di Stato europeo"
 - La macchina per ricattare
 - La "follia" della politica di austerità
  Capitolo 5 - Il mito dei Mercati Efficienti
 
 - Una vera marcia verso la miseria
 - Il punto di rottura
 - L'illusorio obiettivo "deficit zero"
 - L'uscita dall'euro è una soluzione?
 - L'industria finanziaria alla conquista del potere
 - La "economia pura" non esiste
 - Le credenze liberali
 - Per un protezionismo europeo
  Capitolo 6 - Sfiducia ovunque, speranza da nessuna parte?
 Capitolo 7 - Il "Grande Mercato Transatlantico": un'immensa minaccia
 Capitolo 8 - La Mondializzazione come ideologia
 Capitolo 9 - Miserere dell'Altermondialismo
 Appendice
 
 - Piccola genealogia del Patto di bilancio europeo
 - La sovranità popolare violata
 - Mercato comune o mercato interno?
 - Banche centrali senza controllo democratico
  Estratto dal Libro - L'uscita dall'euro è una soluzione? La decisione dei dirigenti della Commissione europea e della Bce di aiutare i Paesi in difficoltà – aggiungendo però all'aiuto delle condizioni, che in realtà ne aggraveranno la situazione – consiste nello "stabilizzare il sistema pur mantenendo intatti i suoi catastrofici funzionamenti interni", come scrive Frédéric Lordon, il quale aggiunge:
 "Eccoci dunque entrati in quello che potremmo chiamare un regime di austerità sub-atroce. […] 
 Le popolazioni, che avevano ormai solo le speranze paradossali del peggio, cioè la prospettiva di farla finita con le loro sofferenze, grazie al crollo endogeno della costruzione europea, […] ripiomberanno in pieno nell'aggiustamento strutturale senza nemmeno il soccorso delle contraddizioni europee, temporaneamente contenute dalla Bce, e la cui divergenza costituiva il solo modo per mettere un termine alle loro prove. […]
  Per finire, la chiusura di fortuna della breccia da parte della Bce lascia l'austerità come unico orizzonte"
 La crisi attuale, innanzi tutto, è una crisi del debito o una crisi dell'euro?
 A nostro avviso, è in primo luogo una crisi del debito, ma è evidente che le condizioni in cui l'euro è stato creato l'hanno notevolmente aggravata, volendo ignorare le disparità economiche tra i Paesi chiamati ad applicarlo; tuttavia, nelle sue radici più profonde, essa non è stata fondamentalmente provocata dall'indebitamento pubblico, che ne è stato solo la conseguenza.
 Come ha di recente fatto notare un collettivo di circa centoventi economisti, l'aggravamento dei deficit pubblici è in realtà il risultato:
 "della caduta delle entrate fiscali dovuta in parte ai regali fiscali fatti ai più agiati, dell'aiuto pubblico concesso alle banche commerciali e del ricorso ai mercati finanziari per trattenere quel debito a tassi d'interesse elevati. La crisi è inoltre spiegabile con la totale assenza di regolamentazione del credito e dei flussi di capitali a spese dell'impiego, dei servizi pubblici e delle attività produttive"
 Infine, come ha innumerevoli volte sottolineato Jacques Sapir, è una crisi di competitività, aggravata dagli effetti perversi dell'euro, che si è tradotta nell'aggravamento dei deficit commerciali, nella scomparsa di interi settori dell'attività industriale, nella moltiplicazione dei "piani sociali" e delle distruzioni di posti di lavoro.
 Uscire dall'euro è la soluzione?
 Questa è ormai l'opinione di Emmanuel Todd e, da più tempo, quella di Jacques Sapir, per il quale l'unico scopo del TSCG è quello di "rendere credibile la politica di salvataggio dell'euro".
 Noi ci andremo un po' più piano.
 L'uscita dall'euro permetterebbe certamente una svalutazione, che a sua volta renderebbe possibile un calo "senza dolore" dei costi salariali, ma un siffatto modo di agire ha senso solo se lo si assume in modo concertato, al fine di consentire un ritorno alle monete nazionali, che vada di pari passo con il mantenimento di una moneta comune riservata agli scambi internazionali.
 Orbene, è chiaro che nessuno, oggi, desidera una simile soluzione. Tutto dimostra che i dirigenti dell'Unione europea sono anzi pronti a qualunque cosa, anche al peggio, pur di non toccare l'euro.
 La stessa Grecia, che pure forse alla fine sarà costretta a uscirne, sta facendo di tutto per evitare un ritorno alla dracma. La Germania, dal canto suo, vuole impedire ai Paesi mediterranei di uscire dall'euro, perché sa che ciò le costerebbe più di quanto le farebbe guadagnare, ma logicamente non vuole neanche essere la mucca da mungere dei Paesi del Sud; per questo, è la prima a battersi a favore di un controllo rigoroso della spesa pubblica all'interno della zona euro....
C'è UN RE PAZZO IN DANIMARCA
di Dario Fo

