Gilet gialli, 17 occhi saltati e 4 mani mozzate: il bilancio della repressione

di Elena Sempione

Il presidente francese Emmanuel Macron sta mostrando molto bene quale sia il suo concetto di risposta “democratica” al dissenso.

E cioè dura repressione. Dall’inizio della rivolta dei gilet gialli, infatti, il bilancio di morti e feriti assomiglia più a un bollettino di guerra che non a un resoconto di normali incidenti di piazza. Stando ai calcoli più recenti, in due mesi si contano ben 98 feriti gravi: 17 di loro hanno perso un occhio, mentre a 4 è stata addirittura mozzata una mano. Questi, almeno, sono i numeri della repressione delle forze dell’ordine, che non hanno avuto remore a sparare lacrimogeni e Flash-Ball, pallottole di gomma, ad altezza uomo.

Si tratta, ovviamente, di una lista non esaustiva, ma che comunque rende bene l’idea di che cosa è capace Macron pur di mantenere il suo posto all’Eliseo. Nella lista sono stati considerati “feriti gravi” tutti coloro che hanno riportato fratture delle ossa, perdita totale o parziale degli arti, oppure l’infezioni dovute a schegge di granata. Oltre ai numeri di cui sopra, un manifestante ha anche perso completamente l’udito, mentre ha fatto molto scalpore la morte di un’anziana signora di 80 anni, Zineb Redouane, gravemente ferita al volto da un lacrimogeno lanciato dalla polizia nel suo appartamento di Marsiglia. La donna è poi morta in ospedale il 2 dicembre scorso.

È stato dunque calcolato che, con cifre del genere, le forze dell’ordine francesi hanno provocato in due mesi più morti e feriti gravi che in tutti gli ultimi 17 anni: dal 2000 al 2017, infatti, si erano avute 44 lesioni gravi a causa dell’utilizzo di Flash Ball. Di fronte a questi dati agghiaccianti, le autorità governative non sembrano voler retrocedere di un millimetro.

Tutt’al contrario, il primo ministro Édouard Philippe è intenzionato a investire ulteriormente in nuove dotazioni per polizia e gendarmeria, nonché ad accelerare l’iter parlamentare per approvare una legge cosiddetta “anti-casseur” (dove per casseur si intende approssimativamente un manifestante violento). E se chiedete lumi a Christophe Castaner, il ministro dell’Interno, lui ha già risposto: “Nessun poliziotto o gendarme ha mai attaccato i gilet gialli”. Ecco, questa è la Francia macroniana e “anti-populista”.

Articolo di Elena Sempione

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/gilet-gialli-bilancio-repressione-101512/

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Questo libro ha una genesi curiosa e affascinante, che può spiegare il suo enorme impatto sul pubblico americano (sei edizioni in quattro mesi, best seller anche in Germania) e sul dibattito politico negli USA e nel mondo intero.
Nel 1993 la prestigiosa rivista "Foreign Affairs" pubblica un articolo dal titolo Lo scontro delle civiltà, firmato da Samuel P. Huntington. Il saggio suscita un enorme dibattito, paragonabile solo a quello suscitato da Mr. X (George Kennan), quando negli anni Quaranta tracciò le linee fondamentali della politica americana contro l'URSS e in definitiva diede inizio alla Guerra Fredda.

In questi ultimi tre anni Samuel P. Huntington ha ampliato la sua indagine e sviluppato la sua ipotesi strategica, e meglio precisato e approfondito le sue tesi. Il frutto di questo lavoro è un volume di ampio respiro, che si trova da mesi al centro dell'attenzione dei massimi esperti di relazioni internazionali e dei media di tutto il mondo. In Italia, "la Repubblica" gli ha già dedicato un'intera pagina (a firma di Romano Giachetti), ne hanno parlato tutti i più importanti organi di stampa. Huntington prende le mosse da una constatazione.

Sotto la spinta della modernizzazione, la politica planetaria si sta ristrutturando secondo linee culturali. I popoli e i paesi con culture simili si avvicinano. Le alleanze determinate da motivi ideologici o dai rapporti tra le superpotenze lasciano il campo ad alleanze definite dalle culture e dalle civiltà. I confini politici vengono ridisegnati affinché coincidano con quelli culturali... Le comunità culturali stanno sostituendo i blocchi della Guerra Fredda e le linee di faglia tra civiltà stanno diventando le linee dei conflitti nella politica globale.

Ma quali sono le grandi civiltà che stanno entrando in conflitto nello scenario globale? Da un lato naturalmente c'è il modello americano. Ma quali sono gli altri protagonisti? Qual è il peso della potenza militare e quale quello della potenza economica in questa partita per la supremazia mondiale? Che ruolo può avere l'Europa? Quale sarà il peso dell'Asia, dal Giappone al gigante cinese alle economie emergenti?

E' questo il filo conduttore del grande scenario tracciato dallo studioso americano, nel primo approfondito tentativo di comprendere l'evoluzione della politica estera dopo l'89 e il crollo del modello bipolare.

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