Gli uomini si dividono in tre categorie: Schiavi inconsapevoli, Schiavi consapevoli e Liberi

Al mondo non siamo tutti uguali e questo è palese a tutti.

A fini di questa riflessione, ho voluto suddividere gli uomini – non per credo o cultura, ma in base al loro livello di consapevolezza – in questo modo:

  • Schiavi inconsapevoli
  • Schiavi consapevoli
  • Uomini liberi

Gli “schiavi inconsapevoli” sono coloro che non si pongono alcuna domanda, sono così abituati al “sistema” che non credono possa esistere una soluzione migliore di quella che gli viene offerta. Accettano leggi, soprusi e qualsiasi cosa venga detta loro da una persona all’apparenza qualificata, se poi a dirlo è una persona della TV… allora per loro non ci sono dubbi. Gli schiavi inconsapevoli fanno quello che gli viene detto, non prendendo mai un’iniziativa personale. Il pianeta non può trarre nessun beneficio da costoro.

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Gli “schiavi consapevoli” invece chi sono? Bene, uno sono io, e anche tu che stai leggendo questo articolo. Siamo consapevoli di tutto quello che accade, di ogni inganno, di ogni sopruso, perché il nostro istinto ci porta a cercare sempre la verità, a non fidarci delle prime cose che ci vengono dette, dobbiamo conoscere e studiare tutte le versioni, fonti e documentazioni possibili per arrivare alla nostra verità. Nonostante tutto, non riusciamo comunque ad uscire dalla condizione di “schiavo”, anche se già essere consapevoli è un passo avanti verso il cambiamento.

Ed infine ci sono loro gli “uomini liberi” che ora più che mai invidio: vivono nelle riserve, nelle tribù o comunque a contatto con la natura e rifiutato il “progresso”. Sotto alcuni aspetti la loro società è più evoluta della nostra, ad esempio non hanno il bisogno di “guardie” per controllarsi come avviene da noi con i vari corpi di polizia, non esistono prigioni ecc.  Loro hanno capito il vero senso  della vita, non vogliono vivere “in testa alla piramide” ma vivere in sintonia con la natura; il loro “oro” la loro “banca” da proteggere ad ogni costo, è proprio lei, la Natura, che ci ha dato la vita. È questo che spesso la nostra “civiltà” dimentica.

Fonte: http://laveritadininconaco.altervista.org/

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SCHIAVI DI UN DIO MINORE
Sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro di oggi
di Loredana Lipperini, Giovanni Arduino

Schiavi di un Dio Minore

Sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro di oggi

di Loredana Lipperini, Giovanni Arduino

Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l'editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D'altra parte si sa, l'abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzhen o ad Andria. 

Ma non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. La schiavitù si insinua nelle pieghe della modernità più smagliante: non c'è in fondo differenza tra i caporali dei braccianti e i braccialetti elettronici, i microchip, le telecamere e le cinture GPS, strumenti pensati per la sicurezza ma votati al controllo. Per non parlare della mania del feedback, del commento con le stellette, l'ossessione per il costumer care che mentre coccola il cliente dà un altro giro di vite alla condizione dei lavoratori. 

E dove manca il padrone, c'è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento. 

Nella trionfante narrazione dell'oggi, tutta sharing economy, start up e "siate affamati, siate folli", non c'è spazio per questi schiavi moderni. Ed è proprio raccogliendo le loro storie, le loro voci soffocate, che Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere.

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