“La vicenda di C’è un re pazzo in Danimarca è invasa da personaggi a dir poco eccezionali. Le carte ritrovate ci hanno permesso di ricostruire gli eventi tragici e grotteschi che hanno segnato in Scandinavia il periodo che va dal Settecento alla metà dell’Ottocento e che è rimasto per secoli quasi interamente sconosciuto a tutti noi.”
 Dario Fo
 Una storia d’amore, un intrigo di potere affascinante e coinvolgente che Dario Fo ricostruisce in forma di romanzo attraverso i diari segreti dei suoi protagonisti.
 Una storia d’amore e di follia. Un sogno rivoluzionario che diventa realtà. Ecco il nuovo romanzo storico di Dario Fo ambientato nella Danimarca del Settecento, protagonisti il giovane re pazzo, Cristiano VII, la sposa quindicenne, Carolina Matilde di Gran Bretagna, il suo amante, il medico Johann Friedrich Struensee, e il figlio del re, Federico.
 Una storia poco conosciuta. Dario Fo ha recuperato documenti inediti e alcuni diari segreti grazie ai quali ha potuto ricostruire il puzzle di una vicenda drammatica che intreccia meravigliosamente ideali politici, passione amorosa e lotta per il potere. Ma tutti gli ingredienti di questo romanzo sono eccezionali.
 A volte la storia può cambiare strada a causa di eventi imprevedibili come la follia. In questo caso la follia di un re unita alla carica utopica di un medico, illuminista e rivoluzionario, e alla complicità della giovane principessa. Tutti e tre insieme, in un triangolo d’amore disperato, avviano riforme rivoluzionarie inimmaginabili allora come l’abolizione della tortura, la libertà di stampa, l’abbattimento dei privilegi di casta, la promozione della cultura e dell’istruzione. Un colpo di stato orchestrato dalla regina madre e dalla corte porterà il medico alla forca e la principessa all’esilio, privata dei figli.
 Ma il sogno della rivoluzione, sebbene soffocato, non muore: sarà il giovane Federico a portare avanti i principi liberali assumendo il potere. Così la Danimarca potrà rendere concreti gli ideali illuministi e diventare uno Stato moderno. Una pagina di storia memorabile, una favola vera....

C'è un Re Pazzo in Danimarca

di Dario Fo

“La vicenda di C’è un re pazzo in Danimarca è invasa da personaggi a dir poco eccezionali. Le carte ritrovate ci hanno permesso di ricostruire gli eventi tragici e grotteschi che hanno segnato in Scandinavia il periodo che va dal Settecento alla metà dell’Ottocento e che è rimasto per secoli quasi interamente sconosciuto a tutti noi.”
Dario Fo

Una storia d’amore, un intrigo di potere affascinante e coinvolgente che Dario Fo ricostruisce in forma di romanzo attraverso i diari segreti dei suoi protagonisti.

Una storia d’amore e di follia. Un sogno rivoluzionario che diventa realtà. Ecco il nuovo romanzo storico di Dario Fo ambientato nella Danimarca del Settecento, protagonisti il giovane re pazzo, Cristiano VII, la sposa quindicenne, Carolina Matilde di Gran Bretagna, il suo amante, il medico Johann Friedrich Struensee, e il figlio del re, Federico.

Una storia poco conosciuta. Dario Fo ha recuperato documenti inediti e alcuni diari segreti grazie ai quali ha potuto ricostruire il puzzle di una vicenda drammatica che intreccia meravigliosamente ideali politici, passione amorosa e lotta per il potere. Ma tutti gli ingredienti di questo romanzo sono eccezionali.

A volte la storia può cambiare strada a causa di eventi imprevedibili come la follia. In questo caso la follia di un re unita alla carica utopica di un medico, illuminista e rivoluzionario, e alla complicità della giovane principessa. Tutti e tre insieme, in un triangolo d’amore disperato, avviano riforme rivoluzionarie inimmaginabili allora come l’abolizione della tortura, la libertà di stampa, l’abbattimento dei privilegi di casta, la promozione della cultura e dell’istruzione. Un colpo di stato orchestrato dalla regina madre e dalla corte porterà il medico alla forca e la principessa all’esilio, privata dei figli.

Ma il sogno della rivoluzione, sebbene soffocato, non muore: sarà il giovane Federico a portare avanti i principi liberali assumendo il potere. Così la Danimarca potrà rendere concreti gli ideali illuministi e diventare uno Stato moderno. Una pagina di storia memorabile, una favola vera.

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